Lunedì, 25 Ottobre 2021
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Villa de Gregorio, recupero e riscatto sociale bloccato dalla mala burocrazia

Un milione ottocentomila euro rimasti nel cassetto in attesa di rimuovere non si sa bene quali insormontabili pastoie. Storia e curiosità su uno dei siti più importanti della città la cui riqualificazione merita di passare dalle parole ai fatti

La mission del Comitato Civico “Messina: la città dimenticata” inizia nel segno del recupero di uno dei tanti ruderi calpestati della nostra città: Villa De Gregorio. E non a caso, poiché le rovine di quella che è stata una delle dimore più belle di Messina insistono oggi su un tessuto urbano gravemente degradato, e pertanto la sua riqualificazione assume un significato simbolico, trattandosi di una riqualificazione anche e soprattutto di tipo sociale.

Villa De Gregorio, presumibilmente edificata agli inizi del XVIII secolo (è già presente in una stampa di Paolo Filocamo risalente al 1718) è un fulgido esempio d’arte barocca siciliana. Aveva un giardino ricco di sedili intagliati, nicchie con statue sormontati da eleganti decori rococò, scale e fontane artistiche che disegnavano un percorso culminante nella scenografica gradinata conducente all’ingresso principale.

La Messina del Settecento era meta di flussi turistici diametralmente opposti, per tipologia e portata, dal “mordi e fuggi” odierno: vi convogliavano letterati, artisti e scienziati che si recavano in Sicilia per attingere ispirazione dalla bellezza del suo patrimonio culturale e architettonico, oltre che per l’unicità dei suoi aspetti naturalistici e paesaggistici. Il Grand Tour siciliano lasciò testimonianze d’indubbio rilievo, testimoniate dalla ricca messe di stampe, litografie e opere d’arte ritraenti città, borghi e dintorni di un’isola la quale, pur se periodicamente violentata da sismi e catastrofi, è sempre riuscita a risorgere dalle proprie ceneri. Così avvenne anche all’alba dello spaventoso terremoto del 1693 che rase a suolo il Val di Noto, quando buona parte della Sicilia Orientale fu letteralmente riedificata dai grandi maestri del Barocco.  

Giunto a Messina nel 1787, qualche anno dopo un nuovo terremoto – quello del 1783 – il poeta e scrittore tedesco Wolfgang Goethe visitò anche Villa De Gregorio durante il suo soggiorno in città, ove soggiornava a Palazzo Brunaccini, come peraltro documentò nel suo “Viaggio in Italia”.

Non poteva sapere, Goethe, che tanto apprezzò Messina e il suo scenografico affacciarsi sullo Stretto - il fretum della mitologia classica – che, in capo a qualche secolo, la splendida dimora che aveva certo contribuito alla formazione del suo giudizio secondo cui “la Sicilia è la chiave di tutto” sarebbe stata ridotta a un ammasso di rovine dal più spaventoso dei sismi: quello dell’incuria umana.

Così è stato, infatti, per i resti di Villa De Gregorio offesi dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale e mai recuperati nonostante la persistenza di pregevoli avanzi dell’abitazione e del parco circostante. Donata dall’ultimo proprietario al Seminario Arcivescovile nel 1954, fu ceduta alla Società Trinacria nel 1960 e, a distanza di dieci anni, nella sua area fu costruito un villaggio volano e il successivo risanamento cancellò la gran parte delle strutture superstiti. Di queste strutture, sopravvive oggi il muro di cinta con elegante porta del tardo Settecento, resti di fabbricati rustici e la cappella di famiglia. Il parco interno, nel quale nel 1890 era stato piantato un magnifico esemplare di Ficus Magnoides è ormai quasi del tutto infestato e a tratti sommerso dalla disordinata vegetazione che lo ricopre come uno spesso velo d’oblio.

Negli anni Ottanta l’IACP realizza in un’area confinante tra viale Aranci e viale Giostra un complesso edilizio, nel cui muro di recinzione viene (sic!) inglobato il magnifico portale settecentesco.

L’11 aprile 2021 hanno inizio i lavori di riqualificazione dell’area destinata a diventare un parco urbano intitolato proprio alla grande Magnolia. La consegna, prevista dopo 18 mesi, non è mai avvenuta. Dapprima per un problema di smaltimento rifiuti speciali, successivamente (2013) per una richiesta di rielaborazione del progetto a tutela della magnolia e dei resti della villa formulata dalla Soprintendenza la gestazione del parco non vede la luce. Un milione ottocentomila euro rimasti nel cassetto in attesa di rimuovere non si sa bene quali insormontabili pastoie burocratiche. Tra queste ultime, il passaggio di competenze tra l’IACP e l’ARISME, la società mista municipale che dovrebbe intestarsi la finale attuazione del progetto.

Questo lo stato dell’arte. Che il Comitato “Messina: la città dimenticata” rappresenta alle istituzioni per sollecitare il compimento di lavori fondamentali al riscatto di una delle tante periferie urbane stanche delle tante promesse che, specie in epoca pre-elettorale, vengono con puntualità distribuite ai suoi abitanti. Un riscatto che passa anche e soprattutto – e non potrebbe essere diversamente – dalla cultura. E dalla memoria.   

* Presidente Comitato Civico “Messina: la città dimenticata”

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