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Domenica, 22 Maggio 2022

Elezioni e satyricon alla messinese, da Topo Gigio alla lista per le baracche

Con tutto il rispetto per Luttazzi e Crozza, la satira politica - originale - è quella allestita tutti i giorni sui social da Cateno De Luca, l’ex sindaco che fra una parolaccia e l’altra, ha pronto il bignami dell’aspirante amministratore comunale. Ma sulle proposte per la città sono in tanti a far ridere i polli

Dal deputato Francesco D’Uva che diventa Ciccio Racina, alle imitazioni di Franco De Domenico in diretta facebook con tanto di siparietto di finte telefonate al deputato Navarra, dal pupazzo di Topo Gigio alias Maurizio Croce per arrivare al nuovo ballo del ministro Boccia.

Con tutto il rispetto per Luttazzi e Crozza, la satira politica - originale - è quella allestita tutti i giorni sui social da Cateno De Luca, l’ex sindaco di Messina in corsa per la presidenza della Regione che fra un insulto e una parolaccia, ha pronto il bignami dell’aspirante amministratore comunale, un vademecum da distribuire ai candidati delle otto liste che sostengono il suo pupillo Federico Basile.

Proprio oggi sarà presentata la lista che ha creato più polemiche, quella “Mai più baracche” composta perlopiù da persone che abitavano o che vivono ancora nelle zone da risanare e che sarà capitanata da Ismaele La Vardera, picciotto palermitano cresciuto allo Zen.

E se per i detrattori di De Luca questo spettacolo non sarà di alto livello, anche nella vita reale di altri candidati gli spunti non mancano. Soprattutto fra quelli che sono convinti che Messina si conquista con le colate di miele, che hanno sempre guardato la città da viale San Martino oppure da via Garibaldi o da qualche salotto esclusivo o tribuna d’onore. Sono loro che hanno prodotto il fenomeno De Luca, "il sindaco-padrone". Quelli che nei quartieri popolari dove il tempo sembra essersi fermato a cinquant’anni fa, hanno (forse) camminato solo durante le campagne elettorali. Per conoscere Messina invece non basta solo esserci nati. Occorre avere provato a cercare un lavoro dignitoso e sentirsi offrire trecento euro al mese in nero. Occorre questo e tanto altro prima di cominciare a capire qualcosa di questa città, che oggi – dopo l’esperienza amministrativa di Cateno De Luca - vive il trauma di scoprire che non è normale la sua normalità. Non è normale avere i banchi del consiglio comunale, oltre che uffici pubblici, ospedali, università, imbottiti di figli d'arte e baronie che fondano la loro normalità sull'abuso che si fa legge. Una normalità che seleziona crudelmente, i salvati da una parte e i sommersi dall’altra, non in base ai loro talenti ma solo per contiguità, per quelle “amicizie” che hanno derubato aspettative, risorse e spento intere generazioni. In un quadro in cui non fa scandalo più di tanto ormai neanche sentire il presidente della commissione nazionale antimafia parlare di Messina come finta città babba, fatta di colletti bianchi e massoni che si prestano a fare servizietti per aiutare gli “amici”. 

Forse non si può chiamare satira politica questa, ma certo in tanti fanno ridere i polli quando invece delle idee sfornano tutti i giorni i soliti luoghi comuni. Spettatori di questo satyricon alla messinese sono gli elettori che andranno a votare. Per cortesia, senza ridere.

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