La forma delle idee

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Marzia Trusso, quando i “selfie” diventano arte: ecco gli scatti che svelano la bellezza delle donne

La fotografa messinese racconta come in un libro di Mazzaglia i principi generali della sensualità femminile. Tra fascino e conplessità

Foto di Marzia Trusso

"Nell'aria v'era a quell'ora un appuntamento di letto. Qua e là le frange e i filetti neri di pizzo. In spiccata evidenza tra il resto. Adagio ne cavai una dal mucchio, come una tortorella dal nido di foglie; inconsistente, di velo denso. La svolgevo. La esilità dell'insieme era quella di sempre. Nè rinforzì nè schermature. Mutandine segretissime, elastico cedevole, tenerissimo, lento. Avance di tipo vago: dovevo imparare a distinguere in quella ritualità indecifrabile. Le mani instancabili, faccendavano in alto sui capelli. Sorvegliavo le mani. Si fece avanti quieta e sfrontata."

Un gioiello di rara raffinatezza letteraria, con il quale Giovanni Mazzaglia ci descrive i "Principi Generali" (questo è il titolo), della sessualità femminile.

Il grande autore catanese, assimilato, dalla critica dotta, per la sua ricercatezza linguistica, al grande Carlo Emilio Gadda e per l'ampia capacità di esplorare l'universo sessuale a Vitaliano Brancati, ci fornisce un'indagine indedita sull'intimità femminile condotta con attenta e sensibile perizia. Narra l'ambiente interiore delle donne, con approfondita osservazione, passando da un iniziale desiderio lubrico ad una disorientata curiosità esplorativa.

Descrive l'universo dell'intimità femminile in maniera minuziosa rappresentandone tutte le suggestioni erotiche. Trasforma la focosa convivenza di un viaggio di nozze in un'esperienza conoscitiva della dimensione cerebrale della femminilità, comprendendo, affascinato, i temini di un'assoluta bellezza mentale, a lui totalmente estranea, della quale ci spiega i "principi generali".

Una forza espressiva rigorosa, pura, di cristallo che in modo terso mette a fuoco quei dettagli che consentono di comprendere fino in fondo il senso della "ritualità indecifrabile" della sensualità e della sessualità femminile.

Lo stesso fa Marzia Trusso con i suoi scatti. Un’operazione analoga esperita da un originale punto di vista femminile.  Uno sguardo in quell’intimità interiore che è la natura dell’essere femminile.

Un’operazione d’indagine unica, che cattura meglio di altre quella dimensione impalpabile dell’anima più profonda delle donne fino a raggiungere quello stadio evanescente che sfugge, a volte, anche alle donne stesse, detentrici di una complessità che gli è difficile spiegare fuori di loro. Figurarsi se possono comprenderla gli uomini. I quali da sempre vi bazzicano, smarriti e perdenti, senza riuscire ad imparare o importare nulla di quella complessità nel loro semplice e prevedibile animo: un po' per l’evidente limite maschile dettato dai picchi di testosterone che ne annientano ogni capacità di comprensione; un po' per colpa delle donne stesse che di portare nel loro mondo complesso esseri semplici e lineari come gli uomini pare non abbiano nessuna voglia.

La "ritualità indecifrabile" dei "principi generali" dell’animo femminile viene decifrata con grande forza espressiva ed efficace suggestione anche da Marzia Trusso, in una sorta di introspezione profonda della “bellezza tormentata dell'anima femminile" che da l’esatta percezione di una struggente dimensione cerebrale anche a talune menti semplicemente erettili.

I suoi scatti raccontano di un’intima ritualità corporea, che svela la monumentalità del corpo femminile.  I suoi punti di vista offrono muliebri modulazioni sull’imperscrutabile tema. Uno sguardo che cattura i particolari nei quali si nasconde l’anima delle donne. Scatti che afferrano in modo minuzioso sfumature marcatamente psicologiche e che invece di essere solo narrazione estetica, o abile racconto della bellezza di forme, sono la rappresentazione dell'intensità emotiva femminile. Sono sguardi che riescono a spiegare quel gioco seduttivo ed innato indecifrabile per il maschio.

Si tratta di un’auto esplorazione che ci restituisce la raffinatezza di quella sessualità incomprensibile all'ottuso istinto virile, che, spesso, invece di comprenderla e godere a pieno le sue complessità avventurose, la consuma e basta. Sono opere che scoprono quell’universo desiderato quanto estraneo all'uomo e spesso sprecato per certa mascolinità acerebrale.

Si tratta di messe a fuoco che ci aiutano a capire l'ontologia di quel paradiso seducente, che le donne propongono. Istantanee che restituiscono la grazia di quell'ambigua astrazione sensoriale che da sempre disorienta l’universo maschile.

I suoi scatti si fanno spiriti indiscreti e ci conducono in quella intimità sensuale che le donne hanno sempre, anche in assenza di testimoni. Un occhio femminile inaspettatamente certo di quelle voluttuose sensualità che gli appartengono per natura.  Sono viste lanciate non sul corpo ma sulla psiche erotica. Indagini su un universo gestuale che sono il significante di una richiesta d'intimità complice, di un bisogno di complicità amorosa e non sessuale. Di un bisogno di condivisione carnale delle emozioni espresso con linguaggi trasmessi su frequenze sconosciute. Istantanee di un desiderio totale e assoluto riferito con la forza dell’eleganza. Immagini di una millimetrica danza d'invito all'amore dove l'erotismo trafigge il desiderio maschile con lo sguardo e non con le curve nude dei corpi esposti.

Sono la metafora lucida della sensualità femminile che svelandosi si dona.  

Marta Trusso, d’improvviso, sviluppa una profonda passione per la fotografia.  È un’autodidatta di talento. La sua epifania artistica avviene durante un genetliaco, quando riceve in regalo una macchina fotografica. Il caso gli mette in mano uno strumento che gli consente di rappresentare quello che vede fuori, ma anche quello che vede dentro di sè. Ciò che vede nascosto nell’animo degli uomini e delle donne, e anche nel suo.

Con la macchina fotografica riesce a catturare quell’inarrivabile che ognuno tiene gelosamente chiuso nel cassetto più recondito e segreto dell’inconscio. Così narra quelle dimensioni interiori che con le parole non si possono raccontare né scrivere, perché per descrivere certi pezzi d’anima non ci sono parole.

E’ un momento, quando emerge, e in un momento torna dentro. Bisogna coglierla all’istante, catturarla in un fiat. E’ uno iato, zac! Se la conosci l’hai catturata, diversamente sfugge, e non si fa raccontare. E’ quella sfumatura della femminilità che ogni donna esprime in attimi fatti di segnali, di pose istintive, impercettibili movenze, repentini abbassamenti di palpebre, insistenza istantanea di sguardi che trafiggono come un punteruolo implacabile e non capisci perchè.

E’ quella scintilla che cattura l’uomo e gli fa idealizzare ogni bellezza, anche quella che non c’è.  E’ un modo magico di costruire bellezza.

La bellezza femminile è un attimo! Quell’attimo Marzia Trusso riesce a coglierlo in pieno. Lo cattura miracolosamente dentro se stessa descrivendo con la luce la profonda sensualità femminile. La sua luce non interpreta, svela. Scolpisce la forma dell’anima togliendo il superfluo. Procede per sottrazione, come uno scultore, restituendo una specie di calco dell’interiorità delle donne.

Lo fa con l’autorevolezza di testimone attendibile di quella dimensione latente, che c’è, esiste, e che la sua luce restituisce offrendo l’impronta limpida della complessità dell’animo femminile.  

Questi scatti rappresentano quello che una donna vede dentro sè stessa e che meglio di chiunque può descrivere, mettendo minuziosamente in evidenza ciò che è essenziale e lasciando nell’ombra il resto.

La tecnica e il contenuto espressivo di queste opere chiariscono con lucidità icastica che l'eros femminile abita nel mistero di impercettibili sfumature che accendono in un istante passioni travolgenti. Alberga in quei minutissimi cenni che dichiarano la disposizione all'amore erotico. Nelle finezze gestuali che attivano i sensi e che fanno sentire all'olfatto l'odore del desiderio, all'udito il rumore della voluttà, al gusto il sapore della tenerezza, al tatto la morbidezza della passione.

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Dettagli che solo le vere opere d'arte e veri artisti possono cogliere e spiegare. Per un fotografo lo scatto è il bisogno di rappresentare al mondo ciò che vede! La sua arte dipende dal valore universale di ciò che riesce a rappresentare. Lo sguardo dell’obbiettivo di Marzia Trusso ci racconta ciò che ha dentro di universale, che è cosa assoluta e non personale. Qualcosa di suo, che appartiene a tutte!

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L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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