Lunedì, 15 Luglio 2024

Ponte, se De Luca riaccende la polemica con Don Ciotti: "Striscione su cosche è schiaffo ai cittadini onesti"

Il dibattito è riaperto dopo la manifestazione di ieri che ha portato circa diecimila persone in corteo contro l’infrastruttura. Chiesto agli organizzatori di prendere le distanze

Il ponte sullo Stretto unirà due coste o due cosche? C’è un rischio infiltrazioni mafiose che non deve e non può frenare la costruzione di un’opera pubblica ma deve invece essere superato attraverso serrati controlli? Oppure le mafie sono già operative, come ha spiegato non molto tempo fa Fabio Granata, già presidente della Commissione Regionale Antimafia? Perché non necessariamente le mafie hanno il volto ruvido alla Totò Riina, ma anche quello rassicurante incorniciato da candidi colletti bianchi che fiutano affari e li cavalcano attraverso prestazioni professionali, incarichi, varianti costruite con le lobby e la deregolamentazione.

Il dibattito è aperto, anzi riaperto, dopo la manifestazione di ieri che ha portato circa diecimila persone in corteo contro l’infrastruttura. Stavolta è il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca - che sul ponte ha cambiato idea già un paio di volte – a sollevare la questione. Prende le distanze dallo slogan coniato da don Ciotti e sventolato alla manifestazione e chiede agli organizzatori di fare altrettanto.

“Quella frase rappresenta un'allusione intollerabile - afferma De Luca - è una dichiarazione di Don Luigi Ciotti, presidente di ‘Libera’, un uomo di chiesa che ha tutto il mio rispetto per il suo ministero e per le sue attività, ma che esempio sta dando con queste affermazioni? Una generalizzazione che fa male alla stragrande maggioranza di siciliani e calabresi onesti”, è netto il sindaco di Taormina. Che aggiunge: “Perché dare dei mafiosi in maniera indiscriminata ai siciliani e ai calabresi ad ogni occasione? Perché nessuno si è posto il problema della presenza di quello striscione? - continua De Luca - Non si può dare spazio a queste esclamazioni. Io sono contro il Ponte di Matteo Salvini a vantaggio del corridoio Berlino-Palermo, ma non si può consentire che passi il messaggio che le grandi opere al Sud debbano necessariamente sapere di ‘mafia’. Ritengo che i presidenti delle regioni Calabria e Sicilia debbano intervenire prendendo le distanze e querelando gli autori di questo striscione”, conclude il leader di Sud chiama Nord”.

Un comunicato dai torni duri, ancora peggio quello che ha detto in diretta facebook contro il manifestante, ripetutamente insultato (“schifoso, pezzo di m...a”) e che – sempre a detta di De Luca - l’ha scampata bella perché il sindaco di Taormina ha le idee chiare sull'uso che avrebbe potuto fare del manifesto.

Reazioni già viste perché - così come accaduto con Nichi Vendola, per il quale il Ponte univa due miserie - davanti alle provocazioni di chi mette in guardia, scatta sempre il meccanismo di autodifesa. Un po’ come accade quando le classifiche sulla qualità della vita ci relegano agli ultimi posti o quando le inchieste sul malaffare toccano santuari come l’Università di Messina: c’è chi si offende, chi invita a non fare di tutta l'erba un fascio e chi invece pensa di meritare un governo migliore, un futuro migliore. Non deformato da nefaste abitudini antisociali, da cui traggono linfa quei fenomeni degenerativi che ormai hanno posto la scure alla radice di questa comunità pregna di permalosità erroneamente spacciata per orgoglio.

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