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Domenica, 14 Aprile 2024

Marina Pagliaro

Giornalista

Rischia di soffocare a due anni: “Così gli angeli dell’ospedale hanno salvato mia figlia”

È accaduto lo scorso 19 marzo in una pizzeria di Piazza Antonello. B. è arrivata in ospedale con insufficienza respiratoria acuta. Dopo 10 giorni in terapia intensiva pediatrica al Policlinico è tornata a casa dai genitori e dal fratellino. La gratitudine di mamma e papà

“Bella festa del papà!”. Sono queste le parole con cui nella notte fra il 19 e il 20 marzo la dottoressa Annalisa Cacciola, del reparto di Terapia intensiva neonatale e pediatrica, prendeva forza per prospettarmi quello che era accaduto, stava accadendo e sarebbe potuto accadere a mia figlia. Uno dei tanti volti grazie ai quali la storia di mia figlia, che durante una cena in pizzeria stava per morire soffocata, non si è trasformata in una tragedia. 

Tutto è cominciato intorno alle 20.30 quando B. ha ingoiato una rondella di würstel che, immediatamente, le ha ostruito le vie aree. Nonostante i tentativi di rimozione del corpo estraneo, e l’esecuzione della manovra di Heimleich da parte di un infermiere, Giovanni D’Amico, che si trovava nel locale accanto,  la bambina è stata portata da una ambulanza del 118, allertata dai presenti nel locale, al pronto soccorso del Piemonte dove è arrivata in condizioni molto critiche. 

A darle i primi soccorsi la dottoressa Lorenza Mazzeo insieme all’equipe di turno quella sera e alle dottoresse Francesca Piazza, Maria Pitrulli e Tiziana Trimarchi, raggiunte poi dal dottore Enrico La Tona, sono riusciti a rimuovere la rondella, stabilizzare B. e a trasportarla d’urgenza al reparto di Terapia intensiva pediatrica del Policlinico. Alla luce del quadro clinico è stato necessario intubare e addormentare la bambina che, di lì a poco, avrebbe sviluppato una “polmonite ab ingestis” causata dall’ingresso di materiali estranei nei polmoni per cui è stata necessaria la degenza in ospedale per dieci giorni.  

Sono state ore di shock, angoscia, ansia dove a rassicurare me e mio marito, oltre a prestare la massima attenzione, abnegazione e professionalità nello svolgere il proprio lavoro, sono state, innanzitutto la dottoressa Annalisa Cacciola, insieme alle colleghe Immacolata Rulli, Antonina Bonarrigo e Raffaella Mallamace. Con loro, ancora, le dottoresse e i dottori Fabio Toscano, Carmen Damiano, Letteria Barbuscia, Stefania Cordaro, Alessandro Manganaro, Francesca Muraca, Giuseppina Quartarone e Venera Tiralongo, insieme a tutti gli altri medici, infermieri e infermiere della Terapia intensiva neonatale e pediatrica, diretta dalla professoressa Eloisa Gitto. 

Un reparto, questo, in cui è possibile provare il dolore più forte che un genitore possa mai sperimentare nella propria esistenza ma assistere anche a dei veri e propri miracoli, resi tali non perché un disegno superiore li rende possibili, ma perché persone in carne e ossa vestono i panni degli angeli e, come tali, si prodigano accanto ai bimbi più fragili restituendoli alla luce e alla vita anche nelle condizioni più oscure. 

Perché trovare la forza e la voglia di raccontare cosa è accaduto a mia figlia? Innanzitutto perché a Giovanni, Lorenza, Enrico, e a tutti i componenti sanitari della Tin e della Tip del Policlinico, andranno sempre la gratitudine e la riconoscenza di mamma e papà. E perché possa la storia di B. diventare un monito per i genitori, spesso soli e male informati su tagli sicuri e manovre di disostruzione, ma che, pur attenti ai pericoli che ogni secondo i bambini incontrano sul loro percorso, possono in un attimo trovarsi a contatto con episodi frequenti, come la cronaca ci insegna, ma che possono diventare fatali, nascondendosi anche dietro una serata in pizzeria in famiglia e che invita quindi a prestare sempre la massima attenzione. 

Rischia di soffocare a due anni: “Così gli angeli dell’ospedale hanno salvato mia figlia”

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