La forma delle idee

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Natale a Maregrosso, nostalgia di Cammarata e del presepe “eversivo”

Un tempo, nella distratta città di Messina, per cinquant’anni, vi era un presepio di vero valore artistico e culturale. Lo allestiva con poetica caparbietà e con dolce ostinazione un uomo buono che si era ribellato ad una grande ingiustizia sociale

Giovanni Cammarata e il suo presepe

Un tempo nella distratta città di Messina, dal 1952 al 2002, per cinquant’anni, ogni Natale vi era un presepio di vero valore artistico e culturale. Un presepe negletto, allestito puntualmente, con poetica caparbietà e con dolce ostinazione, da un uomo buono che si era ribellato in un modo forte e inconsueto, ad una grande ingiustizia sociale: la sottrazione violenta di un lavoro con il quale sostenere i suoi cinque figli e la privazione di una casa dove far vivere in modo dignitoso la sua numerosa famiglia. Un mancato riconoscimento di diritti sacrosanti e inalienabili ad uno delle decine di migliaia di messinesi lasciati ai margini della società peloritana allo scopo di farne una riserva di clientela politica e un grande serbatoio di consenso elettorale. Un uomo, forse l’unica vittima della feroce fenomenologia della baracca che fu capace di reagire. Unica voce in un deserto di coscienze umane e civili, affollato solo da prede e predatori che aveva il coraggio di denunciare: “Potevo avere una casa, me la potevano destinare. Ma se le vendevano le case popolari e gliele toglievano a chi ne aveva bisogno. Io avevo bisogno, ero giovane e avevo bisogno, se mi davano la casa avrei vissuto degnamente. La mia casa l’hanno data ad altri.”

Il presepe era quello di via Maregrosso, luogo di profondo degrado civile e sociale. L’uomo era Giovanni Cammarata, retrospettivamente riconosciuto come uno dei più significativi “Outsider Artist” al mondo. La sua esperienza espressiva fu riconosciuta negli ambienti più autorevoli della critica d’arte contemporanea internazionale già dal 1996, quando John Maizels (uno dei più autorevoli critici di Outsider Art)  inserì  “La Casa delle Meraviglie” del Cavaliere Cammarata (la sua baracca) tra le prime 100 case fantastiche del mondo, pubblicandola nella monografia “The Fantastic Wold“ della casa editrice tedesca “Taschen”.

Da quel momento Messina ebbe un vero artista di statura internazionale, ma non se ne accorse o non se ne volle accorgere, come puntualmente fa con le poche eccellenze che resilienti ancora nascono nel suo arido terreno culturale.

Nel tempo che trascorse tra il 1996, anno della sua consacrazione, e il 2002, anno della sua morte, non successe nulla. Tutto si mosse solo dopo la sua morte ma non si mossero processi di valorizzazione o di  celebrazione, come spesso accade con gli artisti incompresi, ma le ruspe. Le ruspe del capitalismo predatore che cancella ogni identità, ogni simbolo, ogni valore, pur di costruire i suoi templi: i centri commerciali dell’omologazione globalizzante. La “Casa delle Meraviglie” del Cavaliere, riconosciuta in ambito internazionale, venne rasa al suolo e ricoperta con l’asfalto di un desolante e desolato parcheggio di un ipermercato. Di essa, oggi restano solo le vestigia di ciò che egli, fortunatamente, aveva abusivamente realizzato sul suolo pubblico, dove le ruspe della legittimità non sono potute intervenire, un paradosso ricorrente a certe latitudini, dove gli obbrobri sono a norma di legge e la creatività per esprimersi deve commettere abusi e reati, vedi la storia di Fiumara D’Arte.

Il Presepe di Cammarata a Maregrosso lo si poteva andare a visitare accolti dall’antica cortesia del Cavaliere. Un eroe che combatteva con l’arma di una “Bellezza Altra” contro consuetudini conservatrici, rassegnazioni civili, fatalismi sociali. Il suo Presepe era un momento di dignità che egli offriva agli abitanti dei quartieri degradati di Fondo Piccardi e di Fondo Saccà, invitandoli tutti. Un tempo, in questi giorni di festa la Casa delle Meraviglie si accendeva di mille luci sfavillanti che illuminavano quel buio della civiltà, interpretando, con il suo linguaggio babelico, il bisogno collettivo di bellezza e di civiltà di quell’umanità costretta a vivere in modo disumano nel degrado irrisolto di quel luogo.

In questi ultimi mesi Cammarata è stato curato da un gruppo di lavoratori dei Cantieri di Servizio che hanno ripulito quel che resta di una baracca che egli fece diventare la “La Casa delle Meraviglie”.  Prima di intervenire sono stati formati sulla sua opera e sulla sua biografia. Vivendo alcuni mesi tra le sue opere e in quel che resta della sua casa hanno apprezzato il suo valore artistico e compreso (alcuni di loro hanno vissuto e ancora vivono le sue stesse asimmetrie di trattamento sociale) il suo valore civile. Hanno capito il suo patimento esistenziale di uomo che ha combattuto perché non vi fossero più altri Cammarata.

E’ stato un momento in cui l’arte del Puparo ha fatto un ultimo miracolo. Come quello di quando fece volare i suoi elefanti sulla città fino al Palacultura facendoli passare dall’oblio di un interramento alle sale della Gamm, Galleria D’arte Moderna e Contemporanea del Comune di Messina, dove al galoppo ci spiegano la bellezza dell’eresia del Cavaliere avverando il suo grande sogno. Egli ambiva che le sue opere fossero “un onore per la città e per il sindaco”. Un sogno per il quale ha combattuto per tutta la vita subendo ogni tipo l’oltraggio, dall’incomprensione all’indifferenza di una città che flagella chi l’ama e compiace, servile, chi la opprime.

In questi giorni di festa a Maregrosso non c’è il Presepe ma Casa Cammarata è pulita e finalmente recintata e messa al sicuro.  Il Miracolo è dovuto grazie all’impegno sinergico dell’Amministrazione Comunale, dell’attenzione della circoscrizione e al sensibile impegno dell’ingegnere Antonio Rizzo, direttore dei lavori della realizzanda “Via Don Blasco”, che ha operato una variante restringendo in quel tratto l’importante nuovo tracciato viario facendo respirare il sito Cammarata, di cui a giorni verrà completato il sistema di protezione, risistemata la bacheca e  attivata la già predisposta illuminazione del monumento. Quel che resta di Cammarata si potrà finalmente ammirare bene. Si completa così un’altra importante tappa di un lungo processo di valorizzazione condotto dal Servizio di Valorizzazione del Dipartimento Cultura operato insieme a studiosi e cittadini.

Di quel Presepe ci resta solo una rara foto che ritrae il Cavaliere fiero di una fierezza dignitosa d’altri tempi, serio, quasi ieratico, di una resilienza indomita a testimoniare che ci si può ribellare anche con la bellezza. Quel presepe visto oggi commuove! E al tempo stesso ci insegna che bisogna combattere senza indugi per i propri diritti, e nella lotta non  perdere mai la tenerezza.

L’immagine ci restituisce un commovente Luca Cupiello dall’anima semplice e poetica come un bambino che continua a chiedere, eversivo, ai suoi concittadini incapaci di reagine: “ma!..... Te piace 'o Presebbio?”.

La forma delle idee

L’architettura è un’idea che prende forma. È una storia che si plasticizza. Le città sono fatte di architetture, di palazzi, di monumenti, di spazi modellati dall’architettura. Le città sono la forma della Storia. “Quando visitiamo una città lo sguardo percorre le vie come pagine scritte” I. Calvino. Se la scrittura racconta il pensiero dell’uomo la città narra come egli vive o ha vissuto

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