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Mercoledì, 18 Maggio 2022

Candidature, una città da salvare dai "farisei della politica" e dal linguaggio dei gesti

Mentre De Luca continua come un treno in corsa la sua campagna elettorale, il dialogo fra gli altri partiti a Messina stenta ad uscire dalle secche. Ma il vero rischio da evitare è la restaurazione

“Scendete in campo per difendere Messina dai farisei della politica”. Il nuovo slogan coniato stamattina da Cateno De Luca é stato sfornato, anche se con altre parole, pure dalla deputata Angela Raffa alla conferenza stampa di presentazione del “suo” possibile candidato Domenico Sorrenti. Ora la pentastellata è assediata dai suoi stessi compagni che ne vorrebbero lo scalpo e le penne per essere andata oltre le indicazioni del partito, spingendo a tutta birra il nome di Domenico Sorrenti come candidato a sindaco al posto della Zafarana.

Ma l’uscita della Raffa basta a fare capire quanto la politica sia fuoristrada.

A preoccupare di più, é la mancanza di senso di progettualità. Mentre De Luca - pardon Basile - continua come un treno in corsa la sua campagna elettorale, ha candidati e liste, mastica facebook e internet come un chewingum lanciando sfide planetarie, mantiene un filo diretto non solo con la città, il dialogo fra gli altri partiti a Messina resta invece un linguaggio di gesti, fra sordomuti che stentano ad uscire dalle secche in cui si trovano.

Quale può essere la soluzione più saggia per tirarsi fuori da questo pantano? C’è un leader che può ancora riuscire a raccordare queste tribù che non riconoscono capi e si muovono solo in ordine sparso? “Difendere Messina dai farisei della politica”, é la scommessa più difficile.

Forse la prossima settimana cominceremo a saperne di più, giacché alla fine bisognerà finalmente capire chi potranno votare i messinesi, un mistero che in passato è dipeso in larga parte dai budget dei due schieramenti, da quanti buoni benzina e da quanti chili di pasta riuscivano a schierare insieme alla marmaglia nelle liste civetta. Oggi non può più essere così perché la sindacatura De Luca - è innegabile - ha aperto uno squarcio nella città e non è più possibile tornare indietro.

Oggi c’é solo bisogno di vedere facce nuove e non per un semplice gusto estetico. C’é bisogno di nuova linfa, portatrice di vento di novità. Non un vento passeggero, ma una impollinazione a tappeto. Il terreno é fertile. La fatica è disboscarlo. Dagli incapaci e anche dai corrotti, dagli opportunisti e dai servi sciocchi. Insomma, dai soliti noti. Altrimenti la restaurazione sarà peggio di qualsiasi De Luca.

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