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Martedì, 24 Maggio 2022
La forma delle idee

Opinioni

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

La costellazione dei borghi messinesi riscoperti in tempo di covid, ora però non dimentichiamoli

Immersi nella natura, nel silenzio e lontano dalle masse, si distinguono per la loro dimensione umana, calore e accoglienza. Viaggio nell'arcipelago di identità culturali e di luoghi a scala umana da riabilitare

Il territorio del comune di Messina è caratterizzato da una singolare condizione orografica che ha profili di unicità e singolarità.

Esso è marcato da due forti elementi:

-  Il solenne profilo del crinale dei Monti Peloritani che offre una forte ed emotiva percezione panoramica. La dorsale dei Peloritani è un sistema naturale di grande valenza ecologica e paesaggistica che presenta la singolarità di un affaccio contemporaneo su due mari, Il Tirreno e lo Ionio. Esso è detto anche Spartiacque poiché dai suoi versanti originano tutti i corsi d’acqua che solcando il territorio versando alla fine del loro corso nelle acque dei predetti mari;

Borghi messinesi, carrellata di immagini su un tesoro da riscoprire

- una linea di costa che senza soluzione di continuità si sviluppa per oltre 50 Km in un suggestivo affaccio a mare sempre mutevole e in molti tratti altamente suggestivo. La linea di costa è un magico paesaggio lineare la cui straordinaria singolarità non consiste solo nella sua estensione bensì nella sua eterogeneità paesaggistica e culturale (ogni tratto ha un rapporto con il mare esclusivo e configura paesaggi marini sempre mutevoli lungo il suo sviluppo, molto condizionati dalla riva opposta che si apre e si chiude nella stenosi dello Stretto o si avvolge nell’istmo di S. Ranieri). Essa non è una comune linea di costa che divide la terra dall’acqua bensì un margine quasi impalpabile che separa la storia millenaria dell’isola dal Mito. Dai miti omerici di Ulisse e le Sirene e di Scilla e Cariddi, di Colapesce, di ‘Ndria Cambria, il coraggioso cariddotu le cui gesta sono narrate da Stefano D’Arrigo nel suo epico Horcynus Orca.;

Questi due forti elementi caratterizzano il paesaggio messinese è condizionano il resto del territorio soprattutto nello sviluppo dei suoi sistemi antropici.

I due sistemi che caratterizzano il paesaggio

Questi due forti sistemi caratterizzano il paesaggio messinese e condizionano il resto del territorio. Essi contengono un territorio che per tutta la sua vasta superficie è inciso da una moltitudine di aste fluviali che generano un altrettanto unico e singolare sistema di paesaggi lineari che uniscono i monti al mare.

Lungo i fianchi di questi lunghi compluvi per secolari ragioni storiche e antropologiche si è insediata una costellazione di nuclei antropici ubicati in posizione collinare quasi tutti d’antica fondazione che oggi costituiscono una sorta di arcipelago di 44 centri extraurbani ognuno con storie e identità differenziate, il cui unico comune denominatore è il corso d’acqua sul quale si affacciano. A questi si aggiungono altri 19 villaggi costieri insediati quasi tutti alla foce dei corsi d’acqua in parola.

Questo sistema di borghi rappresentala la sintesi di una sedimentazione di processi culturali, economici, civili, sociali e politici ognuno con singolari peculiarità dettate dalla orografia del territorio e dalle vicende storiche che per millenni hanno costruito le loro piccole diverse identità collettive.

Un tempo le aste fluviali erano vie di comunicazioni celeri. Per spostasi da una costa all’altra era più agevole risalire in piano il corso dei fiumi fino ai piedi del rilievo dai quali operare una breve scalata per raggiungere il crinale e quindi cominciare una facile discesa. Ciò spiega il perché del singolare urbanesimo collinare che caratterizza in modo specifico il territorio messinese.

Spopolati dalla... modernità

In questi borghi vivono piccole comunità che nel corso dei secoli hanno ritenuto opportuno, per comodità o per esigenze esistenziali, di insediarsi nelle balze che si affacciavano sui compluvi, lungo le rive di questi o a mezza costa, per avere l’acqua, per avere più terreno vegetale da coltivare e/o per nascondersi e proteggersi dalle incursioni provenienti dal mare.

Molti di questi villaggi furono in origine delle staziones o mansiones romane, luoghi di posta, caravanserragli, locande, etc.. Così restarono per tutta la dominazione bizantina. Con gli arabi, che importarono nuove e proficue tecniche di coltivazione, aumentando notevolmente la produzione agricola, questi luoghi si trasforma in casali (piccoli nuclei urbani a vocazione esclusivamente rurale). La stagione araba è chiaramente visibile nel tessuto di molti di essi che presentano una chiara trama policertica (tipico atteggiamento dei tessuti urbani arabi). Successivamente con la latinizzazione dell’isola imposta dai normanni si ebbe un ulteriore espansione di questi organismi fino a configurare dei piccoli borghi medievali. Così restarono fino alla modernità. Dal secondo dopoguerra fino alla fine del XX secolo hanno subito notevoli espansioni urbane, trasformazioni dei volumi e dei linguaggi architettonici con pregnanti perdite dei loro lessici vernacolari sostituiti da nuovi linguaggi afasici espressione di una emancipazione economica non sostenuta da una parallela emancipazione culturale.

Restano comunque integre molte delle loro tradizioni, gli usi e la marcata e differenziata identità collettiva, nonostante quasi tutti siano stati superati dalla modernità che man mano li ha spopolati.

Questi borghi sono luoghi di grande valore culturale, storico e documentale.

La storia millenaria del popolo messinese

Sono luoghi ove meglio che in città si trovano le tracce della storia millenaria del popolo messinese. Dove si conserva ancora un’autenticità espressiva che seppur eterogenea resta in molti casi integra e degna di essere valorizzata, attraverso l’attivazione di processi virtuosi e sistemici di Ri.U.So. (Riabilitazione Urbana Sostenibile), intervenendo non soltanto sul patrimonio materiale ma anche e soprattutto su quello immateriale fatto, di Genius loci ancora persistenti, di strutture etnoantropologiche ancora individuabili che meritano una valorizzazione efficacie ed efficiente che li rifunzionalizzi e li renda dei contenitori di vita, di vita di qualità, dove il futuro possa interpretare al meglio il passato.

Questa geografia culturale tipicità esclusiva del territorio messinese deve essere risemantizzata e ricucita in modo sostenibile con la città recuperando tutti gli equilibri ecologici perduti e tutte le identità culturali frammentate.

Questi sono luoghi dove ancora si può intervenire per ricucire la sfilacciata identità peloritana.

Sono i luoghi in cui si può far nascere nuovi e alternativi stili di vita sostenibili. Sono i pochi spazi antropici a scala umana ancora rimasti. Luoghi adatti per far germogliare nuovi paradigmi esistenziali ed urbanistici, da contrapporre alla deriva globalizzante e neoliberista di questa tetra postmodernità. Possono essere la soluzione per sfuggire dalla distopia orwelliana che si sta avverrando.

Ritorno alla quiete...

Sono i luoghi dove coltivare il sentimento della Retrotopia teorizzata da Bauman. Sono i luoghi del ritorno alla quiete, alle relazioni umane simbiotiche, alla qualità della vita e del tempo. Sono il significante del passato che consola e tranquillizza dove è possibile agganciare l’idea di un futuro radioso a scala umana da contrapporre a quello angosciante che si profila in questo contesto storico in cui le relazioni sociali sono bandite dalle emergenze sanitarie e gli uomini hanno sorrisi nascosti, non si stringono più le mani, non si abbracciano e non si soccorrono più. Sono gli unici spazi antropici a contatto con la natura dove risvegliare dal sonno quella ragione ormai da troppo tempo assopita che sta generando mostruosità.

Bisogna arrestare il loro spopolamento e la loro incipiente perdita identitaria. Poiché questa perdita demografica è uno degli ingredienti che determina il disinteresse da parte degli amministratori che in questi borghi non sanno vedere più alcuna possibilità di sviluppo e dunque di tornaconto politico, consegnandoli cinicamente ad un destino fatale.

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