La forma delle idee

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“L’immacolata di Marmo”, il monumento contro sciagure e pestilenze

Tra la fine del ‘600 e la metà del ‘700 l’Europa venne flagellata da epidemie e pestilenze che ne decimarono la popolazione. In questo periodo si diffuse una nuova tipologia di architetture votive: le “Colonne della Peste”. Ecco le più significative a Messina e non

Uno dei monumenti più significativi per i messinesi, “L’immacolata di Marmo”, ha una strettissima relazione con l’attuale emergenza sanitaria. Essa è la forma di ciò che per secoli molte comunità hanno ritenuto essere un rimedio efficace contro pestilenze (peste, colera, tifo, vaiolo, difterite, poliomielite, etc.) e altre sciagure umane: innalzare monumenti alla Madonna raccomandandosi ad essa.

Tra la fine del ‘600 e la metà del ‘700 l’Europa venne flagellata da epidemie e pestilenze che ne decimarono la popolazione. In questo periodo si diffuse una nuova tipologia di architetture votive: le “Colonne della Peste”.

Strutture verticali, ornate da statue e gruppi marmorei erette a scopo propiziatorio o devozionale, che, pur in cifra tardo barocca, si rifacevano alle colonne commemorative del periodo romano. Esse venivano quasi sempre intitolate alla Madonna, in segno di gratitudine per aver placato gravi epidemie o per impetrare la sua protezione.

Si trattò di architetture sviluppate in suggestive proiezioni verticali, cariche di segni e simboli il cui significante mistico veicolava efficacemente il culto mariano esaltandone il ruolo salvifico. Architetture che presto si trasformarono in elementi che caratterizzarono gli spazi urbani più significativi e più identitari delle città, divenendone il baricentro. Molte di esse divennero simbolo identitario dei luoghi o veri e propri archetipi di comunità sopravvissute alla peste, come la famosa Colonna della Peste di Vienna del 1692, o quella di Praga eretta nel 1716.

Alcune di loro sono dei veri e propri piccoli templi, come: la Colonna della Peste di  Klagenfurt, in Baviera, del 1680; quella di Omuluc nella Repubblica Ceca; quella di Linz del 1723; quella di Skofja Loka 1955; o quella di Budapest 1730. (vedi repertorio fotografico).

Le colonne della peste, diffuse in modo “epidemico” in tutto il continente, furono una delle espressioni più autentiche del cattolicesimo controriformista europeo. Erano una sorta di raffinati totem dal sapore apotropaico. Eretti per esorcizzare l’avvento di epidemie, presto divennero elementi ai quali le comunità fecero affidamento per salvaguardarsi dal rischio di qualsiasi sciagura (guerre, alluvioni, terremoti, assedi, invasioni, etc..).

In Italia il fenomeno arrivò, come è solito, con qualche ritardo. Ma si diffuse in modo capillare. Le colonne della peste furono tutte intitolate alla Vergine Maria, e divennero Le Colonne dell’Immacolata, assumendo un ruolo notevole nel rafforzarono del culto mariano.

Degne di nota sono: la Colonna dell’Immacolata di Bologna, in largo Malpighi, del 1668, una delle prime in Italia e unica nella semantica classicheggiante, con la sua colonna corinzia scalanata; la famosa Colonna dell’Immacolata di Roma, del 1777, a piazza di Spagna; quella di Napoli a piazza del Gesù, del 1750; quella di Milano; quella Torino, etc. Da queste ebbe origine la consuetudine delle colonne votive dedicate ad altri santi e per altre ragioni di ringraziamento.

In Sicilia famosa è la Colonna dell’Immacolata di Palermo, del 1728, posta in piazza S. Domenico. Voluta a suo tempo dai D’Asburgo D’Austria, durante il breve periodo in cui dominarono l’isola (1720-1735). Il monumento si distingue da quelli italiani perché esprime il linguaggio tipico di quelle europee. 

La stessa radice votiva vale anche per la Fontana dell’Elefante di Catania, “U Liotru”: una struttura verticale che sostituisce la colonna con un obelisco egizio. In questo caso Giovan Battista Vaccarini, si ispirò all’Obelisco di Minerva di Borromini, di cui era emule, ove un elefante sorregge un obelisco egizio.

Anche Messina ha la sua Colonna della Peste, è il monumento votivo dedicato all’Immacolata, quello inteso come: l’Immacolata di Marmo. Fu eretto nel 1758 dal Senato Messinese, in segno di gratitudine alla Madonna, che placò la peste che dal 1743 colpì Messina riducendo la popolazione ad un quarto (a seguito del morbo perì il 71,6% dei messinesi). In origine installato nell’antica piazza della Concezione, fu ubicato nell’attuale sito, solo dopo il tragico 1908.

Il monumento, come quello panormita, si distingue dal panorama italiano, interpretando quelle articolazioni tardo barocche che furono la cifra distintiva dei monumenti omologhi europei.

L’architettura del monumento peloritano è costituita da un compatto basamento sormontato da un prisma retto a base quadrata con angoli smussati a 45° sui quali si estendono delle leziose volute ornate da grottesche. L’intera struttura sorregge una piastra dal perimetro articolato a geometria barocca, sul quale poggia un gruppo marmoreo, opera di Giuseppe Buceti, che rappresenta la Vergine Immacolata, posta su un piedistallo che schiaccia con il piede un serpente, simbolo delle avversità di cui la città è stata vittima e della loro avvenuta sconfitta (la peste e altre sciagure), ammirata dallo sguardo compiaciuto di quattro putti che stanno in basso, ai bordi del piedistallo. In una delle facce del prisma, campeggia la seguente epigrafe commemorativa: “VIRGINI DEI GENITRICI PRIMIGENÆ LABIS EXPERTI SENATUS POPVLIQVE MAMERTINI PERVETVSTA PIETAS AC RELIGIO”.

Un tempo, quando la scienza medica, non disponendo di microscopi elettronici, per intercettare un bacillo come lo Yersinia Pestis, non dava rimedi, non restava che affidarsi ai dogmi mariani.

Oggi per il Covid19 ci affidiamo al dogma dei Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), basati su fondamenti scientifici poco chiari, che impongono ope legis, veri e propri atti di fede, più politica che scientifica.

Invece di affidarci al buon senso, ci siamo affidati alla paura. Quella paura orwelliana che genera fideismi e mette da parte ragione e competenza.

Ci stiamo facendo sostenere non dalla scienza più avanzata, quella seria, che sta nei laboratori e negli ospedali ma da quella prezzolata che sta sugli schermi televisivi partecipando alla propaganda puerilizzatrice dei media, che genera solo paura, quella paura che produce consenso a chi governa.

L’insidia del Covid19, si combatte con la scienza vera e con il buon governo. Quello che costruisce ospedali e non quello che da decenni chiude le terapie intensive perché non sono redditizie. Quello che finanzia la ricerca e rende libero l’accesso alle facoltà di medicina e non quello delle scellerate privatizzazioni dei presidi sanitari, dove alla prima seria patologia non di routine ti mandano negli ospedali pubblici che non ci sono più, o che non hanno l’efficacia e l’efficienza di un tempo.

All’epoca della peste invece di costruire lazzaretti costruivano inutili monumenti votivi. Oggi invece di costruire ospedali e formare nuove e preparate generazioni di medici, costruiscono “monumenti mediatici” a quelle case farmaceutiche che prepareranno un improbabile vaccino. Chissà, forse, qualcuno, in questa bagarre, presto innalzerà qualche colonna votiva di gusto postmoderno sormontata da un Nuovo Grande Fratello con la mascherina.

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La ragione che dorme sta generando schiavi e l’agonia della competenza (medica e politica) genera morti!!

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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