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Lunedì, 20 Maggio 2024
La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Vanfiori e la poesia dei luna park, in mostra l'incanto di un mondo fiabesco che Messina ha dimenticato

Al cinema Lux la personale di uno degli artisti messinesi la cui esperienza espressiva trova la sua cornice di senso in una forte, quanto poetica, denuncia della perdita della dimensione ludico-analogica dell’uomo postmoderno

Dal 5 al 25 aprile, successivamente prorogata fino al 3 maggio scorso, nell’ambito della rassegna Lux Arte 2024 (presso il Cinema Lux di Largo Seggiola a Messina) curata da Simone Caliò, presentata dal critico partenopeo Sara Fosco, si è svolta una mostra personale e antologica di Eugenio Vanfiori. Uno degli artisti messinesi la cui esperienza espressiva trova la sua cornice di senso in una forte, quanto poetica, denuncia della perdita della dimensione ludico-analogica dell’uomo postmoderno.

I significanti che ricorrono nell’opera dell’artista messinese sono le giostre, il luna park, il circo. Luoghi ed atmosfere che appartengono ad un passato ormai destinato all’oblio.

Le atmosfere di Vanfiori sono l’ultimo rifugio per quel fanciullino che alberga sempre meno in ognuno di noi.

Poetica ribellione ai paradigmi della nuova coscienza digitale

Le sue opere sono la rappresentazione di una poetica ribellione anarchica ai paradigmi della nuova coscienza digitale. Sono una narrazione di un mondo antico, il declinare di una storia mai scritta: quella dei giostrai, dei circensi, dei clown. Sono un racconto mai raccontato di una comunità universale di cittadini del mondo.

Sono il racconto della concezione di una vita “altra”, di un “altro” sistema sociale, di un “altro” modello di aggregazione umana.  Di un rapporto più libero e libertario tra l’uomo e il territorio che lo ospita.

Sono la rappresentazione festosa e consapevole della provvisorietà delle attività dell’uomo ovunque s’insedi. Una categoria di pensiero che rifiuta la stanzialità, la permanenza costruita, l’appropriazione dei luoghi oltre i bisogni naturali. I giostrai e le giostre, i circensi ed i circhi sono la negazione del diritto di proprietà.  Sono un’eresia fatta di gioia, divertimento ed allegria.

Rappresentano una resistenza eterotopica al degrado delle metropoli, la risposta ai “non luoghi” della post modernità di cui le città ormai sono caratterizzate.  Un’alternativa resiliente alle luci dei centri commerciali operata attraverso il trionfo di altri tipi di bagliori e riverberi che si propongono in antitesi alle nuove cattedrali della grande distribuzione appartenenti al feroce mercato neo liberista.

Là dove la fantasia collettiva trova la sua dimensione fisica

I Luna Park di Eugenio Vanfiori sono luoghi universali, luoghi, dove la fantasia collettiva trova la sua dimensione fisica, dove l’inconscio ludico di ogni uomo analogico trova la sua ideale dimora.

Le sue giostre sono il significante del mondo della gioia. Di un mondo ideale senza affanni, fatica di vivere, guerre, contrasti, etc...  Solo gioia! .... Una gioia che ha il retrogusto malinconico della tristezza nostalgica della fanciullezza perduta.

La sua cifra colpisce l’inconscio e lo conduce nei luoghi della fantasia comune.

I suoi Luna Park, come tutti i Luna Park, non hanno collocazione specifica. Sono luoghi dell’identità collettiva. Sono luoghi dell’uguaglianza, dove a nessuno è negato il diritto alla fantasia. Sono espressione di una cultura universale senza confini. Un cosmo segnico fatto di significanti unanimemente riconosciuti e riconoscibili.  Sono il posto della fantasia per ogni cittadino del mondo.

Tra le giostre di Vanfiori

I giostrai - e Vanfiori è uno dei rappresentanti più illustri e più impegnati - sono una genia di veri cittadini del mondo, senza terra e senza patria, progenitori dei Luna Park.  La loro patria è il gioco, il divertimento e la fantasia.  Fantasia che fa di quel giro di giostra sempre uguale un giro ogni volta magico e diverso.

La giostra è una miracolosa macchina che stando ferma ti fa andare ovunque con salti di tempo e di spazio: puoi galoppare nelle praterie del far west, correre con bolidi in gran premi automobilistici, viaggiare su un’astronave o andare al trotto su eleganti cavalli bardati come il protagonista di una fiaba.

Il giostraio è un anarchico allo stato puro, incarna la più perfetta e poetica delle anarchie. Con le sue macchine ruotanti nutre l’immaginazione, la sostiene e da fermo la porta a spasso.

La forma della fanciullezza

Le giostre o i luna park dell’artista messinese sono la forma della fanciullezza.  Di quella fanciullezza perpetua che resta dentro ognuno di noi, triste o gioiosa che sia. Sono la forma di quella semplice felicità a cui tutti dovremmo avere diritto, senza discriminazione.

Le giostre sono strutture fisse che stimolano la libertà. Sono un esercizio della libertà stando fermi. Un gioco fantastico che attiva la fantasia. Uno strumento saldamente ancorato a terra che consente di sentirsi liberi.

E’ in questo paradosso che sta il loro fascino. Sono un grande ossimoro della felicità, che tocca la parte più tenera del cuore di ognuno di noi (di ogni adulto), ci fa recuperare il tempo lieve della fanciullezza lasciandoci il retrogusto amaro del peso di essere cresciuti.

Le giostre sono la triste metafora dell’esistenza costretta dalla realtà dove l’unica via d’uscita è la fantasia.

Il mondo proposto da Vanfiori è un mondo sognante, sospeso tra i luna park felliniani e quello degli acrobati di Chagall.

Vanfiori come Chagall rappresenta la sua rivoluzione proponendo il mondo fantastico della gioia. Egli è un artista ancorato a un mondo dal quale ha assorbito grandi valori e autentici sentimenti nei rapporti umani destinati al divertimento e allo svago.

La sua arte è la rappresentazione di un mondo mancato, fatto di gioia e divertimento, la sua ontologia è pervasa da impegno umano, impegno poetico, impegno rivoluzionario.

Una poetica che rappresenta sentimenti fanciulli uniti a quelli della libertà in senso pieno. La libertà della fantasia ancorata ad un’antica tradizione universale immutata e immutabile come quella dei giostrai.

Il divertimento assicurato ad ogni povertà

Egli con sorprendente originalità racconta il divertimento assicurato ad ogni povertà.

Racconta con un visibilio di colori un mondo umano fatto di relazioni gioiose, all'interno del quale la malinconia cede il passo ad una dimensione in cui la fantasia si sottrae all’insulto della realtà.

Un mondo concreto, affidabile, serio, libero da ogni sovrastruttura sociale, regole, adempimenti, etc…

Una proposta eversiva rispetto al mondo attuale. Una proposta di libertà esistenziale. Una struggente terza via alla resistenza e alla rivolta: quella di pensare ad un mondo ludico come nuovo modello per un mondo migliore.

Vanfiori fa del suo retroterra esistenziale un’esperienza espressiva d’impegno sociale e politico. La sua abilità artistica mette a fuoco un “mondo fanciullo” che i grandi hanno dimenticato.

La struggente poetica dell’artista giostraio sembra combattere, con le sue atmosfere di giostre e luna park, una guerra solitaria contro l’alienazione dei ludi digitali.

Nel mondo ormai posseduto dagli smartphone, dei tablet, delle console etc.., egli propone un divertimento senza tempo.

“Realismo impressionista”

La sua proposta suona evidente come un ammonimento, che ci ricorda che esiste da sempre un mondo del divertimento che sbalordisce l’anima dell’uomo bambino rapendola per sempre; non ci sono nuove tecnologie che tengano.

Le sue opere esprimono ribellione, di resistenza a quel mondo che propone la conquista della felicità attraverso la tecnologia del mondo digitale. Una resistenza contro l’impetuoso “progresso tecnologico” che ha trasformato i luoghi del divertimento fanciullo (i parchi giochi) in una console di play station o lo schermo di un cellulare, dove tutto è programmato.

Per questo le sue opere sono un icastico significante resistente e reattivo ai simboli del neo liberismo e del capitalismo omologante: una sorta di vaccino per esserne immuni.

Le sue atmosfere hanno un grande peso rivoluzionario rispetto ai ludi digitali. La sua cifra da “realismo impressionista” propone appunto i termini di una critica aspra contro il divertimento alienante da console.

I suoi colori roteanti sono un lampo di senso umano nell’attuale scenario alienante dell’era digitale.

L’arte di Vanfiori è uno degli esempi, ormai rari, di linguaggio artistico a servizio della verità. Una eretica critica alla deriva digitale.

Un luogo di rapporti umani

La rappresentazione di quel mondo buono e autentico del divertimento della domenica sera che odorava di zucchero filato, dove risuonano i carillon, gli stridii e i fragori degli autoscontri, e i megafoni che annunciano un nuovo giro. Un nuovo giro di giostra: un altro viaggio con la fantasia.

Un luogo della felicità per gli ultimi, i più piccoli, i più semplici,…i più deboli. Un luogo di rapporti umani, puri, innocenti, candidi, senza competizioni e malizie.

Vanfiori usa le giostre per rappresentare il suo bisogno generazionale di un mondo dove è possibile per tutti realizzare i sogni e i desideri, cosa ormai impossibile nel mondo reale.

Si serve della sua estroversa espressività artistica per manifestare questo disagio. E per farlo attinge dal suo mondo d’origine: “il mondo dei giostrai”, l’unico elemento metaforico al quale affidare la sua denuncia, consapevole che la sua identità, le sue radici possono essere la soluzione.

C'era una volta il baby park

Per restare a Messina, le sue rappresentazioni oggi suonano come una lampante denuncia della perdita di un archetipo dell’immaginario dei messinesi: Il “Baby Park". Quello di fronte al Museo. Un luogo ormai perduto che è stato dal dopoguerra fino al periodo del Covid il luogo comune della fanciullezza di tutti i messinesi.

Di questo luogo oggi la città tutta soffre la lacerante inspiegabile sottrazione, dovuta alla solita insensibilità di chi, in riva allo Stretto,  amministra uomini e cose e ne fa strame. La messinesità di cui molti si vantano, non esiste, è se esiste, o se sia mai esistita, ormai è ridotta a brandelli, erosa giorno dopo giorno, sacrificata sull’altare di interessi inconfessabili e di un’accidia insipiente di tutti, vittime e carnefici. Un’accidia complice e sucida allo stesso tempo stesso.

Con la sua opera Eugenio Vanfiori ci offre il suo mondo per condividere con noi la fortuna di averlo vissuto e di continuare a viverlo. Quell’universo anarchico dove ogni cosa è possibile. Quel rifugio dove non accade mai nulla di negativo, dove tutto è gioia e dove nessuna alienante postmodernità o transizione digitale potrà mai spegnerne le luci.

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