Martedì, 28 Settembre 2021
La forma delle idee

Opinioni

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Stretto di Messina, la grande bellezza alla ricerca dell'etica perduta

Uno scenario unico a cui è stato negato equilibrio e armonia. Perchè il paesaggio è un sintomo evidente della qualità umana, una questione culturale che ci dice come vive e come pensa chi lo abita

La bellezza del paesaggio antropico è sempre figlia dell’armonia e dell’equilibrio.

La bellezza del paesaggio naturale viceversa è figlia dell’unicità e della integrità dei suo elementi che la natura costruisce sempre con equilibrio e armonia.

L’uomo è il paesaggio vivono in stretta relazione esistenziale e la bellezza del paesaggio è costituita dalla interazione simbiotica tra le opere dell’uomo e gli elementi naturali. Ciò avviene quando l’uomo riesce a creare saldi equilibri tra la qualità del patrimonio naturale e quella del patrimonio antropico. 

Vi sono paesaggi come ad esempio la campagna Toscana, o quella umbra, o quella marchigiana che pur essendo del tutto naturali sono autentici esempi di paesaggi antropici. La loro incantevole qualità è dovuta all’opera dell’uomo. Quei campi ordinati che forniscono gradevoli sensazioni di serenità e bellezza sono pettinati con il sudore degli “aratri” e ornati dalle sapienti cure degli agricoltori che hanno un rapporto estetico sacrale con la loro terra.

Vi sono paesaggi come quelli marini, ad esempio lo Stretto di Messina, dove gli elementi naturali sono di una bellezza eterna e sempre mutevole dove è preferibile che l’uomo intervenga il meno possibile se non vuole arrecare perdite di qualità e bellezza.

Stretto, la bellezza flagellata dall'opera dell'uomo

Il Paesaggio delle Stretto di Messina e uno di quei paesaggi che pur mantenendo la sua unicità ha perduto la sua integrità. I suoi margini sono stati flagellati dall’opera dell’uomo che ne ha infranto ogni equilibrio e sconvolto ogni armonia, al punto da impedire il suo inserimento tra i luoghi Unesco patrimonio dell’umanità a causa della sua integrità fortemente violata.

Lo Stretto di Messina pur essendo scenario naturale unico al mondo non è più qualificabile come rarità universale perché ha perso la sua qualità paesaggistica divenendo uno dei tanti esempi di paesaggi perduti.

La perdita degli equilibri ecologici di rarità paesaggistiche naturali, impone una seria riflessione sulla qualità e il ruolo di tutti quei soggetti che hanno facoltà di intervenire: amministratori, cittadini, urbanisti ed architetti.

Il problema della perdita della qualità del paesaggio, e la sua innaturale mortificazione si risolverà solo quando l’architettura, l’urbanistica e la politica, in primis, si imporranno, al riguardo, un ruolo etico. Quando queste figure, tra gli artefici principali del paesaggio antropico, si faranno sempre più interpreti della sensibile coscienza collettiva e obbediranno sempre meno ai desiderata degli speculatori e ai dettati miopi delle agende politiche (che non durano più di un lustro), progettando con orizzonti più ampi.

Il paesaggio? Una questione culturale

Il paesaggio è un sistema complesso, polisemico, dove c’è scritta la vita, la storia dell’uomo, della natura (terremoti, alluvioni, calamità, etc.) e degli animali, perciò necessità sguardi attenti e sensibili.

Esso contiene in se aspetti estetici, ecologici, storici, artistici, geografici, geologici, biologici, ecologici, sociali, antropologici, psicologici, urbanistici, architettonici, agrari, etologici, giuridici, amministrativi, etc..

Così il paesaggio racconta l’uomo e ci dice come vive e come pensa.

E’ l’immagine più icastica delle sue condizioni di vita: democratiche, dispotiche, caotiche, ordinate, etc..

Il paesaggio un sintomo evidente della qualità umana. Un sistema che genera valori collettivi, i suoi segni sono il significante della storia dei popoli che lo abitano. Quando questi valori sono positivi il paesaggio esprime qualità e bellezza, quando sono negativi essa appare disarmonico, convulso, disturbante.

La questione del paesaggio è una questione culturale! Dei guasti che il paesaggio soffre siamo tutti responsabili, cittadini, amministratori, progettisti, controllori, giuristi, etc…

In ciò è fondamentale il ruolo dell’urbanista e dell’architetto. L’urbanistica traccia la funzionalità del paesaggio, l’architettura modella tutte le forme antropiche delle nuove funzioni territoriali.

Queste due figure assumono ruoli nevralgici nella questione del paesaggio, sono gli artefici della sua qualità o della sua disarmonia. Hanno il compito, più di altri, di assumere un ruolo di sorveglianti etici del paesaggio.

“La bellezza salverà il mondo” così faceva dire Dostroieski al suo “Idiota”. Ed è appunto un’idiozia!

La bellezza non salverà nulla se noi non impariamo a comprenderla, salvarla, tutelarla, valorizzarla e produrla.

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