La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Incendi, la Sicilia sotto assedio: quell'implacabile ferocia senza volto e senza identità

Trascorsa qualche settimana da quel terribile 25 luglio, appare in tutta evidenza lo scenario di una pianificazione dolosa. Senza reazione

L’ondata di calore che ha investito la Sicilia la settimana scorsa è stata un’occasione propizia per taluni, per scatenare un autentico attacco terroristico in tutta l’isola.

Si è trattato di un’evidente azione dimostrativa, di una vera e propria prova di forza per far capire chi veramente comanda la Sicilia dimostrando che qualora volessero potrebbero cangiarne le sorti a proprio piacimento senza passare dall’esercizio inutile della democrazia.

Trascorsa qualche settimana da quel terribile 25 luglio, facendo una lucida e distaccata retrospettiva analisi dell’accaduto appare in tutta evidenza lo scenario di una pianificazione dolosa.

Tutto si è verificato in una giornata in cui il picco del caldo ha coinciso, come sovente accade, con un forte vento.  Simultaneamente ogni parte della Sicilia è andata in fiamme. Nello stesso frangente in tutta l’isola si sono propagati vastissimi roghi distribuiti in tutte le provincie distruggendo milioni di ettari di terreno vegetale, alterando gravemente gli equilibri ecologici di tutti gli ambienti naturali colpiti, distruggendo la fauna e le potenzialità produttive di grandi zone agricole per i decenni a venire. Un danno incalcolabile. Le fiamme stavolta hanno raggiungo anche gli ambiti antropici, invadendo autostrade e strade, linee ferroviarie, lambendo aeroporti ed ospedali, alberghi e strutture turistico recettive. Hanno distrutto sedi di servizi essenziali, strutture strategiche, opifici, monumenti e abitazioni. Alcune cittadine sono state fatte evacuare. E’ andata in fiamme una delle discariche di rifiuti più grandi della Sicilia. Tutto ciò mentre la macchina dei soccorsi non riusciva né poteva sopportare l’improvviso ed imprevedibile carico di domanda.

Un’isola di 5.000.000 di abitanti nel pieno della sua recettività turistica, che in quel giorno ne contava almeno il doppio (l’Agenzia Nazionale del Turismo ha contato nell’estate 2022 un totale di 14 milioni 700 mila di arrivi, di cui 7.000.000 circa stranieri, prevedendo per il 2023 una crescita di oltre il 50% rispetto a questo dato) è andata totalmente in tilt. Messa in ginocchio da una miriade di incendi innescati in maniera sistemica e sincronica, applicati con tecniche da strategia di guerriglia militare.

Pochissimi i Canadair, pochi, stremati e senza mezzi idonei gli eroici soccorritori: vigili del fuoco, militari e volontari.

Si è verificato un fuggi fuggi verso i porti i cui imbarchi sono stati presi d’assalto da una miriade di vacanzieri che tentavano disperatamente di lasciare l’isola.

La Sicilia per i turisti costretti a scappare si è trasformata in un cul de sac. Niente vie di comunicazione sicure, niente aerei, tutti a muoversi con mezzi di fortuna, sfidando il rischio di imbattersi in ulteriori incendi.  Le aree portuali di Messina, Catania e Palermo, sono state prese d’assalto paralizzando queste città che intanto bruciavano. Nessun avviso, nessuna direttiva, pochissimi soccorsi.

Un esodo biblico. La gran parte di costoro difficilmente metterà più piede in Sicilia.

Quelli che erano in procinto di giungere nell’isola sono rimasti fuori costretti a rinunciare alle vacanze o al viaggio, come quando nell’immediatezza di partire per un paese straniero giunge la notizia che ivi è scoppiata una guerra.

Uno scenario spaventoso.

Danni incalcolabili su tutti i settori: produttivi, recettivi, servizi amministrativi, sicurezza, erogazione dei servizi essenziali, etc..

Il prodromo di quanto accaduto che ha tutti i contorni di un avvertimento su grande scala si era verificato qualche giorno prima. L’aeroporto di Catania il 17 luglio è stato danneggiato da un incendio causato, secondo le versioni ufficiali, da un imprecisato mal funzionamento di una fotocopiatrice o di un condizionatore. Un incidente marginale che inspiegabilmente non è stato possibile circoscrivere, i cui effetti paradossalmente hanno paralizzato l’intero sistema aereo portuale, stranamente rilevatosi carente di un idoneo ed efficiente sistema di sicurezza antincendio che avrebbe dovuto neutralizzare sul nascere gli effetti di un banale corto circuito. Invece si è verificata l’inverosimile chiusura sine die dello scalo, impedendo centinaia di migliaia di partenze e di arrivi, creando danni incalcolabili all’economia di tutta l’isola. La chiusura dell’aeroporto ha determinato centinaia di migliaia di disdette di soggiorni turistici e lavorativi, sovraffollando i piccoli scali alternativi di Comiso e di Birgi creando un enorme incremento del traffico di pullman che ha appesantito fino all’inverosimile tutta la rete stradale e autostradale dell’isola.

L’aeroporto ancora oggi, a quasi un mese dall’incidente, non riesce ancora a tornare operativo e a garantire voli e orari sottoponendo ad un’avventura da incubo tutti coloro che sono costretti a servirsene.

Da questo attacco sono derivati preoccupanti quanto impensabili effetti collaterali che si sono rilevati più gravi del danno.

L’incredibile venir meno della corrente elettrica causato da imprecisati surriscaldamenti di cavi e cabine elettriche che hanno costretto i gestori dell’energia a sospendere la fornitura ad intere città. Catania è rimasta senza luce per giorni.

Al colossale black out elettrico si è aggiunta la sospensione dell’erogazione idrica ad intere popolazioni. Come nei peggiori incubi, l’acqua, più preziosa che mai in quel frangente drammatico, non c’era.

I più grandi serbatoi siciliani non erano in grado di distribuire l’acqua che contenevano per l’assenza di energia che non consentiva l’attivazione delle pompe. Così i siciliani hanno scoperto, con raccapriccio, che queste strutture erogative del bene più vitale, mentre l’isola bruciava, non erano dotate di gruppi elettrogeni o di sistemi energetici alternativi.

A tutto ciò si aggiungono le nubi tossiche sprigionate dalle discariche incendiate. Ovunque per giorni si sono registrati nell’aria alti livelli di diossina e benzene che hanno generato diffusi malori e frequenti necessità di soccorso sanitario per intossicazione da fumo. Ma nell’isola gli ospedali sono pochi, carenti di medici e di attrezzature, ed in quella circostanza alcuni nosocomi erano addirittura fuori servizio perché aggrediti dalle fiamme.

Un domino apocalittico di calamità attivato da un vero e proprio piano di guerra messo in atto da menti raffinatissime. Quel tipo di menti a cui faceva riferimento Giovanni Falcone indicandole come le vere responsabili dell’eterna condizione dolente della Sicilia.

Un domino catastrofico attivato da un potere invisibile che palesa la sua forza a discapito della popolazione inerme, per contrattare chissà cosa con chi amministra l’isola, facendo emergere, con feroce cinismo, la fragilità del potere che governa e al tempo stesso ostentando tutta la sua spietata efficacia operativa.

Mettendo insieme i pezzi di questa tragica vicenda si ha il fondato sospetto che tutto ciò sia stato messo in atto affinché chi doveva capire ha capito!

Mentre ai siciliani, all’oscuro della vera verità, quella carsica, non resta che subire le ricadute di questa vicenda che condizioneranno in futuro fortemente il loro destino. Perché è certo che dopo quest’atto di forza ben riuscito nulla sarà più come prima.

E’ stato violato, con successo, un ulteriore tabù della convivenza civile, quello del dovere inderogabile da parte di chi amministra la cosa pubblica di garantire ad ogni costo, specie in casi di estrema emergenza, i servizi essenziali.

Servizi lasciati ormai da tempo ai privati i quali spadroneggiano violando impunemente quel dogma che un tempo era un sacramento inviolabile della nostra civiltà: “mai interrompere i pubblici servizi”. Tutto questo è stato accettato senza reazioni. È la tecnica della “Rana Bollita” di cui parla Noam Chomsky.

Sono stati sottratti luce, acqua, ospedali e vie di fuga alla popolazione durante una grave emergenza incendi. Anche durante le guerre gli eserciti belligeranti si fermano per consentire che alle popolazioni vengano erogati i servizi essenziali per la sopravvivenza.

Nessuna indignazione morale, nessuno scandalo. La gran parte dei giornali, degli opinionisti e dei politici si è affannata ad attribuire tutto al caldo e all’escatologico cambiamento climatico o ad un folle ottuagenario piromane divenuto il capro espiatorio di un’indignazione istituzionale che guarda volutamente verso l’orizzonte sbagliato.

Negli apparati di governo di questa manifesta e provata vulnerabilità del territorio e di tutti i sistemi di prevenzione e di protezione civile nessuno ne parla. E’ come se la cosa riguardasse altri governanti.

Questa dissonanza cognitiva ci ricorda tanto Totò che si faceva prendere a schiaffoni da un losco figuro che picchiandolo lo chiamava “Pasquale”, giustificando la sua vigliacca mancata reazione con finta distaccata nonchalance, affermando: E io che sono Pasquale!

Siamo sicuri che lo scopo di questi attacchi non sia stato quello di dare il colpo di grazia al turismo In Sicilia? Una ricchezza poco controllabile e molto perequata che andrebbe sostituita con altre attività più lucrose controllabili e di esclusivo appannaggio di pochi?

Cosa sia successo, chi sono i responsabili non si sa e non si saprà mai. Ma una cosa è certa, da domani i siciliani saranno sempre più sudditi di prima, sottomessi a qualcosa di cui si intravede appena qualche elemento. Quei pochi, e già scarsi, diritti civili, in futuro verranno riconosciuti chissà a quali aspre condizioni.

Questa vicenda ha svelato senza equivoci e attenuanti la vulnerabilità del territorio, delle infrastrutture e dei sistemi nevralgici di erogazione dei servizi essenziali. L’evidenza di una drammatica ricattabile attaccabilità.

Da ciò non si tornerà più indietro. Da questa prova di forza verrà fuori un sommerso compromesso tra poteri i cui effetti graveranno inesorabilmente sulle vite dei siciliani e saranno ancor peggio di tutti i soprusi e le angherie che per secoli essi hanno dovuto subire da oppressori esogeni ed endogeni.

La nuova oppressione avrà un’implacabile ferocia senza volto e senza identità. I suoi attacchi saranno asincroni e sarà difficile collegare gli effetti alle cause. Quel che abbiamo visto sarà il modo di agire di un nuovo Leviatano.

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