La forma delle idee

La forma delle idee

Sos per la chiesa di Santa Maria di Mili, il monumento più importante di Messina nel degrado e a rischio crollo

La sua raffinata bellezza è il primo esempio di architettura Arabo Siculo Normanna pervenuta integra ai giorni nostri. Ora è inaccessibile e avvolta dalla vegetazione. Le difficoltà legate anche alla vertenza tra privati e enti pubblici sull’accertamento delle responsabilità

La chiesa di San Maria di Mili  è un'architettura che commuove e intenerisce per il suo essere embrione di tutto il campionario stilistico che l’Architettura Arabo Siculo Normanna declinerà nella sua evoluzione.

Si tratta di un'opera che racchiude in sé tutta la cifra de "la bellezza dell’idea originale".

Una bellezza da troppo tempo nel degrado e nell'abbandono, nonostante l'attenzione sensibile di cittadini e studiosi, vittima della distrazione incolta degli amministratori. Indagando questa architettura "primitiva" si comprende l’inizio di un processo artistico e culturale di valore universale.

Lungo il fiume Mili, nell’ansa più ampia in prossimità dell’abitato di Mili S. Pietro, sorge un antico complesso monastico, fondato dal Conte Ruggero intorno al 1092, sulla vestigia di un antico cenobio bizantino rimaneggiato in periodo arabo.

Della piccola abbazia fortemente stratificata ed oggi diruta, si può apprezzare solo la chiesa. Una chiesa che conserva della sua condizione originale solo la struttura posteriore. Essa venne allungata nella parte anteriore, presumibilmente agli inizi del XIV secolo, facendo fede a quanto scolpito in una trave del soffitto recante la data 1511.

L'interno è costituito da un'unica navata che culmina in tre arcate sorrette da due pilastri che introducono ad un presbiterio absidato lievemente innalzato.  La struttura absidale, orientata ad est, presenta tre absidi, una grande e due molto piccole. Solo la prima emerge dall’involucro e caratterizza in modo magistrale il prospetto absidale decorato da archetti pensili dal ritmo alternato che con armoniche pause si congiungono alle lesene sottostanti. 

La concezione volumetrica anticipa quella di molte chiese della prima stagione normanna a Palermo, vedi S.Giovanni dei Lebbrosi.

Il Presbiterio e diviso in tre campate sormontate ognuna da una cupola. Le cupole impostate su tamburi ottagonali sono le prime concepite in Sicilia.

Sul prospetto laterale interessanti appaiono le prima archeggiature incrociate che con il loro atteggiamento primordiale, quasi sperimentale, con il loro andamento traballante sono di una bellezza struggente. Questa soluzione preconizza il motivo degli archetti intrecciati che sarà la cifra distintiva dell’architettura dei normanni in Sicilia.

Questi meravigliosi archi imprecisi sono sormontati da una deliziosa sequenza ritmata di monofore con cornice a doppia ghiera ad “archetto cigliare”: anch’esso uno stilema che si riscontra essere prototipo.

Quest’opera sembra essere l’esperimento primitivo, la simulazione fatta prima di avviare la fabbrica delle poco distanti chiese di S. Pietro ad Itala e di S. Pietro e Paolo d’Agrò a Casalvecchio. E’ una vera e propria “matrice”. Il lucido e commovente prodromo di tutto il campionario stilistico che l’intero stile declinerà nella sua evoluzione.

Questa percezione è più efficace e netta se si leggono i dettagli che rimandano chiaramente ad architetture più illustri. Quei particolari (gli archi incrociati, quelli sospesi dell’abside, le monofore, le cupolette, etc..) sono come quelle sfumature fisiognomiche che ci consentono di individuare il legame tra genitori e figli.

La sua raffinata bellezza è il primo esempio di Architettura Arabo Siculo Normanna pervenuta integra ai giorni nostri.  Essa rappresenta senza dubbio il monumento di più grande valore culturale, prima che artistico, ricadente sul territorio del Comune di Messina e al tempo stesso quello più esposto all’oblio.

Da tempo immemore l’opera è stata condannata all’abbandono. Il degrado del monastero (di proprietà privata) rischia di compromettere e di assorbire definitivamente nella sua condizione anche la bellezza universale della chiesa.

Recenti crolli dell’ex complesso monastico hanno imposto la messa in sicurezza e la conseguente necessità di chiudere definitivamente l’accesso al chiostro, unico spazio dal quale era possibile ammirare la bellezza dei prospetti e dell’abside sopra descritti.

La mancata fruibilità, nel giro di pochissimo tempo, ha consentito alla vegetazione di aggredire e ricoprire sia la pregiatissima abside che il raro prospetto laterale.

Lo stato cui versa è allarmante. Urge dipanare al più presto lo stallo burocratico-giuridico scaturito da una vertenza tra privati e enti pubblici sull’accertamento delle responsabilità e del dovere d’intervento per rimuovere le gravi condizioni di pericolo.

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Ormai questa bellezza è gravemente deturpata e presto sarà fatalmente perduta, finirà nell’oblio una delle opere più pregiate dell’architettura siciliana di tutti i tempi, elemento chiave della narrazione storico-identitaria dell’isola…. Vi pare poco!

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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Commenti (1)

  • L'associazione "Pro Mili San Pietro" presente da due anni i cui soci cittadini residente nel casale, si è interessata alla vicenda della chiesa, avanzando delle proposte, con un documento elaborato del Direttivo, e inviato agli enti preposti alla salvaguardia e alla valorizzazione, chiedendo un incontro per concretizzare gli interventi sia sulla chiesa sia sul complesso monumentale e ambientale.Per completezza dell'informazione, grazie

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