La forma delle idee

La forma delle idee

FOTO | Abuso edilizio vista mare, mille chilometri di spiaggia nel degrado

Una ondata di cemento invade le coste della Sicilia dove la “tutela” per valorizzarne la bellezza si è rilevata fatale. Tra eccessi e norme inutili

Comincia la stagione estiva e le spiagge sono tristemente popolate da bikini imbavagliati. Per sfuggire a questo angosciante scenario, non resta che prendere il largo. Allontanarsi dalla battigia più che si può, ad una distanza dalla quale i bavagli diventano invisibili e le spiagge sembrano quelle di un tempo dove brulicava la gioia vacanziera dei bagnanti.

Sottratti alla visione delle mascherine i nostri occhi, però, vengono turbati dal paesaggio costiero. Veniamo assaliti dal disagio di sempre: la visione della sottrazione di bellezza compiuta a discapito del paesaggio delle coste, da parte di una feroce e dilagante edilizia, non solo abusiva. Un’edilizia fatta in fretta, disarmonica, espressione di un pragmatismo progettuale e di un prosaicismo esecutivo oggettivamente irritante. Espressione di un’insensibilità verso il paesaggio, verso il contesto ambientale. Un violento insulto all’armonia di un'integrità ecologica che un tempo era da paradiso terrestre.

Le Coste siciliane e quelle della provincia messinese sono quello che tecnicamente i paesaggisti chiamano “paesaggio lineare”.  

Il “paesaggio lineare” non è una linea astratta, è un contesto che esibisce una reale grandezza fisica, di notevole valore ecologico, naturalistico o antropico che si sviluppa lungo una direttrice o un margine di demarcazione che svolge una forte valenza territoriale: un fiume, una strada significativa, un confine nazionale, il limite di un bosco, di una pianura, una falesia, una costa.

I paesaggi lineari, sono elementi che per la loro marcata caratterizzazione posso assolvere il ruolo di elementi di rigenerazione territoriale. Assi attorno ai quali strutturare strategiche pianificazioni territoriali sostenibili che avvino i processi sociali, economici e culturali virtuosi.

Dal punto di vista paesaggistico gli oltre mille chilometri di costa siciliana sono un “paesaggio lineare” di incommensurabile bellezza e di enorme valore culturale ed estetico che da sempre ha assunto il ruolo di bordo di una delle più grandi metafore culturali del Mediterraneo: la Sicilia. Il confine di un arcipelago culturale che è stato, è sarà, soglia, confine, approdo, line di partenza.

La costa siciliana e quella messinese in particolare da sempre è un archetipo impalpabile. Un margine su cui sono avvenuti millanta sbarchi, di infinite occupazioni. Un bordo dal quale ha avuto inizio e fine ogni civiltà, ogni conquista, ogni potere, che nell’isola si sono susseguiti, combattuti e che ancora si susseguono e si combattono.  La costa siciliana è un margine impalpabile che separa la Storia dal Mito.

Un ciglio espressione della identità più marcata dell’isola, che oggi appare infranta da un'edilizia prosaica, espressione di un pragmatismo spietato, legittimato da strumenti urbanistici, leggi e regole che hanno favorito un sistema di gestione corrotto e ignorante, la cui cifra afasica è quella di una alessia di linguaggio che a partire dagli anni settanta del secolo scorso ha infettato una delle coste più belle del Mediterraneo.

Fatta eccezione per qualche esempio di architettura che è riuscita ad entra in simbiosi con l’ambiente che occupa, l’unica proposta estetica costiera è stata quella di una cifra prosaica senza orizzonte culturale che ha devastato la visione di ogni città, di ogni piccolo borgo marinaro, di ogni paesaggio di costa, deturpando quella linea magica la cui bellezza è eternamente mutata dall’ira del mare e dal soffio del vento. Come quello della costa tirrenica messinese.

La costa Siciliana è un bene culturale, perciò un vincolo (art.15 L.R. 78/76). Un vincolo che avrebbe dovuto valorizzarne la bellezza e che, viceversa, si è rilevato una fatale eterogenesi dei fini.  L’azione di tutela si è trasformata in una immobilità che invece di migliorare le condizioni estetiche e naturali, in moltissimi casi, ne ha decretato l’inesorabile declino.

Lo status quo ci fa pensare che in certi casi sarebbe stato meglio una contaminazione viva del paesaggio che un’integrità morta. Pastoie burocratiche e rigidità valutative, hanno bloccato anche le soluzioni virtuose facendo si che in questa paralisi germogliassero, gioco forza, processi di gestione deformati, che approfittando di ritardi, occhi di riguardo, incertezze interpretative, eccessivi formalismi, di autorità senza sensibilità e competenza, hanno avvantaggiato il torbido pantano del clientelismo e delle speculazioni.

La costa tirrenica del messinese è una vera e propria terra straniera dove impera ogni tipo di speculazione, politica, amministrativa, economica e sociale. Oggi la visione di quel “paesaggio lineare” è totalmente disarmonica: case abusive, quasi sempre incomplete, le poche regolari esprimono linguaggi decontestualizzati e turbano fortemente il paesaggio costiero. D’estate nelle poche spiagge, ancora non aggredite dall’edilizia selvaggia legale o abusiva, dove è possibile una fruizione turistica e balneare della costa, impera una straripante quantità di lidi e strutture recettive improvvisati, senza logica e senso estetico, posticci e disorganici. Risultato finale: degrado d’estate e abbandono d’inverno.

Così ai nostri occhi appare il disturbo del brutto a norma di legge di falansteri improbabili su falesie bellissime, di ambienti naturali marini funestati dal cemento armato abusivo che spettrale ostenta i suoi ferri aggrediti dalla salsedine, di obbrobri deturpanti, di palazzoni improbabili per un turismo balneare da grattacielo.

A scanso di equivoci, è lungi da chi scrive, fare l’apologia dell’assenza di vincoli di tutela, ma è solo il voler sottolineare che serve la necessità di una politica di gestione dei vincoli che cambi totalmente paradigma,  che orienti la sua “azione” verso la valorizzazione attiva del bene culturale vincolato.

Un vincolo che paralizza un territorio è innaturale come l’imposizione di una castità, non può far altro che aumentare morbosamente il desiderio della trasgressione e nutrire ogni latente perversione e ogni tipo di devianza.

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La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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