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Mercoledì, 28 Settembre 2022

Anoressia nervosa e obesità considerata "devianza minorile", due o tre cose sull'abbaglio della destra

Catalogare alcuni disturbi con etichette errate crea visioni pregiudizialmente pericolose e discriminatorie. Evitiamo di demonizzare chi già soffre

In una recente polemica politica, il maggior partito italiano di destra ha inserito l’Anoressia nervosa e l’Obesità nella lista delle devianze giovanili, insieme al consumo di droga, tabagismo, autolesionismo, ludopatia, bullismo, baby gang e hikikomori.

E l’alcolismo? Dimenticato! forse perché viene quasi definita una devianza permessa dallo stato e perché muove interessi economici immensi. Sembra doveroso ricordare che i disturbi del comportamento alimentare possono sorgere da disagio psicofisico nell’ambito familiare e/sociale quale scuola o ambiente di lavoro. Il rifiuto del cibo è certamente un disturbo psicologico che nei casi più avanzati può mettere a repentaglio la vita stessa del soggetto che ne è affetto, e per tale motivo è una malattia che viene vissuta nella maggioranza dei casi nell’ambito personale e/o familiare, senza peraltro rappresentare in un alcun modo un rischio per la società.

Anche l’obesità è un disturbo che solo in parte riconosce una genesi psicosociale, mentre nella gran parte dei casi è causata da squilibri metabolici di tipo genetico o ormonale. In ogni caso non rappresentano un pericolo per la società, come alcune condizioni più rischiose quali prima di tutto il consumo di alcool o di droghe.

Non abbiamo mai visto un giovane obeso e/o anoressico diventare violento o aggressivo per procurarsi o rifiutare il cibo, come coloro che hanno bisogno di procurarsi la dose o come coloro che in preda agli eccessi alcolici diventano un grave problema sociale per sé o per gli altri. Al contrario chi è affetto da disturbi alimentari viene fatto oggetto di pregiudizio e discriminazione sociale, come si dice in gergo inglese “body shaming” e cioè vergogna del proprio corpo. In altre parole queste persone diventato oggetto di episodi di bullismo e cioè proprio quello che si vuole combattere.

Appare pertanto una visione pregiudizialmente discriminatoria (che rischia di essere foriera di una malcelata forma di razzismo); la devianza di non possedere un corpo perfetto, ideale di bellezza e di purezza, uno stigma sociale legato all’idea che i soggetti portatori di disturbi alimentari siano pigri, deboli, senza personalità, senza forza di volontà e quindi devono essere evitati e magari anche derisi. Oggi sappiamo in particolare che l’incidenza dell’obesità è più frequente nelle classi sociali più disagiate e a minor reddito, che consumano cibo più economico e più calorico con meno principi nutritivi di quello che si possono permettere le classi più agiate e, ulteriormente, hanno meno accesso alle attività sportive private vedi palestre, centri sportivi, etc. A fronte di questa condizione, in Italia l’obesità non viene riconosciuta dai LEA (Livelli Elementari di Assistenza) e tutti i farmaci e trattamenti dietetico/nutrizionali hanno costi altissimi che non vengono riconosciuti dal SSN, come al contrario per altre malattie croniche quali diabete e ipertensione arteriosa. Infine vorrei ricordare che è necessario parlare di queste problematiche in maniera competente e senza demonizzare i soggetti e le loro famiglie, considerandoli in maniera dispregiativa “devianti giovanili”. 

Presidente A.D.A.M.O

Associazione disturbi alimenrati metabolici e obesità 

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