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Redazione MessinaToday

Verifiche sulla salute mentale dei dipendenti di Palazzo Zanca? La legge c'è ma le procedure non sono quelle della Carrubba

Frazzica interviene sul dibattito dei controlli per stabilire l'idoneità psico-fisica dei lavoratori del Comune. E sulla normative citate dalla segretaria generale spiega che...

Sui controlli ai dipendenti comunali "disturbati" sui social tiene banco il dibattito. Anche e soprattutto dopo la replica del segretario generale del Comune Rossana Carrubba che ha disposto i provvedimenti.

Il giornalista Giovanni Frazzica è andato a ricercare le norme citate dalla segretaria che a Palazzo Zanca è anche direttore generale. Ecco cosa ha scoperto.

GIOVANNI-FRAZZICA-2 Contro la ormai nota circolare “scova disturbati” non solo la Uil è andata all’attacco, ma su facebook c’è stata un’esplosione di commenti negativi. Invece per il segretario generale del Comune di Messina, Rossana Carrubba, i controlli ai dipendenti con disturbi del comportamento sono ordinari e vengono eseguiti secondo legge come in tutte le Pubbliche amministrazioni.

E, rispondendo alla Uil sulla sua iniziativa di richiedere a mezzo lettera indirizzata a tutti i dirigenti la verifica dell'inidoneità psichica del personale comunale, la gegretaria generale così scrive: "Non ho chiesto ai Dirigenti di fare una diagnosi sullo stato di salute dei dipendenti, bensì, in osservanza di una legge posta a tutela dei lavoratori, ho avviato il procedimento di verifica dell’idoneità psico-fisica al servizio. In attuazione dell’art. 55 octies del D.lgs n° 165/01, il D.P.R. n.171 del 27 luglio 2011 all’art. 3 prevede la procedura da adottare per la verifica dell’idoneità al servizio, anche ad iniziativa dell’amministrazione e testualmente recita ‘L’iniziativa per l’avvio della procedura per l’accertamento dell’inidoneità psicofisica permanente spetta all’Amministrazione di appartenenza del dipendente, ovvero al dipendente interessato”.

L’inidoneità a svolgere l’attività lavorativa è accertata a seguito di visita effettuata dagli organi medici competenti, in base agli articoli 6, 9 e 15 del DPR n. 461 del 2012. Trattasi dunque di verifiche che tutte le pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di effettuare, periodicamente, ovvero in casi particolari. Spiace pertanto dover registrare simili scomposte reazioni di una organizzazione sindacale che, invece di tutelare i lavoratori, strumentalizza un procedimento amministrativo previsto dalla legge. Ovviamente, riservo, di tutelarmi nelle sedi competenti” - concludeva la nota della segretaria generale.

Ma da un esame attento della normativa che la stessa Carrubba ha citato per motivare la fondatezza del suo operato, non si riscontra da nessuna parte un riferimento a modalità collettive di avviamento di procedure, a circolari o iniziative del genere. Si parla sempre di amministrazione e di lavoratore e si elencano tutti i passaggi volti a tutelare, fino all’ultimo, l’integrità del soggetto da sottoporre ad esame che, non dimentichiamolo, in caso di esito finale positivo può essere anche sottoposto a licenziamento, demansionamento o trasferimento.

Si parla quindi di conseguenze gravi e di un iter che deve essere gestito con la massima discrezione, perché in un ambiente di lavoro, intriso anche di possibili polemiche e rivalità, il semplice avvio a visita medica di un collega può significare mettergli il bollino di “pazzo” e stroncargli ogni possibilità di carriera e di permanenza nel posto d’origine. Confermato quindi che la normativa, riferita al caso lavoratore-azienda esiste, l’avvio delle procedure immaginate dalla dottoressa Carrubba potrebbe forse essere attuato con altre modalità, più rispettose in via sostanziale della normativa vigente e quindi anche non confliggenti con la sensibilità sindacale.

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