Mercoledì, 17 Luglio 2024
La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Crisi idrica, il gioco perverso dell'emergenza che premia chi non fa o chi fa male

L’anno scorso fu il fuoco, quest’anno sarà l’acqua. Ecco come ci si prepara all'ennesima "sceneggiata collettiva" messa in atto per spianare la strada ad azioni che azzerano i diritti degli uomini e fanno svanire le responsabilità

Ci risiamo! Ecco configurarsi con puntualità sorprendente lo scenario che avevamo già vaticinato qualche tempo fa su questa rubrica in merito all’emergenza idrica (CLICCA QUI).

L’anno scorso fu il fuoco, quest’anno sarà l’acqua.

Denunce incessanti di penuria d’acqua preannunciano un’estate siciliana ancora in emergenza.

La narrazione è unanime. Partita da molto lontano e a tempo debito. L’input, come sempre, l’ha dato la C.E. lanciando l’allarme di una crisi idrica planetaria causata dell’emergenza climatica e per fronteggiarla ha destinato ingenti somme. A ruota sono seguiti i giornali e poi le TV, una campagna mediatica totalmente acritica che in molti casi nega l’evidenza e distorce dati e visioni scientifiche.

Quindi arriva il riconoscimento degli accademici di regime che altro non possono fare se non piegare la scienza alla politica comunitaria per non vedersi tagliate le cattedre e chiusi i laboratori di ricerca.

Poi è stato il turno della politica e delle istituzioni, da quelle nazionali fino a quelle locali: politici, dirigenti, funzionari, tecnici, esperti, etc...

Tutta una congerie di complici acritici che cavalcano la corrente certi che questa scorrerà in un canale dove verrà immesso tanto denaro dal quale potranno attingere, chi più chi meno, in forma diretta o indiretta.

Così viene servita l’ennesima sceneggiata collettiva messa in atto quando l’unico vero potere sovrano decide di aprire i cordoni della borsa. L’unico soggetto che in questa ridda perversa detiene la sovranità monetaria e dispone di facoltà di spesa con discrezione assoluta decidendo a priori cosa finanziare e cosa no. Un potere così incontrastato non si era mai visto.

Un potere che non spende secondo le necessità dei popoli ma secondo gli interessi di oscure strutture private che ormai hanno sottratto ogni sovranità politica e monetaria agli amministratori locali, i quali, pur di ricevere l’ossigeno (il denaro) che li fa pietosamente sopravvivere nel loro ruolo ormai posticcio, non possono evitare di rendersi complici.

Ed ecco che tutti (onorevoli, sindaci, dirigenti, funzionari, etc.) fanno a gara nel preordinare scenari di crisi prodromici a dichiarazioni ufficiali di epocali emergenze. Grazie a questi espedienti riescono ad intercettare quei fondi con i quali possono gestire la loro azione politica di bassa corte, pagare cortigiani e clientes, gestire il consenso, fare spesa, etc..

A notar bene il canovaccio è sempre lo stesso, con le pandemie, con i rifiuti, con le emergenze climatiche, con gli incendi, con il covid e ahimè con le guerre. Sorge dal nulla una narrazione brachilogica che in tempo di post verità basta e avanza per manipolare le coscienze portando avanti un insieme di idee catastrofiche che si sublimano in suggestivi luoghi comuni della paura.

Vengono subito emanate linee guida spesso ascientifiche che presto si trasformano in dogmi, panacea di squallide aporie. Ed ecco che solerti e scaltri funzionari, finti esperti referenziati dalla politica che li nomina, popoleranno comitati scientifici, tavoli tecnici, consigli di amministrazione emanando nuovi principi pseudo scientifici e nuove prassi foriere solo di privazioni. Taglieranno servizi, comprometteranno funzionalità sociali e civili e sottrarranno diritti fondamentali. Suggeriranno solo provvedimenti censori e nocivi basati su luminosi obbiettivi salvifici che loro stessi stabiliranno senza alcun contradditorio, senza nessuna verifica e senza un minimo di analisi dei fenomeni.

Questa è la modalità ormai ampiamente sperimentata per attivare fanatiche pratiche gestionali che hanno come unico cinico obbiettivo quello di preordinarsi ad aderire il più possibile ai bandi e alle linee guida dettate da chi finanzia e promuove la scellerata narrazione.

Questo atteggiamento prepara la strada legale per avviare qualsiasi pratica emergenziale che conduce gioco forza a dichiarazioni di “stati d’emergenza”. Davanti alle emergenze, si sa, i diritti degli uomini soccombono e le responsabilità svaniscono.

Così scatta subito la corsa a dimostrare di essere più in emergenza di altri.

Coloro che avranno costruito meglio le emergenze saranno premiati. I più diligenti sacerdoti del nuovo credo si accaparreranno le più grosse fette di finanziamento della grande torta messa in gioco.

Ecco che vedremo coloro che ieri in modalità ordinaria, per incapacità o per incompetenza, non sono stati capaci di risolvere a tempo debito i problemi di approvvigionamento idrico, magari aggravandoli, essere i primi a denunciare lo “stato d’emergenza”.

Costoro saranno i titolari più accreditati a gestire le emergenze. Ciò equivale ad affidare alla causa la soluzione del problema o per dirla in modo più esplicito, affidare la custodia delle pecore al lupo.

Con queste furbesche consuetudini oramai si è arrivati persino a paradossali farse. Come il caso di quel sindaco di un paesino rivierasco che per anni non è riuscito a garantire l’erogazione dell’acqua potabile nonostante i monti del suo territorio che circondano l’abitato siano notoriamente pregni di falde acquifere di ottima qualità che lo stesso non è mai riuscito ad emungere e nonostante le vibranti proteste dei cittadini che vedono uscire dai loro rubinetti acqua fortemente salmastra.

Ebbene, questo amministratore, avendo subodorato l’opportunità di intercettare qualcuno dei fondi comunitari di cui sopra ha dichiarato urbi et orbi un’improvvisa e grave pecunia d’acqua in base alla quale ha emanato un’ordinanza sindacale riducente gli orari di fornitura dell’acqua,  vietando l’irrigazione di orti e giardini dalle 8 alle 22, pena multe salatissime, come se qualcuno potesse irrigare gli orti o innaffiare le piante con l’acqua salata. Successivamente ha dichiarato lo stato di emergenza idrica mettendosi in fila per avere qualche brandello di finanziamento. Il fatto risibile è che egli di fatto ha denunciato la carenza di acqua salata, quando questa, volendo, l’avrebbe potuta facilmente reperire a mare visto che è la stessa che il suo acquedotto fornisce alle utenze. Invece eccolo operoso ed imperioso a vietare sprechi quando nulla aveva fatto finora, ben sapendo che la gente da anni è costretta a comperare l’acqua minerale per bere, cucinare, lavarsi i denti e persino per dissetare gli animali domestici.

Quindi il trucco sta nell’aggravare i disservizi idrici già prodotti ed è fatta: arriveranno soldi a palate per fare male ciò che ordinariamente si sarebbe dovuto risolvere per tempo. E’ notizia di questi giorni che la Regione Siciliana per fronteggiare il dichiarato stato di emergenza idrico ha ottenuto già un primo finanziamento di 92 milioni di euri.

Questi sono i veri motivi per i quali quest’estate i siciliani patiranno la siccità anche se venisse a piovere per tutto il periodo estivo.

E’ il gioco perverso del “chiagni e fotti. Un gioco che premia chi non fa o chi fa male, demotivando le virtuose pratiche di gestione delle acque che saranno sempre più difficili da attuare e sempre più impopolari. Coloro che i problemi idrici li hanno risolti per tempo si vedranno ridurre i fondi che saranno stornati a favore delle emergenze idriche dichiarate dai comuni meno virtuosi. Così la buona gestione ordinaria delle risorse idriche rischia concretamente di fallire ovunque.

Tutto questo sta bene a quei produttori stremati che da questa storiella potranno ottenere i finanziamenti ristoratori, potranno giustificare l’aumento dei prezzi, potranno produrre di meno risparmiando sul costo del lavoro. Sta bene a progettisti, tecnici, politici, imprese, amministratori, investitori, etc.. Ognuno per la loro azione avrà prebende di varia natura.

Questo gioco perverso schiaccia solo l’utente finale.

Si assisterà ad una sorta di assalto alla diligenza dove si arricchisce chi può. Non importa che i cittadini soffrono grandi disagi, tanto nessuno se ne accorgerà, nessuno lo saprà. Nessun giornale, nessuna televisione ne parlerà.  I cittadini fidelizzati correranno dietro a questi pifferai magici e saranno ben disposti ad ogni sacrificio e non protesteranno all’inevitabile aumento delle bollette idriche. Una sorta di Sindrome di Stoccolma che porterà indietro di secoli la nostra civiltà.

Dalla configurazione di questo falso scenario emergenziale i politici oltre al consenso avranno argomenti forti e sufficienti per commettere, come avevamo già previsto, il crimine della privatizzazione dell’acqua pubblica senza passare per criminali e senza disattendere le leggi, bypassando la volontà popolare che più volte si è plebiscitariamente espressa contraria alla privatizzazione dei beni primari e dell’acqua in particolare.

Tutto ciò nell’ambito dell’attuale feroce cambio di paradigma sociale: sempre meno cittadini e sempre più sudditi.

Si parla di
Crisi idrica, il gioco perverso dell'emergenza che premia chi non fa o chi fa male
MessinaToday è in caricamento