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La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Capolavori imbrattati, quando la provocazione prende di mira i bersagli sbagliati

Al Centre Pompidou di Metz l'oltraggio a ben cinque tele, tra le quali “L’Origine del Mondo” di Courbet. Un gesto che però è la lucida metafora della mancanza di reazione civile

Oltraggiare, per denuncia sociale o civile, le grandi opere d’arte che sono esse stesse una denuncia, spesso di valore universale, (diversamente non sarebbero opere d’arte) è una sbalorditiva eterogenesi dei fini.

Così è accaduto il 6 maggio scorso al Centre Pompidou di Metz, nell’ambito della mostra dedicata a Jacques Lacan, padre dello strutturalismo psicologico, e il suo rapporto con l’arte. Alcuni dipinti di grande valore artistico e culturale sono stati vandalizzati ed una è stata addirittura trafugata.

Una donna si è introdotta furtivamente nei locali in cui erano esposte le opere imbrattando per protesta con vernice arancione ben cinque tele, tra le quali “L’Origine del Mondo” di Gustave Courbet del 1866.

Un’opera che rappresenta la frattura insanabile tra la visione romantica dell’arte e l’avanguardia. Si tratta di uno dei più significativi capolavori della prima avanguardia pittorica: il Realismo.

Il Realismo Francese è stato la prima cifra stilistica dell’Arte Moderna, un’esperienza espressiva fortemente impegnata che rifiutò l’arte per l’arte, interpretando per prima tutte le spinte culturali e filosofiche che si svilupparono dopo i moti del 1848 che furono, a loro volta, la secolarizzazione dei valori della Rivoluzione Francese del 1789. Valori che portarono ad una definitiva trasformazione della società occidentale. L’intero sviluppo sociale e civile ebbe una grande accelerazione. Nacque così il Socialismo Scientifico.

“L’Origine del Mondo” e il realismo francese

L’Arte in quel frangente perse la sua visione romantica. Non rappresentò più miti né celebrazioni, non dipinse paesaggi bucolici o nature ideali, censurò ogni rappresentazione teologica.

Nacque in quel momento l’Arte Moderna che si caratterizzerà per essere una radicale rottura con tutte le esperienze espressive pregresse invece che un’evoluzione delle precedenti, come era sempre accaduto in passato. Le cause di questa frattura non furono semplici mutamenti del gusto, bensì ragioni storiche, sociali ed ideologiche che influenzarono notevolmente l’ambito artistico in un dialogo di reciprocità.

Era il tempo in cui Friedrich Nietzsche affermava che: “Dio è morto”: intendendo con questa metafora, che all’uomo tocca esser demiurgo, farsi fabbro del proprio destino. Vincent Van Gogh si definiva "Un rivoluzionario ribelle” ed  Edvard Munch urlava contro "una società moralista senza morale".

Così l’arte divenne strumento a servizio dell’uomo per il suo riscatto sociale e si propose come mezzo di denuncia e di rivoluzione. L’artista era uomo impegnato, che interpretava pienamente il pensiero di Marx ed Engels “…In una società giusta non esistono pittori, tutt'al più uomini che, tra l'altro, dipingono”.

I realisti furono i primi a concepire l'arte a servizio dell'uomo per il suo riscatto sociale. L'arte come strumento di denuncia dei privilegi e delle ingiustizie. Il Realismo Francese fu la prima corrente artistica di questa nuova visione rivoluzionaria dell’arte che retrospettivamente chiameremo avanguardia.

Il realismo fu un’esperienza espressiva che rappresentò la pura realtà delle cose, dei fatti e dell’animo umano come mai visti prima. La realtà nuda e cruda come denuncia e come rivendicazione di diritti umani e civili.

È la prima espressione artistica che mette la verità prima della bellezza. Per i realisti la bellezza non può non essere la rappresentazione del vero. La bellezza non è tale se contiene l’ipocrisia, l’artefatto, o ancor peggio, se questa si mette al servizio dell’ingiustizia e della classe dominante.

Il Realismo Francese

Gustave Courbet  fu  il capo scuola. Le sue opere sono le prime ad esprimere i termini di una forte denuncia sociale e civile e rappresentano la cruda realtà, basti pensare al suo “Gli spaccatori di pietre” del 1849. Un’opera che per prima raffigura la condizione spietata a cui erano sottoposti i lavoratori: un’opera che rappresenta il primo manifesto sindacale.    

Per non tacere de “Il Sonno” del 1866, un’opera che rappresenta la bellezza di una sessualità diversa, il lesbismo. Un’opera che a quei tempi fece scandalo per aver rappresentato al mondo una sessualità fino ad allora ipocritamente nascosta.

Partecipò attivamente alla Comune Parigina, fu presidente della Commissione delle Arti, ed in questo ruolo fece abbattere, nel 1871, la Colonna Vendome altrimenti detta Colonna della Vittoria, fatta erigere da Napoleone per celebrare la vittoria di Austerlitz, in quanto simbolo della Guerra. Un gesto antimilitarista ante litteram che gli costerà la condanna a sei mesi di galera inflittagli dal Tribunale della Guerra istituito dopo la caduta della Comune.

Era amico e grande ammiratore di Pierre Joseph Prodrohon, economista, filosofo, socialista e primo teorico dell’anarchismo secondo il quale “ la proprietà è un furto”.

Sono questi i presupposti, le idee e i significati semiotici ed ontologici dell’autore e dell’opera che è stata vandalizzata. Oltraggiare quest’opera significa non condividere questi presupposti o ancor peggio, non conoscerli affatto, e questo è terrificante, se si pensa che ad agire è una persona che si dichiara militante per i diritti umani.

Questa “Performance”, così chiamata dalla sedicente artista (Deborah De Robertis), è solo un grande pericoloso cortocircuito di senso che indigna per la sua inopportunità e allarma perché tradisce un vuoto di pensiero ideologico e tanta ignoranza.

Questa azione definita eufemisticamente “protesta” o “denuncia“ non ha nessuna struttura di senso logico politico. Chi e cosa dovrebbe sensibilizzare? Lascia pensare che si tratti di un banale espediente distrattivo utile solo alla visibilità di chi lo compie.

Se relativizziamo questo gesto al drammatico scenario storico attuale esso appare inconsulto, inconcludente, banale e pernicioso. E’ come se ci lamentassimo per un lieve prurito mentre siamo devastati da un cancro.

Provocazione o gesto autoreferenziale

Viene da chiedersi perché l’autrice del gesto non sia andata a colpire i luoghi e le persone che stanno con ferocia erodendo davvero i diritti fondamentali dell’essere umano, minando ogni struttura democratica faticosamente costruita attraverso secoli di drammi e sacrifici, compreso quelli degli artisti combattenti come Gustave Courbet  o di intellettuali e scienziati impegnati sul fronte progressista come Jacques Lacan?

Sfuggono ad ogni sforzo cognitivo, anche il più conciliante, quali siano i termini della denuncia di questo atto vandalico. Quale luminoso ideale incarnano? Qual è il senso di questo gesto deprecabile che sta passando come una performance artistica?

In cosa consisterebbe questa provocazione? Quali sarebbero i diritti o le idee di alto valore civile e morale per i quali si è attuata questa “protesta” e quali gli obiettivi di sensibilizzazione?

Sembra lampante che colei che scriva su un’opera di grande valore culturale “Me Too” (anch’io/sono d’accordo) abbia solo intenti autoreferenziali.  Ci vuol dire che anche lei si ritiene l’origine del mondo? E chi lo potrebbe negare in quanto donna? Ci vuol dire che concorda con il significato dell’opera? E questa sarebbe una patetica appropriazione di significato.

Il Capolavoro imbrattato è un significante che riferisce in modo perfettamente icastico della femminilità più intima e che letto retrospettivamente è un segno femminista per antonomasia. Perché oltraggiarlo in nome del femminismo stesso? Viceversa, se proprio si voleva potenziare l’ideologia femminista, bastava veicolare l’opera senza aggiungere nulla. Negli anni Settanta del secolo scorso le femministe manifestavano con le braccia alzate congiungendo le mani con gli indici e i pollici formando il profilo di una vagina.

Se davvero costei avesse voluto protestare per i diritti delle donne lo avrebbe dovuto fare con chi le donne le copre e le relega dentro gabbie mentali (la morale) e dentro gabbie fisiche (gli harem), o contro talune concezioni maschiliste palesi o subliminali che esercitano violenze devastanti sulla psiche femminile. Diversamente sorge il sospetto che essa voglia semplicemente guadagnare i suoi 10 minuti di celebrità, un malinconico tentativo di confondersi tra gli artisti e passare per tale.

Ben altre proteste civili la signora avrebbe potuto mettere in atto.

Parafrasando Albert Camus: "L'arte dovrebbe darci l'ultima prospettiva della rivolta". Questa pseudo artista quale prospettiva ci sta indicando?

John Brack sosteneva: "Le nostre opere servono per rappresentare il mondo come lo vediamo, come lo conosciamo". Mi chiedo, quale mondo vede e conosce questa provocatrice? Quale ideale ci vuole indicare con il suo puerile gesto? Per restare nel contemporaneo Picasso, Duchamp, Pollock, Manzoni, Fontana, Burri, Cattelan, gli Street Artists, etc. hanno generato con le loro opere nuove visioni, hanno indicato mondi nuovi, nuovi orizzonti civili. Rispetto ad essi, quale sarebbe la novità provocatrice?

Un gesto che è la lucida metafora della mancanza di reazione civile

In questo attuale tetro scenario storico vi sono millanta cause di ordine ancor più grave che imporrebbero proteste plateali prima che sia troppo tardi.

Se un militante vuole protestare ed essere efficace e non autoreferenziale, può benissimo mettere in atto azioni di oltraggio, anche solo dimostrativo, nei confronti di chi sta eseguendo genocidi, fomentando guerre, minando la salute pubblica, sottraendo il lavoro, violando diritti umani ad ogni latitudine.

Potrebbe battersi per il lavoro garantito a tutti, per il diritto alla salute, per la libertà di espressione, per la perequazione delle opportunità e della ricchezza, tutte macro questioni che contengono in automatico tutti gli altri temi “minori” come ad esempio la causa femminista o quella del surriscaldamento del pianeta.

Purtroppo di questo tipo di denunce non vi è traccia. Sono rare le proteste simboliche finalizzate al risveglio delle coscienze ideologiche e civili.

Non si registrano azioni contro le multinazionali che stanno minando la sovranità degli stati e corrompendo quel che resta dei sistemi democratici. Non vi è traccia di proteste eclatanti nei confronti della Finanza Predatrice e del Sistema Bancario che stanno strozzando oltremodo ogni aspetto della vita di ognuno, riducendo molti popoli alla fame e distruggendo ogni piccolo benessere faticosamente conquistato (la famosa “distruzione creativa del tessuto sociale” teorizzata da taluni finanzieri che ricoprono oggi ruoli di governo).

Non vi è alcuna protesta verso coloro che detengono il debito che schiaccia gli Stati non consentendo l’erogazione dei servizi essenziali ai cittadini, se non a pagamento, nonostante paghino già le tasse. Costoro sono gli stessi che cinicamente operano affinché gli Stati si indebitano, fino a consegnarsi definitivamente nelle loro mani.

Non si vedono molte proteste contro chi sta alterando, pro domo sua, ogni aspetto della vita civile e ogni regola sociale, sottraendo piano piano ogni diritto fondamentale, manipolando le carte costituzionali degli stati ex sovrani per favorire l’affermarsi del dominio finanziario, imponendo, ope legis come valore egemone, il denaro come misura e il fine di tutto. Agiscono come chi vuole primeggiare nei cento metri e fa in modo che tutti gli avversari siano senza gambe.

Non si assiste ad interventi di protesta simbolica che oltraggiano i governanti, specie quelli non votati che indebitamente ricoprono ruoli nei quali prendono decisioni ferali per la sopravvivenza dei popoli, senza dover dar conto al popolo stesso ma solo ai loro dante causa.

Non vi sono “performance” eclatanti contro chi sta uccidendo la sanità, contro chi sta trasformando definitivamente il lavoro in schiavitù, contro chi fomenta, organizza, preordina una guerra dietro l’altra sterminando bambini e donne (quelle di cui si rivendicano i diritti imbrattando le tele) per guadagnare sempre più soldi e territori.

Si registrano solo azioni generiche contro imprecisati cambiamenti climatici, emergenze che forse verranno, ma nessuna efficace invettiva contro l’allarmante status quo, contro ciò che sta fatalmente avvenendo.  Nulla di concreto, tutto vago, generico e senza individuare mai alcun responsabile, o peggio addossando colpe a tutti noi. Sarebbe come protestare contro sé stessi o contro nessuno, mentre i veri autori dei crimini continuano a passarla liscia.

Si vedono solo proteste vaghe dove non c’è un responsabile, dove il problema è sfocato e l’azione non incide e non sensibilizza alcuna coscienza.

Nessuna denuncia che avesse l’intento di svegliare soprattutto le giovani generazioni alle quali stanno togliendo ogni diritto esistenziale indebolendo la loro reattività con falsi allarmi ed emergenze fittizie, facendo sì che loro ci caschino come allocchi facendosi persino venire le eco ansie che sanno tanto di gravidanze isteriche.

Così, mentre si imbrattano i fondamenti della cultura e della democrazia, come le opere d’arte di cui sopra, un potere transnazionale, mai come adesso, si sta impossessando non solo della proprietà delle cose, ma anche delle nostre vite e dei nostri corpi.

Mai nel corso della storia gli invasori erano arrivati a tanto! Si appropriavano delle terre, dei beni, delle donne e degli uomini, e li rendevano schiavi, ma avevano tutto l’interesse di lasciarli in salute affinché producessero per loro.

Nessuna protesta plateale contro questo mondo capitalista dove comanda chi ha più soldi, non chi è democraticamente eletto. Dove ormai da tempo la partita è truccata. La politica è corrotta dal soldo pervasivo della finanza.

Oggi questo potere globalizzante che molto somiglia al “Padrone del Mondo, di bensoniana memoria, possiede armi mediatiche capaci di manipolare le nostre coscienze e si sta appropriando, o si è già appropriato, dei nostri corpi ammalandoli per poi usarli come bancomat. Come canali attraverso i quali sottrarre risorsa economica, proprietà e volontà. Stanno generando un pianeta di malati bisognosi di cure che solo loro possono somministrare, a pagamento ovviamente. I nostri corpi finanzieranno sempre più e in modo definitivo questo potere spietatamente predatore, ultra neo liberista che ormai ad ogni latitudine governa chi governa.

Per questo potere così feroce, per questo “Grande Fratello”, cosa vogliamo che sia il danneggiamento di un’opera d’arte? Nulla! Anzi, non può che trarne vantaggio.

Dunque perché imbrattare Courbet? È un gesto che genera solo il sospetto di una complicità involontaria a questa deriva liberticida, a voler pensar bene. A voler pensar male, fa immaginare anche una manipolazione eterodiretta.

Nondimeno questo abbandono generale delle strutture di senso nella protesta produce solo vantaggi a chi domina…. Così il carnefice ringrazia!

Sono tempi tristi! Tempi in cui la vittima è il miglior complice del boia.

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