Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Redazione MessinaToday

Il gesuita messinese Spadaro 'ritwitta l'anatema a Salvini del premier Conte: no ad accostare simboli politici e religiosi

La condivisione del direttore di Civiltà Cattolica su un tema che sta infiammando gli animi. Ma è la crisi imprevista che si apre a creare molte più incognite. In particolare in Sicilia. Ecco perchè

Padre Antonio Spadaro, direttore di 'Civiltà Cattolica, ha da poco 'ritwittato l'anatema del premier Conte a Salvini, nel corso del suo intervento in Senato, sull'utilizzo dei simboli religiosi nei comizi politici: "Evitare di accostare ai simboli politici i simboli religiosi. Sono episodi di #incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e di offuscare il principio di laicità, tratto caratteristico dello stato moderno".

Il gesuita Padre Spadaro, messinese, uno dei collaboratori più stretti e fidati del Papa, non è la prima volta in questi ultimi mesi che utilizza  i social per stigmatizzare, a volte senza neanche citarlo, il leader della Lega con cui oggi è stata sancita la fine dell'alleanza politica con il Movimento5Stelle.

A maggio, dopo le parole pronunciate in piazza Duomo, scrisse su Facebook: “Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”.

Ancora più recente: “Questo è tempo di #resistenza umana civile e religiosa”, scritto da Spadaro in un tweet fissato in testa al proprio profilo i primi di agosto.

Ora però, aldilà della diatriba sui simboli religiosi, si apre un momento delicato anche in Sicilia con le dimissioni del presidente del Consiglio.

Non si può negare che la Lega aveva gettato le basi per un successo alle elezioni politiche, da ottenere con liste proprie o con formazioni collaterali. Molti vecchi politici, anche con qualche problemuccio, avevano pensato bene di indossare la felpa del Partito di governo che galoppava nei sondaggi, per rinascere a nuova vita. 

Questa crisi imprevista crea molte incognite, per alcuni può rimettere in discussione tutto.  Gli elementi che dovrebbero produrre, se mai ci riusciranno, al superamento di questa crisi di governo, nata da un errore di calcolo di Matteo Salvini, sono eterogenei, costituiti da stratificazioni di storie ed errori diversi. Tuttavia l’anomalia prodotta dall’ingordigia del ministro dell’interno rischia, suo malgrado, di portare al sistema politico italiano una opportunità straordinaria, quella di portare alla fondazione di una sorta di Costituente Democratica Europeista che, dopo anni di opacità, potrebbe far rientrare l’Italia da protagonista nel gioco politico internazionale (questo potrebbe portare ricadute positive anche per la Sicilia). 

Per questo sembrano alquanto riduttive alcune esternazioni, formulate anche da personaggi autorevoli (Calenda, per fare un nome) volte a stabilire paletti, richiami alla coerenza o a ricordare responsabilità altrui, cosucce rispetto alla  posta in gioco, che perdono di vista l’occasione unica che si presenta oggi di poter utilizzare un grande contenitore che possa comprendere le migliori espressioni di quelle culture politiche italiane che erano state demonizzate dall’imperante tema di un sovranismo che si autoproclamava vincente e che rischiava di cambiare l’anima stessa del Paese col suo retrogusto di odio e di razzismo latente. 

Si può fare un bel lavoro, soprattutto se si pensa di fare un lucido disegno strategico, mirato a dove si vuole arrivare piuttosto che al totoministri. A questa importante tessitura dovrebbero lavorare quelli che non scendono in campo: penso a Veltroni, Grillo, Casaleggio, Goffredo Bettini, Prodi, Gianni Letta, Pietro Grasso e altri di questo livello. Se si farà un buon lavoro, anche il compito di Mattarella sarà più facile e le nubi che ci opprimono da mesi potranno essere diradate.

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