La forma delle idee

La forma delle idee

L'antico cimitero di San Filippo, una fortezza che difende l'integrazione culturale e religiosa

L'ampliamento dell'antico camposanto umbertino consegna un luogo di condivisione intima e paritaria del ricordo, dove non vi è traccia di svarioni dovute alle speculazioni tipiche delle architetture dei vivi. Qui tutto e garbatamente omologato

Sono giorni in cui si va per cimiteri, “Ognuno ll'adda fà chesta crianza, Ognuno adda tené chistu penziero!”.

E’ periodo in cui si ha l’occasione non solo di ammirare la monumentalità del Grande Camposanto, di cui abbiamo parlato in precedenti occasioni, ma di visitare anche quella costellazione di sepolcreti sparsi sulle tante colline del territorio comunale che servono i villaggi da Granatari a Molino, ben 18. Luoghi in cui c’è scritta buona parte della storia minore della città e per questo molto importanti. Le storie minori sono quelle che ci dicono la vera verità sulla storia con la S maiuscola.

Tra questi quello che attira la nostra attenzione è il cimitero di S. Filippo, e più precisamente al suo recente ampliamento.

L’antico cimitero umbertino impiantato illo tempore lungo la strada comunale che unisce l’attuale località di S. Giovannello con il villaggio di S. Filippo Superiore recentemente è stato ampliato normalizzando la scarpata sottostante sul lato est.

Il suo profilo in pianta evoca quello di una fortezza alla moderna alla maniera del Paciotto (Pietro Francesco Tagliapietra un teorico architetto urbinate del XVI secolo, autore di opere militari a cui si deve un’ampia manualistica sulle fortificazioni dell’epoca, grazie a lui, dette all’italiana), per intenderci quelle basse con i bastioni e la pianta stellare adattate all’invenzione dell’artiglieria che aveva reso vulnerabili le alte mura delle fortezze medievali.

Il nuovo cimitero da fuori appare come una fortezza di avvistamento con tanto di camminamento di guardia sul quel mare che per secoli fu la strada da e per l’oriente.

Il corpo azzurro che contiene gli uffici, la camera mortuaria ed i servizi posto all’ingresso di questo nuovo cimitero esprime un linguaggio post moderno che riecheggia un altro ampiamento cimiteriale: quello del famoso Cimitero di S. Cataldo a Modena, progettato da Aldo Rossi, un paradigma interpretato molto bene. L’opera sembra adottare la filosofia rossiana nelle forme e nella riproposizione di significanti elaborati che appartengono alla storia e alla cultura del contesto.

Dall’interno della fortezza svettano due torri circolari ignude, in cemento a faccia vista, che affiancano il blocco azzurro, sormontate da coni di circonferenza concentrica rivestiti a mosaico: una con i toni del giallo e l’altra con i toni del verde. Il primo cono ostenta in cima un simbolo della cultura islamica il secondo un simbolo della cultura latina, cattolica.

Questi due elementi qualificano il senso di questa interessante architettura. Questo cimitero sorprende piacevolmente per la sua raffinata riproposizione di taluni stilemi che da sempre sono il significante della millenaria tradizione multiculturale siciliana. L’opera plasticizza con successo il tema quanto mai attuale dell’integrazione culturale e religiosa.

All’esterno del perimetro, ai piedi del baluardo, sono stati ricavati due campi di sepoltura comune: uno riservato al culto cattolico e uno a quello islamico. Nel primo le umili pietre tombali sono concentriche nel secondo orientate verso la mecca.

Commemorazione defunti, così gli orari d'accesso ai cimiteri

Quest’idea di fortezza sembra stata concepita per voler difendere i contenuti di senso dell’opera stessa. Contenuti declinati con una visione emancipata ed universale del culto dei morti.

Nello spessore dei baluardi trovano posto i loculi tutti ordinati e omologhi senza differenza di fogge, forme e decori. Ogni salma ha spazio analogo, stessi caratteri identificativi e stessi accessori.

All’interno dei bastioni, nei tre “rivelli” (spazi interni ai bastioni), sono stati modellati spazi aperti circondati dalle pareti dei loculi. Ambienti garbati, sobri, rassicuranti, protetti. Luoghi di condivisione intima e paritaria del ricordo.  Tre piccole piazzette triangolari dalle quali si può giungere al superiore citato camminamento panoramico chiuso a monte da una parete di loculi più alta che guarda il mare aperto.

In questi piccoli spazi ogni aspetto è stato curato, con la puntigliosità doverosa dell’architetto. Le pareti dei loculi hanno ergonomie geometrie inclinate, Il disegno delle fontanelle, i mosaici di gusto esotico e le vasche hanno gradevole disegno artistico. Tutto è una riproposizione di significanti che rimandano alla storia millenaria dell’isola. Una rielaborazione sintetica e di buon gusto di archetipi secolari. Forse l’unico elemento in cui non ricorre la declinata multiculturalità è il prisma centrale delle citazioni.

L’opera è stata progettata dall’architetto Giovanni Maimone e gli elementi artistici da Ranieri Wanderling.

Una buona qualità architettonica riservata ai morti, dove non vi è traccia di svarioni o irrisolutezze dovute alle speculazioni tipiche delle architetture dei vivi, delle quali, nelle opere pubbliche, pare non si possa più prescindere.

La fortezza così concepita sembra difendere l’uguaglianza almeno nel post mortem. La morte è un mistero che omologa e spesso i cimiteri viceversa ostentano  tombe e cappelle gentilizie fastose, un vezzo che “serve ai vivi per continuare la loro competizione con gli altri vivi usando i morti”.

Qui tutti i posti sono uguali, è l’architettura che li contiene che fa la differenza e non il singolo sfoggio delle tombe, come siamo abituati a vedere. Si tratta di un’architettura che declina il mistero della morte attraverso un autentico cambio di paradigma culturale inedito alle nostre latitudini.

Un cimitero dove i segni e le forme ci invitano a concepire l’integrazione di ogni sentimento religioso come un processo culturale che oltrepassa la vita dandogli senso.Qui tutto e garbatamente omologato. Questa architettura, negando ogni ostentazione delle differenze in vita proiettate nella morte pare sussurrarci: “Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive Nuje simmo serie, appartenimmo à morte!".

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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