Mercoledì, 28 Luglio 2021
La forma delle idee

Opinioni

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Coronavirus, lucchetti al baby park? Una censura alla fantasia

I bambini di oggi senza scuola e senza la loro “fabbrica dei sogni” sembrano consegnati tristemente all’alienazione programmata della postmodernità. La speranza che ci sia un'altro giro di giostra...

Sono davanti al cancello chiuso del Baby Park. È una domenica di un novembre che prolunga in modo insolito la sua estate di S. Martino. E’ il giorno e l’ora in cui quel cancello, fino a qualche mese fa, era attraversato da sciami di bimbi che con occhi ridenti e sguardi felici trainavano ansiosi i loro genitori. 

Le narici venivano assaltate dall’intenso odore caramellato dello zucchero filato e l’aria era invasa dal suono dei carillon, scossa dagli stridii fragorosi delle auto scontro e percorsa dalle voci mitiche che dagli altoparlanti annunciavano un nuovo giro. Un nuovo giro di giostra: un altro viaggio con la fantasia.

I baby park sono la plasticizzazione di un mondo ideale senza affanni, senza fatica di vivere, senza contrasti, solo gioia! Un mondo innocente! Sono il significante di quella fanciullezza perpetua rimasta dentro ognuno di noi.

Sono la forma di quella semplice felicità a cui tutti i bambini dovrebbero aver diritto, senza discriminazione.  Luoghi dove la fantasia trova la propria dimensione fisica, dove l’istinto ludico di ogni bimbo trova la sua ideale dimora.

Luoghi per eccellenza deputati ai rapporti umani, puri, candidi, senza competizioni e malizie, dove non c’è ombra di diversità e di conflitti, dove non v’è traccia del peso dell’esistenza. Sono la metafora della fantasia concepita come unica via d’uscita dalla fatica della realtà.

Ma quei bimbi oggi non ci sono! La via d’uscita fantastica è bloccata da un catenaccio. Un catenaccio di paura. Il mondo “fanciullo” di quelle giostre è interdetto! La mancanza di quelle luci colorate intermittenti che paralizzavano di stupore sono solo un doloroso ricordo che in me si è trasformato nella nostalgia della fanciullezza, nel suo desiderio. I Luna Park fino a ieri erano uno i pochi baluardi rimasti a lottare contro l’alienazione dei ludi digitali. In un’attualità ormai posseduta dagli iphone, smart phone, tablet, etc., erano i pochi spazi che ancora proponevano ai bimbi un divertimento analogico.

Erano una festosa riluttanza contro l’impetuoso “progresso digitale” che ha trasformato i luoghi della fantasia in una triste console di play station, dove tutto è programmato. Erano una sorta di vaccino senza effetti collaterali, contro l’alienazione della globalizzazione. Oggi il ripetersi di infiniti lockdown ha confinato i bambini, anche la domenica, nella triste solitudine delle loro camerette, isolandoli definitivamente dai sogni.

La chiusura dei luna park, e quella ancor più grave delle scuole, sono una censura alla fantasia delle menti più semplici, quelle più pure, quelle dove se scrivi qualcosa di buono e di positivo rimane per sempre, diventando un motivante proposito esistenziale.

Senza le fabbriche dei sogni come sarà l’uomo di domani? il Covid gli sta salvando la salute a  discapito della fantasia.

Come sarà la generazione che dirigerà il futuro senza questi retaggi ludici? Riuscirà ad operare con senso di solidarietà, di cooperazione? Con quale slancio altruista amministreranno il bene comune se sin da piccoli hanno imparato che l’altro è un pericolo per la propria sopravvivenza e che bisognarà starne lontani?

Che sentimenti avranno verso l’altro, dopo questo lacerante rafforzamento di quel solipsismo che da tempo ha infettato, come un virus pandemico, i nostri valori sociali?

Sento forte la necessità di fermare un mio coetaneo per evocare con lui la fortuna di aver vissuto quell’universo dove ogni fantasia era possibile, ma non si può: non ci sarebbe la distanza e poi con la mascherina non proveremmo nessuna emozione non potendo leggere l’uno nel volto dell’altro.  

Come faranno i bimbi senza quel rifugio fatto solo di gioia e mani imbrattate di zucchero, consegnati tristemente all’alienazione programmata della postmodernità che con il pretesto di un agente patogeno molto contagioso gli sta spegnendo, forse per sempre, le luci della fantasia?

Sono molto perplesso. L’esortazione ottimistica: “Ce la faremo!!”, che da mesi sostiene e contiene le nostre paure, nella mia mente si è trasformata in un punto di domanda: Come ce la faremo?... e…, ci sarà ancora un altro giro di giostra?

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