Martedì, 26 Ottobre 2021
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Lettera postuma di Camilleri ai siciliani: “Vi tengo d’occhio, picciotti”

Il medico-scrittore Giuseppe Ruggeri, nei panni del papà di Montalbano per salutare “alla sua maniera” un uomo e un pensatore che tanto ha amato e fatto amare la sua Sicilia

Giuseppe Ruggeri-2Certo tanto avrebbe ancora da dirci Andrea Camilleri, adesso che è passato a miglior vita. Secondo me, se gli fosse possibile comunicare con l’al di qua, lo farebbe con una “Lettera ai Siciliani”, perché la Sicilia gli stava tanto a cuore sebbene gran parte della sua vita l’abbia trascorsa, per motivi di lavoro, fuori dalla sua amata isola. Una lettera il cui tono potrebbe essere più o meno questo:

Pirchì accumenzai a scriviri? Nun lo saccio con precisioni, ma pozzu diri chi liggenno i libri di uno scrittori spagnolo – tali Manuel Vasquez Montalban – mi amminchiai supra il protagonista dei so’ cunti. Pepe Carvalho si chiamava, e faciva il commissario e mi piaciva il modo che aviva di svolgiri le so’ indagini, sempri con umanità e mai abusanno del putiri so’. Era poi, Pepe, un raffinato lettori, e di cultura ne aviva da venniri. E fu accussì che pensai puru iu di scriviri libri che avissiro per protagonista un commissario come Pepe, ma dovivo pure, per rispetto allo scrittori che l’aviva criato, dargli il so’ nomi.

Fu accussì che nacqui il commissario Montalbano.

Ora che sugno dall’autra parti, pozzu diri che scriviri di Montalbano mi è piaciuto tanto, ma tanto assa’. Sono stati anni esaltanti pirchì, in tutti le vicenni che lo riguardavano, io ci mittiva sempri dentro la mia terra. Una terra indovi il giorno e la notti si somigliano pirchì “niru cu niru non tingi” si dici dalle mie parti, e con ciò voglio diri che la mafia e le soverchierie e tutti gli abusi che vi si fannu nascundono sempri la luci del sole. Una luci che è abbaglianti, e che noi siciliani non ci meritiamo pirchì non facciamo autro che lordarla di fango, la nostra terra che è già – e non divinterà, comi dici Nello Musumeci - bellissima, precisa ‘ntifica al Paradiso.

Ora che sugnu qua, chisto pozzu dirlo. La Sicilia è come il Paradiso, sulo che qua sanno come mantenerlo pulito e pieno di luci e di meraviglie, dalle nostre parti inveci non gli fotte nenti a nisciuno. E ‘nveci dovremmo farlo pirchì il Signuri questo vole, che amiamo la terra che ci ha fatto nasciri con tutto il cori accussì come ho fatto io, ed è proprio chisto il motivo per cui il Signuri, sibbeni in vita io non cridivo in Lui, mi ha portato nel suo Paradiso.

Da quassù mi veni tutto più facili, le cose le vido meglio assa’, accussì ho addimmannato al Signuri se potivo continuari a scriviri e Lui mi ha detto che gli annava bene, sulo che non dovivo cchiù farlo con il piccì ma ispiranno coi me’ pinzeri voi che siete ancora di sutta. So che siete in tanti e che mi vulite bene ancora, e allura giuratemi che non dimenticherete i miei ‘nzignamenti e sareti sempri ‘nnamurati della nostra bellissima Sicilia e lo dimostrerete coi fatti.

Ora devo andari, ma sempri con voi resto, non pinzate. Vi tengo d’occhio, picciotti.

Vostro per sempri, Andrea Camilleri.

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