Venerdì, 17 Settembre 2021

Primo maggio dedicato al marittimo morto suicida, dopo il panico da coronavirus arriva quello della recessione

Una ricorrenza fatta di saracinesche sbarrate e chiavi consegnate dai commercianti ai sindaci delle città, simbolo di una economia in ginocchio che trasforma i cittadini in nuovi poveri. Anche di speranza

Sarà simbolicamente dedicata a Rutilio Taranto, il sessantacinquenne marittimo di Salina che si è zavorrato lasciandosi morire nelle acque di Milazzo la festa del Primo Maggio a Messina. A proporlo, non i sindacati unitari, ma solo la Uil, che ha visto nel gesto di protesta dell’uomo che si è lasciato annegare, l’immagine di una classe, i lavoratori, lasciata ai margini, non solo dalla pandemia, ma da un futuro sempre più nero. Una tempesta, per dirla con Joseph Conrad, dalla quale  l’equipaggio esce coi remi rotti: il timone della speranza è già saltato da un pezzo.

Non ci sarà la manifestazione del movimento dei contadini a Portella della Ginestra, per ricordare la strage dei contadini che chiedevano la terra; non ci sarà il concertone del Laterano in piazza San Giovanni a Roma: a farla da padrone sarà solo il silenzio, quello del lavoro che non c’è e che si stenta a fare ripartire.

Ma in questa ricorrenza, fatta di saracinesche sbarrate e di chiavi consegnate dai commercianti ai sindaci delle città, simbolo di una economia in ginocchio, il gesto di protesta affidato a un biglietto dell'ex mariitimo in pensione che sbarcava il lunario con lavori saltuari al porto, emergono due elementi in contrasto: l’azione di repressione delle forze dell’Ordine che arrivano anche a un multare un senza reddito sorpreso a pescare sulla spiaggia per fare abboccare un pesce da mettere sotto i denti e la dissonanza di troppi amministratori che, decreto su decreto, parlano, parlano e hanno trasformato l’emergenza Coronavirus in uno spettacolo teatrale a chi la spara… più grossa.

A Messina si è passati dal sindaco Tibet, Renato Accorinti, al sindaco del “Ti bec”. Cateno De Luca, inveisce prima contro le misure lassiste del governo centrale che ora attacca a testa d’ariete per il rientro morbido alla normalità, cadenzato da un decreto governativo di settanta pagine, l‘esatto contrario delle norme semplici che dovrebbero parlare ai cittadini per dettare utili consigli per arginare la pandemia.

Una barista di via Fossata a Messina non aprirà il bar: il proprietario non ha scalato l’entità dell’affitto che un paio di mesi di fermo rendono insostenibile per chi avvia una attività da poco. Le pasticcerie, hanno rimodellato, la produzione solo per le consegne a domicilio e molte altre attività, come quella dei lidi, sono a rischio: le norme sul distanziamento sociale vogliono trasformare spiagge e bagnanti in batterie di polli distanziati, problema che riguarda anche mezzi pubblici e ristoranti. Come uscire dal guado?

Non c’è in Sicilia, e a Messina, a parte una sciagurata gita di sciatori professionisti al Nord, la cui identità è annegata nelle nebbie delle indagini della Procura che fa pesare il diritto alla privacy sopra il diritto dei cittadini a non essere contagiati, una situazione di allarme epidemiologico che giustifica il coprifuoco ancora in vigore. “Come d’Incanto”, qualcuno ci spiegherà chi sono trova questi nomi da poesia che si trasforma incubo alle case di riposo, si è scoperto che i casi sono tutti isolati: ospizi e centro neurolesi, l’unico posto a Messina dove il Coronavirus avrebbe dovuto essere subito riconosciuto, considerata la patente di sanità di eccellenza che si sbandiera da anni ai quattro venti, senza avere la dignità di dire che alla sanità privata si è sacrificata la sanità pubblica: sono i risultati che lo evidenziano. Sotto gli occhi di tutti.

Oggi l’emergenza lavoro ha trasformato i cittadini in nuovi poveri, anche di speranza. La stessa che è venuta a mancare al marittimo Rutilio Taranto, solo uno dei tanti morti suicidi di questi giorni sui quali le statistiche, nel silenzio generale delle autorità che ne hanno già registrato l’impennata e mantengono uno stretto riserbo, classificando i casi come “tentati suicidi”, frutto di sindrome “depressiva” e invece legati non solo al coronavirus ma anche ad accordi peggiorativi maturati negli anni alle spalle dei lavoratori, dai marittimi a tanti altri.

Dopo il panico da coronavirus, si scatenerà quello della depressione economica, che non si affronta con la potenza di fuoco promessa dal governo; che finora si è rivelata solo una palestra dialettica di burocrati impegnati a sfornare regolamenti: l’accesso per un finanziamento in banca richiede una documentazione di diciotto documenti. Le procedure spacciate per “automatiche”, non hanno nessun automatismo di istruttoria. I fondi alle imprese, le poche quali arriveranno, rischiano di essere come le mascherine in questo Carnevale della sanità: spuntano tardi. E con interessi salati.    

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