Uomini in divisa candidati alle elezioni, l'indagine che mette a dura prova polizia e carabinieri

Dopo l'interrogazione del senatore Fratoianni, si indaga per accertare l'entità del fenomeno che si è scoperto a seguito dell'elezione del messinese Vincenzo Scavello in un piccolo comune della provincia di Potenza

A fare presa sull’elettorato forse sarà stato il nome della lista: “Onesti e liberi”. Ma non avrebbe mai sospettato Vincenzo Scavello, 56 anni, poliziotto messinese in servizio al reparto Mobile di Reggio Calabria, che la lista che lo candidava a sindaco di Carbone, piccolo comune di seicento abitanti in provincia di Potenza, avrebbe sbaragliato tutti, accordandogli ben settontotto preferenze.

Un risultato oltre ogni aspettativa, che lo ha portato subito alla proclamazione da parte della Prefettura a primo cittadino. Una sorpresa, per lo stesso candidato che capeggiava una lista di agenti di polizia, che si scontrava, come succede nella migliore tradizione delle divise, con un’altra lista: quella di un gruppetto di carabinieri scesi in campo, con la stessa caratteristica della lista di Vincenzo Scavello: non avevano mai messo piede nel piccolo comune della Basilicata.

Le pronte dimissioni del sindaco, che hanno lasciato di stucco i settantotto elettori che confidavano nella promessa elettorale di un primo cittadino “onesto e libero”, hanno però squarciato una realtà che sta mettendo a dura prova l’orgoglio dei vertici della Polizia e anche quelli dell’Arma.

A spingere i candidati a presentarsi, più che le sorti amministrative del piccolo comune di Carbone, era solo la voglia di godersi di un mese di aspettativa retribuita, riservata da una legge dello Stato agli appartenenti alle forze dell’ordine che scendono in campo nelle tornate elettorali. Una finezza giuridica del diritto elettorale attivo e passivo, garantito dalla legge, che forse si scontra con il concetto etico di essere “onesti e liberi”.

Liberi forse solo dal servizio e onesti…non si sa quanto, visto che ora, dopo una interrogazione presentata dal senatore Nicola Fratoianni di Leu, il partito di governo che fa capo all’ex presidente del Senato Pietro Grasso, ha messo il dito sulla piaga chiedendo ai vertici del Corpo di polizia di fare luce sull’increscioso accaduto, che segna anche pesanti precedenti: nella passata tornata elettorale a Verona si sono presentati alle elezioni ben quaranta agenti, passione civica che ha contagiato anche altri agenti a Capodimele, in provincia di Latina.

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Resta il mistero di come Vincenzo Scavello, uno dei primi sindaci d’Italia eletto quasi a sua insaputa, dimessosi a tempo record nel giro di un paio d’ore, abbia raggiunto il record di preferenze, ben settantotto, senza avere mai fatto un santino, un comizio e neppure un post su facebook. Una riflessione che dovrebbero fare anche tanti politici professionisti: forse se si trasformassero in fantasmi, prenderebbero una pioggia di preferenze inaspettate come è successo, suo malgrado, all’agente di polizia del Reparto mobile di Reggio Calabria, Vincenzo Scavello, il sindaco sprint più veloce d’Italia.

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