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Martedì, 18 Giugno 2024

Il ponte, le polemiche e la maledizione degli uomini che dimenticano: quando anche Renzi era contro il progetto

Il leader Italia viva oggi tra i principali sostenitori dell’opera, ma fino a pochi anni fa criticava

Aveva ragione Mago Merlino: “La maledizione degli uomini è che dimenticano”. Una triste considerazione che il consulente di Re Artù nel film “Excalibur” di  Boorman avrebbe potuto anche completare meglio: “Dimenticano quello che gli conviene”. D’altra parte i meccanismi della memoria sono complicati anche per gli esperti: si rimuove per non soffrire, per istinto di sopravvivenza, per necessità. Non sempre dimenticare insomma è un male.

Matteo Renzi, uno che ha già tanti talenti, si sta rivelando anche per la sua immensa capacità di sfruttare la memoria selettiva. E sa come utilizzarla per  imbambolare gli elettori ricorrendo al partito dell’oblio.

Assai abile a navigare nelle sanguinose stanze del potere, il leader di Italia Viva che ha scelto la Gazzetta del Sud per parlare ai suoi potenziali elettori messinesi, non ha risparmiato critiche a Matteo Salvini definendolo “uno che fa promesse vuote”. Lo accusa anche di utilizzare il progetto per il collegamento tra Calabria e Sicilia come strumento per la sua campagna elettorale mentre per lui sì che il Ponte “è opera indispensabile per lo sviluppo”.

Sono gli stessi leader della Lega e di Italia Viva che fino a pochi anni fa demonizzavano il progetto Ponte. Renzi poi, nel 2012, durante la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, dileggiava e stroncava con parole dure il governo Monti: “E’ ripartita la discussione sul mettere o no 8,5 miliardi di euro per il ponte – diceva - ma li investano nelle scuole, in un'edilizia scolastica indegna di un Paese civile, nelle cose concrete, anziché nei grandi progetti faraonici". 

Anche nella Carta di Firenze, stilata quando si proponeva come rottamatore e studiava da presidente del Consiglio diceva sì alla “bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre opere d'arte, delle nostre ricchezze culturali”, a un “Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti” che “preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto”.

Da quando era sindaco di Firenze ad oggi forse solo sulle unioni civili è riuscito a mantenere la barra ferma. L’abile demolitore del Pd con capacità di frantumare anche le microparticelle,  indicava allora una visione che oggi per lui è radicalmente cambiata. Ma “la via maestra” come quella che ieri a Napoli ha portato in piazza cinquantamila persone -  e dove sventolavano anche gli striscioni del comitato No Ponte Capo Peloro e di Invece del Ponte - una è e di certo non può essere affidata a soggetti assemblati col medesimo materiale di costruzione. Neanche da chi, come i messinesi, sono tanto sensibili al fascino della politica parlata ancorché vuota.

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