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Classifica del Sole 24Ore, Messina prima nel tempo libero? “Merito” della disoccupazione

Ai vertici nella graduatoria siciliana, i dati mostrano però significative contraddizioni e tante criticità. Ecco tutti i limiti di un territorio affetto dalla crisi economica

La terza tappa verso la predisposizione della graduatoria della qualità della vita delle province, annualmente realizzata dal Sole24Ore, è stata la formulazione dell’indice del tempo libero.

Si tratta di un indice realizzato attraverso l’incrocio di 12 indicatori, ciascuno dei quali fotografa un diverso aspetto del tempo libero impiegato sul territorio da turisti e residenti: l’attrattività e la ricettività, la diffusione di bar e ristoranti, di librerie e agriturismi, l’offerta in termini di spettacoli, ma anche la spesa al cinema o a teatro.

La graduatoria vede in cima Rimini, con la Riviera romagnola al top per l’offerta di ristoranti e bar, mentre la classifica generale, risultante dalla media dei punteggi ottenuti dai territori nei singoli indicatori, assegna il podio a due grandi città d’arte: Firenze e Venezia e, a seguire, Trieste, quarta, e Milano, quinta. Complessivamente, tra le regioni italiane, è la Toscana e primeggiare anche con Siena (6°), Grosseto (7°), Livorno (8°) e Pisa (10°). Nella top ten Gorizia al 9° posto. Negli ultimi posti ben due città siciliane, Agrigento (105°) ed Enna (107°).

Ed è proprio in Sicilia che si riscontra un dato positivo per la nostra provincia: Messina è prima nella graduatoria del Sole24Ore per qualità del tempo libero in Sicilia, con un complessivo 75° posto su 107, certamente non lusinghiero in Italia ma che la fa svettare nella nostra isola.

Disaggregando il dato però, secondo gli indicatori usati dal quotidiano economico di Confindustria, emergono significative contraddizioni circa la situazione messinese, che ne evidenziano forti criticità.

E così, per ricettività e natura la provincia peloritana è al 95° posto, all’80° per ristorazione e bar, al 44°per densità turistica e 47° per permanenza, come dire che chi viene nella provincia peloritana per turismo, vi resta nonostante la non grande offerta di strutture alberghiere e residenziali e per un contesto naturalistico problematico. Sotto metà classifica poi, le perfomances per spettacoli (62°), teatri (64°), cinema (67°), spesa in cinema e teatri (74°), mostre (78°), sport (86°); discreto risultato per le librerie con la 38° posizione.

Insomma, si può dire che il risultato messinese è buono se raffrontato a quelli delle altre provincie siciliane ma non è affatto positivo, mostrando, al contrario, tutti i limiti di un territorio affetto da una crisi economica, con deficit infrastrutturale, gravi problemi di occupazione, di servizi alla collettività e di reddito disponibile, che trovano, purtroppo, riscontro in una qualità del tempo libero comunque non esaltante.

E ciò, nonostante la bellezza straordinaria di un territorio nel quale la magia dello Stretto consente l’incontro tra due mari, quello ionico e quello tirrenico, con un affaccio unico al mondo, la contemporanea presenza di laghi, colli, i Peloritani, e montagne come i Nebrodi, Taormina e le isole Eolie e non secondarie presenze architettoniche e monumentali molte delle quali sfregiate da una devastante febbre edilizia, che continua imperterrita, anche se, rispetto ad essa, c’è da chiedersi a cosa serva tutta questa offerta immobiliare quando, secondo l’Istat, più di diciottomila abitazioni non sono occupate e oltre il 15% delle case di Messina non è abitato?

Messina, insomma, paga i costi non solo di un’austerità che ha colpito soprattutto il Mezzogiorno, poiché se tra il 2009 e il 2015 fosse stato rispettato il parametro del 34% della spesa per investimenti nel Sud, nelle aree meridionali ci sarebbero stati 300mila disoccupati in meno e la caduta del Pil sarebbe stata inferiore di circa 5 punti percentuali, così come ha affermato di recente Adriano Giannola presidente della Svimez, ma anche (e forse soprattutto), la logica del non-governo a livello territoriale.

* professore diritto del lavoro Università Messina

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