Per una Scuola in presenza e a misura di studente, le proposte per ripartire a settembre

In un documento trasmesso al governo nazionale i consigli di chi vive ogni giorno la realtà di plessi e classi

Dopo mesi di salutari e produttivi confronti, studi, analisi, confronti, dibattiti siamo arrivati ad una sintesi. Essa trova espressione in un documento congiunto, cui hanno dato un contributo decisivo anche diverse e dettagliate relazioni affidate a medici, pediatri e operatori della scuola. Il nostro obiettivo è quello di fornire una serie di suggerimenti atti a ripartire, a settembre, con una Scuola in presenza e a misura di studente. Una Scuola che rispetti la Costituzione e i bisogni formativi dei ragazzi, senza tralasciare gli aspetti legati alla sicurezza e alla salute degli operatori scolastici.  Tale documento intende rappresentare alle autorità competenti l’urgenza, per le istituzioni scolastiche, di ritornare ad un’organizzazione che, dopo le vicissitudini legate, appunto,  all’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Sars-Covid-2, garantisca una sana relazione didattica e un altrettanto efficace e armonico sviluppo della socialità da parte degli studenti di ogni ordine e grado, ivi compresi le Università e gli AFAM. A tal fine, i curatori del documento (oltre a chi scrive, Ezio Barraco, Elena Izzo, Emiliano De Luca e Francesca Lupparelli) forti di un cospicuo numero di  lettori e collaboratori (quasi ventimila membri tra insegnanti, studenti, genitori, personale ATA e semplici cittadini, aderenti ai gruppi facebook “A scuola senza bavaglio”, “Scuola in presenza” e “La Scuola che vogliamo”), hanno raccolto le principali indicazioni, ordinandole in una serie di punti programmatici.
Tali linee inoltre, come si diceva, hanno tenuto conto di alcuni pareri scientifici e provenienti dal mondo della scuola, richiesti a professionisti che ci hanno fatto pervenire contributi che è possibile leggere all’interno del documento stesso. 
Sottolineiamo che tali contributi ci sono pervenuti separatamente e sono firmati dagli autori per la parte di loro competenza e che, inoltre, gli autori stessi appartengono a contesti professionali e di riferimento assolutamente indipendenti tra di essi

Alla luce di tali indicazioni, riteniamo prioritari i seguenti aspetti:

1.    Ripristinare l'insegnamento in presenza, senza la didattica a distanza.
La DAD è stata l’unico strumento disponibile in piena emergenza ma non può assolutamente essere considerata in nessun caso né un’alternativa né un’integrazione della didattica in presenza.

2.    Non applicare un distanziamento fisico che pregiudichi una sana e proficua relazionalità all’interno delle scuole

Difendersi da un virus non può e non deve portare verso mutazioni antropologiche e alterazioni della socialità; diversamente, si corre il rischio di creare danni maggiori di quelli creati dal virus stesso.

3.    Non obbligare all'uso delle mascherine - sia in classe sia negli spazi in comune - gli alunni e tutto il personale scolastico, di tutte le scuole di ogni ordine e grado.
Sulla base delle indicazioni mediche pervenute ai curatori del documento si tratta infatti di misure, al momento, quasi inutili e fortemente controverse sul piano della obbligatorietà. A meno che il quadro epidemiologico e la situazione sanitaria, nel suo complesso (intendendo con questo un’alta diffusione dei contagi, un inasprimento della carica virale e una oggettiva difficoltà del sistema sanitario di far fronte all’epidemia) non volga decisamente verso il peggio.

4.    Non applicare agli studenti, in nessun caso, sia l'accertamento sia il trattamento sanitario obbligatorio per qualunque sintomo riconducibile al Sars-Covid-2 o a sindromi influenzali.
In questi casi vanno immediatamente avvisate e coinvolte le famiglie, che preleveranno, ove possibile, lo studente a scuola, in autonomia o, se fosse necessaria, facendo riferimento a operatori sanitari tempestivamente avvisati anch’essi dalla scuola, come del resto avveniva prima dell’emergenza sanitaria.

5.    Non effettuare la misurazione della temperatura a scuola, sia per gli studenti sia per i docenti e il personale ATA.
È – e sempre deve essere - un dovere civico restare a casa quando si hanno sintomi influenzali o febbrili. Ma ciò non deve passare attraverso un controllo imposto dall’esterno.

Sul piano propositivo, poi, riteniamo che l’esperienza attraverso la quale è passata il mondo della Scuola possa e debba costituire l’occasione per un rilancio e per un potenziamento della stessa.

A tal fine, chiediamo

6.    Che vengano costituite prime classi, in tutti gli ordini scolastici (dall'infanzia alle superiori di secondo grado), con massimo 15-20 alunni.
Ciò, oltre a ridurre i rischi di eventuali contagi, consentirebbe una migliore e più efficace azione didattica.

7.    Che venga incrementato il personale docente e ATA e finanziato l'adeguamento delle strutture e dell'edilizia scolastica.
Si tratta di misure necessarie e conseguenziali rispetto al punto precedente nonché in considerazione delle ataviche carenze di 

personale e di strutture a disposizione della scuola pubblica

8.    L’istituzione di una consulta dei genitori in tutte le scuole, dagli asili nido alle secondarie di secondo grado.
Consideriamo importante, infatti, visto il configurarsi di comunque nuovi scenari nel rapporto tra le istituzioni scolastiche e le famiglie (vi sono già esempi, in tal senso, in Trentino, per effetto della legge provinciale n. 5 del 7 agosto 2006), che esista un organo di partecipazione e di rappresentanza dei genitori presso le istituzioni locali, regionali e nazionali.

Siamo certi che la voce di operatori della scuola, docenti, studenti, genitori, professionisti e semplici cittadini non possa e non debba restare inascoltata. Il nostro intento è quello di salvaguardare la Scuola da pericolose derive, che ne alterino il profondo e significativo ruolo che ad essa dà la nostra Costituzione, e, parimenti, di mettere al riparo da preoccupanti alterazioni della socialità e dell’umano stare al mondo le nuove generazioni.

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