La forma delle idee

La forma delle idee

Architettura araba-siculo-normanna, la chiesa di San Pietro e Paolo di Italia esemplare perfetto della bellezza

Un intreccio di archi che rappresenta anche quello di culture eterogenee che da sole non avrebbero prodotto mai quella magnificenza divenuta nel tempo archetipo della Sicilia

Se San Maria di Mili si può considerare la matrice traballante e imperfetta di una delle più esaltanti espressioni dell’architettura mondiale di tutti i tempi (lo Stile Arabo Siculo Normanno), l’elemento palingenetico commovente che esprime in pieno la bellezza dell’originale, la Chiesa di San Pietro e Paolo di Itala è il vero autentico raffinatissimo prototipo, l’esemplare primo e perfetto!!!

In origine era la chiesa di una piccola abazia fondata nel 1092 da Ruggero I, posta  direttamente sotto egida dello stesso Conte normanno, per sottrarla alla diocesi di Messina. Uno dei primi passaggi politici che portarono alla Apostolica Legatio.

Del complesso monasteriale originario, più volte violato e manomesso, resta ben poco. Questo poco è stato definitivamente compromesso da un maldestro restauro operato negli anni trenta del XX secolo che ha cancellato molte delle espressioni originali. Quel che oggi si può apprezzare è solo la chiesa, anch’essa vittima di improprie manipolazioni che vanno dal barbaro l’occultamento della preziosa abside, intrappolata all’interno di un palazzo ottecentesco, oggi diruto, addossatosi con prepotenza per rubarle la pregiata posizione panoramica, all’intonaco colorato in rosa carminio dell’esterno del claristorio.

La chiesa a pianta basilicale a tre navate, senza transetto, sembra voler venire fuori e liberarsi da quell’improprio aggancio facendo esplodere con forza, in quel luogo mite e silenzioso, la sua inestimabile bellezza.

Dell’antico tempio si affermano all’esterno solo la facciata principale e una facciata laterale, che esplicitano integre le meraviglie della decorazione originale in laterizio.

L’interno rende l’idea dell’originale e sul presbiterio si erge una struttura a blocchi sovrapposti d’ispirazione araba sormontata da una cupola che precorre analoghe espressioni panormite e migliora le primordiali cupolette dei S. Maria di Mili.

La facciata della chiesa ha una geometria tipicamente romanica, a capanna, impreziosita da una singolare sequenza di archeggiature a tutto sesto concentriche, cieche, che affiancano il portale a sesto ad ogiva. Di raffinata bellezza sono gli archetti sopraciliari delle già descritte coppie di archeggiature a ghiera che scalanano la facciata.

Il prospetto laterale presenta un impareggiabile virtuosistico incrocio di archi a tutto sesto che contengono una sequenza di monofore inscritte in sottoarcate. Gli archi superiori si spezzano dopo un terzo dall’imposta e fungono da appoggio ad una serie ampi archi di colmo a sesto ribassato che si incrociano con un passo pari alla distanza dell’asse delle monofore. Questa articolazione d’intrecci conferisce al prospetto una sfumatura moresca. Siamo di fronte ad uno dei temi più alti espressi dell’architettura arabo siculo normanna, che fa assumere all’opera un grande valore artistico e monumentale.

 La chiesa rappresenta un rarissimo esempio di repentina evoluzione, dalla prima prova al perfezionamento assoluto. Un’evoluzione senza passaggi intermedi che transita veloce dall’incertezza delle archeggiate di S. Maria di Mili alla perfezione degli archi incrociati di S.Pietro e Paolo, con un capolavoro d’intrecci dal ritmo perfetto e struggente. Un’opera di strabiliante tecnica muratoria che è il prodromo indiscusso dell’abside del Duomo di Monreale: l’opera suprema del dominio normanno, sconvolgente, ieratica; l’involucro più sofisticato della storia dell’architettura universale, con il suo irraggiungibile dialogo di tre scale di archi intrecciati, ricco, fastoso, inteso, quasi ossessivo, maniacale. Una magnificenza a cui gli arabi non erano mai arrivati. Una interpretazione che sublima uno dei temi centrali dell’architettura islamica: l’incrocio degli archi (vedi la moschea di Cordova).

Il prospetto laterale di S. Pietro e Paolo di Itala è un’inedita bellezza. L’iniziale “opera d’arte” (oggi si direbbe la start up) di un percorso tecnico-formale esaltante che raggiungerà la sua apoteosi nelle absidi delle cattedrali panormite. Un inedito dal grande valore culturale oltre che artistico. Quegli archetti incrociati non sono una novità, ma un’innovazione, una novità che è evoluzione e al tempo stesso sintesi di segni preesistenti.

Quell’intreccio (repertorio architettonico che ha radici nel mondo arabo), rivisto e riproposto da uomini del Nord Europa, allude ad un bisogno di aggregazione e di dialogo. Lo stesso che assumiamo quando per farci accettare in terra straniera usiamo gli idiomi del luogo. Quell’intreccio di archi rappresenta l’intreccio di culture eterogenee che da sole non avrebbero prodotto mai quella magnificenza divenuta nel tempo archetipo della Sicilia, immagine di sintesi dell’identità isolana e della sua secolare cultura.

Quell’intreccio di archetti in varia scala, che si sovrappongono, si incastrano, dialogano vibranti, si assorbono l’un l’altro, in un gioco vorticoso e sublime sono la sintesi plastica di un intreccio di popoli e culture.

Sono il segno dell'esordio incerto, intriso di complesse contraddizioni, di un processo culturale ed estetico di rara bellezza.

Quei mattoni intrecciati, già visti ma inediti, ci raccontano di quel senso dell'accoglienza e dell'integrazione che caratterizza i siciliani, che oggi vediamo mortificato dal cinismo speculativo con il quale si stanno gestendo i processi migratori in atto.

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Quegli intrecci sono il segno di una sapienza solidale e umana, che un tempo i siciliani avevamo nell'anima e che hanno scolpito nelle loro pietre più belle, e che oggi non si ritrova più, né dentro di loro né dentro le istituzioni che li rappresentano. Evidentemente non siamo più capaci di sentimenti così nobili. Evidentemente non siamo più all'altezza dell'identità secolare di un'isola metafora di tutto, ma soprattutto, di bellezza e di multiculturalità.

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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