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Andrea Castorina

Giornalista

Rimpianti e nostalgia per la “giovane” Messina del 1780: quel rendering che fa riflettere e spinge ad agire

Ma per una città il concetto di tempo è relativo. E allora Facciamo in modo che qualcuno tra 200 anni possa emozionarsi vedendo un ipotetico rendering sulla Messina del 2023

Era bella Messina da “giovane”. Prima che due terremoti la devastassero e che le ruspe le dessero il colpo di grazia. A svelarla è il rendering dell’architetto Luciano Giannone che oggettivamente provoca più di un’emozione, non potrebbe essere altrimenti, al netto di eventuali licenze poetiche dell'autore. E chissà quanti avranno desiderato poter tornare a quelli anni, esattamente al 1780, periodo a cui la ricostruzione virtuale fa riferimento. Forse adesso la città ricorda più una donna over 70, sciupata e poco curata, che tiene tra le mani una foto in bianco nero che la ritrae giovane e sensuale. Davanti a quello scatto si sforza a ricordare il suo passato glorioso per accettare meglio il presente e l’imminente futuro.

Ecco com'era Messina nel 1780 - VIDEO

Ma il paragone è azzardato. Perché Messina è bella ancora oggi alla fine, lo sappiamo tutti anche se non ce lo ricordiamo. Non se lo ricorda soprattutto chi ogni giorno la sporca, la maltratta e poi la critica, chi "dimentica" di pulire le strade con regolarità e sistemare l'arredo urbano. E poi magari con la tastiera dello smartphone commenta il video, ormai virale, dell’architetto Giannone, esaltando un passato che non ha mai vissuto. In questo caso è tutta retorica e anche ipocrisia, lasciarsi andare al “si stava meglio quando si stava peggio” o all’idealizzazione cronica del passato che per forza era più bello, interessante di un oggi che si vive per forza e non ha senso sforzarsi a migliorare. Certo, guardare quei campanili, quei palazzi e quelle chiese lascia comunque l’amaro in bocca. Perché Messina ha perso tanto, troppo. Soprattutto dal punto di vista artistico e forse, citando sociologi e scienziati, anche nell’animo. E quindi si resta sospesi tra rimpianti per ciò che la natura matrigna ci ha tolto e ciò che potremmo diventare se uno dei tanti progetti, anch’essi portati in vita da un rendering, diventasse realtà. Del resto chi è sospeso non agisce, medita, rivanga il passato e perde tempo. Ecco perché questo status si cuce addosso perfettamente a buona parte dei messinesi. Nel frattempo la signora over 70 di cui sopra invecchia, resta sempre più sola e priva di forze, mentre tra le mani continua a tenere quella foto in bianco e nero con quel volto di ragazza che le somiglia ogni giorno di meno.

Ma per una città il concetto di tempo è relativo, siamo noi a considerarla “giovane” o “anziana” e a comportarci di conseguenza. E allora smettiamo di vedere Messina come una donna morente circondata da parenti e amici ormai rassegnati al suo capezzale. Facciamo in modo che qualcuno tra 200 anni possa emozionarsi vedendo un ipotetico rendering sulla Messina del 2023.

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