Madonna che piange a Briga Marina, il ricordo di Ruggeri: “Quella volta che vidi il batuffolo di cotone diventare rosso sangue”

A trent'anni dal “miracolo” nella casa vicino Giampilieri, la testimonianza di un medico-cronista che ha fatto parte del collegio incaricato di indagare sugli strani fenomeni

Nei primi mesi del 1989, fui invitato dal compianto Giovanni Pinizzotto - allora fresco fondatore della sezione messinese dell’Associazione Medici Cattolici Italiani - a prendere parte a un collegio medico incaricato di indagare sugli strani fenomeni che stavano avvenendo nella periferia sud della città. Da giorni, nei pressi di Giampilieri, si stava verificando l’inspiegabile lacrimazione di una statua della Madonna. Il liquido delle lacrime sembrava sangue sicché il luogo, com’è la prassi in casi del genere, era presto divenuto meta d’incessanti pellegrinaggi provenienti da ogni parte del circondario e della Sicilia.

Il collegio medico era composto, oltre che da me, da illustri professionisti cittadini, ciascuno dei quali avrebbe dovuto, per la parte legata alla sua competenza, esporre il proprio punto di vista tecnico, nel tentativo di offrire una plausibile giustificazione al fenomeno.

Lo “staff” si recò dunque presso l’abitazione della famiglia Micali, situata nel piccolo borgo marinara di Briga Marina la cui fama, fino allora, era essenzialmente legata alla presenza del prestigioso bar De Luca, meta di ben altro tipo di pellegrinaggi, a motivo della sua eccellenza nella produzione di gelati e granite di assoluta prima qualità.

Ricordo ancora la profonda suggestione che mi suscitò l’ingresso in quella modesta abitazione, il cui mobilio era costituito unicamente da un grande comò sul quale era posta una statua della Vergine di medie proporzioni, lungo le cui guance erano impressi lunghi rivoli rossi che le conferivano un aspetto francamente inquietante. Al nostro passaggio, la numerosa folla convenuta si spostava con difficoltà, intenta com’era a stare assembrata pregando e recitando il Rosario. 

Pinizzotto, che coordinava la squadra, rimase alquanto a contemplare il viso della Vergine, dopo di che prelevò dal comò un batuffolo di cotone intonso, chiuso in una busta di plastica trasparente, con il quale tamponò più volte alcune parti della statua non impregnate di quel liquido rossastro.

Si passò dunque nella stanza da letto, al centro della quale campeggiava un talamo la cui testata poggiava su una parete di fondo tappezzata da croci di diverse dimensioni, ma tutte rigorosamente della stessa forma, una forma dalla vaga impronta gotica.

Terminato il sopralluogo, ci avviammo verso la spiaggia, che si estendeva a pochi metri dalla casa ed era raggiungibile attraversando la strada centrale del villaggio.

Il pomeriggio era mite, e passeggiare sulla sabbia ebbe il potere di stemperare in qualche modo la profonda impressione per quel che avevamo visto. A un certo punto, Pinizzotto – lo ricordo bene perché gli ero vicino – estrasse dalla tasca il batuffolo di cotone che aveva sfregato sulla statua della Madonna. Da intonso che era, quel cotone era diventato tutto rosso. Com’era possibile?

“Mi sento mancare” mi sussurrò in un orecchio, e io lo sostenni per un braccio, finché si riebbe.

Nei giorni a seguire, la commissione, uno dei cui componenti era un medico esperto in indagini di laboratorio, analizzò il liquido che era stato prelevato da vari punti di casa Micali, accertando che si trattava di sangue umano. Nella relazione consegnata alla Curia, pertanto, nessuno di noi si sentì d’interpretare in chiave miracolistica il fenomeno, limitandosi alla mera descrizione dei fatti constatati. Poteva benissimo essere, infatti, anche se non ve ne sarebbe mai stata certezza, che le macchie di sangue fossero state impresse da terzi alla statua e alle pareti.

Ma io non riuscirò mai a dimenticare la vista di quel batuffolo di cotone che aveva provocato una vertigine a Giovanni Pinizzotto.

Anzi, se ci penso, mi sento mancare anch’io.

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