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La forma delle idee

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

Quartieri popolari, dalla bellezza di piazza Castronovo alla mortificazione: quando l'architettura da semplice diventa facile

La figura del "calcolista" ha preso il sopravvento trasformando la corrente razionalista e neoclassica in speculazioni camuffate. Il risultato: una babele edilizia dove raramente emergono cifre architettoniche di senso

In architettura dietro ad ogni segno c’è un’idea, o se volete: l’architettura è un’idea che prende forma.

L’architettura razionalista con tutte le sue declinazioni puriste e neorealiste è una forma che impone idee progressiste divenendo presto il significante del socialismo e dell’equità sociale.

Si tratta di un linguaggio architettonico che, per dirla con Giancarlo De Carlo, si libera dalle incrostazioni di tutta l’architettura fastosa che l’ha preceduto. Si spoglia di quei decori e di quelle opulenze formali simbolo di dominio, privilegio, misticismo, spiritualità, presentandosi con superfici limpide, spoglie, chiare, schiette. Forme e superfici che esprimono una categoria di pensiero lineare che concepisce solo rapporti tra gli uomini onesti e leali. Una categoria egalitaria, socialista.

Si tratta di una delle più importanti esperienze espressive del novecento di marca progressista che interpreta l’emancipazione sociale e civile. E’ un’architettura pregna di valori ideologici che grazie alla sua semplicità abbatte i costi del bene casa distribuendolo in maniera più perequata.

La sua versione neorealista è l’architettura dei quartieri popolari che declina un linguaggio di senso culturale alto e nobile che affranca le classi meno abbienti.

L'architettura degli "ingegneri"

Purtroppo è accaduto, ed accade ancora, che su questo grande significato ideale ed ideologico espresso in modo radicale dalle sue semplici forme si è accodata tutta una serie di espressioni architettoniche del tutto indifferenti al significato semiotico del linguaggio purista. Architetture che usano l’apparente semplicità della architettura razionalista o neorealista solo per facilitare il processo architettonico generando perniciose speculazione edilizia.

Si tratta di un’architettura del tutto inespressiva. E’ l’architettura degli “ingegneri”, i cui involucri sono la mera estroflessione delle banali ergonomie interne. Questo fenomeno è stato molto favorito dai materiali adottati dal razionalismo: il ferro e il calcestruzzo.

In questo processo la componente strutturale e l’ingegneria del calcolo del cemento armato o dell’acciaio hanno preso il sopravvento sulla composizione architettonica, sull’articolazione degli spazi e sull’espressività delle forme. La figura del calcolista predomina su quella dell’architetto.

Ciò mortifica la bellezza schietta della vera architettura razionalista o la poetica del linguaggio neorealista fatto con pochi e semplici segni, che divennero presto il significante di un ceto popolare che si riscattava dal fascismo e cominciava a ricostruisce con onestà ed impegno un paese distrutto dalla seconda guerra mondiale dandoli una struttura sociale, civile e democratica. Lo fecero con segni e forme nuove che divennero il simbolo più iconico di idee alte e nobili come quelle dell’uguaglianza del socialismo. In Italia i grandi interpreti di questo complesso processo sociale furono Terragni, Libera, Ridolfi, Pagano, Mazzoni, etc., per citare tra i più illustri razionalisti, Albini, Ridolfi, Quaroni, Libera, Aymonino, Gardella, Valori, etc, per citare i più illustri neorealisti.

Ad esempio, il linguaggio neorealista è figlio della risoluzione di una grande complessità che invade tutti i quartieri popolari della penisola da Milano a Messina. Una architettura che ha declinato verbi di grande valore artistico e culturale in cifra popolare (vedi quartieri come il Tiburtino di Roma, il quartiere Italia di Terni, il Cep di Bologna o il Cep e il villaggio Aldisio e le case Gescal di Messina) .

La differenza tra semplicità e facilità

Per capire la bellezza dell’architettura razionalista e di quella neorealista bisogna comprendere e capire bene la differenza tra semplicità e facilitàSemplice significa privo di complicazioni, essenziale, schietto, sincero, genuino. Facile è ciò che si può fare agevolmente e che non richiede particolare abilità o capacità. Facilitare è ciò che agevola un compito a chi, altrimenti, non sarebbe capace di eseguirlo. La facilità si presta alla speculazione. La facilità appartiene ad una categoria truccata, che maschera l’incapacità. La semplicità, viceversa, è una complessità risoltaSemplificare è un esercizio difficilissimo. Chi semplifica è capace di sottrarre, facendo l’opposto di chi aggiunge, che quasi sempre inutilmente complica.

Ecco il grande valore culturale e filosofico dell’architettura razionalista e di quella neorealista. Esse rappresentano una semplificazione magistrale che conserva integra armonia ed equilibrio, raggiungendo notevoli livelli di perfezione. Le sue forme esprimono il bisogno di chiarezza di idee e rifiutano chiaramente ogni infingimento.

Piazza Castronovo la bellezza di una complessità risolta

Per fare un esempio di come questo linguaggio resti alto anche nei suoi esempi minori si pensi alle architetture che modellano una delle piazze più armoniose ed equilibrate della Sicilia: piazza Castronovo a Messina.

Quelle architetture, che declinano stilemi ridolfiani, realizzate da Filippo Rovigo, uno dei più grandi interpreti del razionalismo siciliano, non tendono a suggestionare chi le vive ma a conferire a quello spazio un’atmosfera domestica di sereno materialismo nel quale trionfa un senso forte di onestà.

Quella piazza è l’icastica espressione di una complessità risolta. Quelle architetture sono semplicemente solenni, sono comprensibili ma non banali. L’equilibrio tra i pieni e i vuoti, l’armonia lineare di quelle forme lasciano percepire a chiunque, non solo ai colti, quel senso di piacevolezza tipico che trasmette la bellezza pura. Sono chiare come un cielo azzurro intenso, piacevoli come fresca acqua di fonte.

La semplicità del linguaggio razionalista, durante il boom economico ed edilizio degli anni  ’60 –‘ 70 del secolo scorso, ha subito improprie interpretazioni prosaiche che lo hanno trasformato, in taluni casi, in un comodo strumento per operare grandi speculazioni edilizie.

Ciò è stato agevolato dall’ontologia stessa dell’architettura razionalista, l’assenza di cornici, decori, forme articolate, etc. (tutti elementi che aggravano i costi edili), che si è fatalmente prestata, e si presta, ad operazioni prosaiche.

Ormai i caratteri del razionalismo (pareti lisce, bucature senza cornici, parapetti semplici, forme a geometria regolare) sono le caratteristiche di gran parte quell’architettura afasica piegata al pragmatismo delle grandi speculazioni edilizie nelle espansioni urbane.

E’ accaduto con l’architettura razionalista ciò che accadde, e accade ancora, con l’astrattismo in pittura.

L'alibi tra razionalismo e astrattismo

Le teorie e le opere di Kandinsky, espressione di un grande evoluzione artistica che rifiuta la rappresentazione dal vero per favorire la ricerca di nuovi segni che comunicano idee e non più forme, rappresentando una obbiezione radicale al positivismo e a tutte le arti reazionarie alla modernità, furono una grande complessità semplificata in punti, linee e piani astratti (vedi il suo: ”punto, linea, superficie” un testo che è stato fondamentale per il razionalismo architettonico europeo, summa dei corsi che Kandinsky tenne dal 1922 al Bauhaus) .

Questo tipo di linguaggio ha fatto sì che tra gli astrattisti che guardano al “sol dell’avvenire” si camuffino, trovando spesso ribalta, anche coloro che incapaci di dipingere scelgono l’astrattismo solo perché non sanno dipingere diversamente.

Insomma, il razionalismo come l’astrattismo diviene un’opportunità per coloro che altrimenti avrebbero potuto fare un altro mestiere, diverso dall’architetto o dal pittore.

Così è accaduto che l’architettura razionalista si è trasformata in un esercizio facile che esprime solo la sterilità del prosaicismo interessato e speculatore. Come direbbe Ennio FlaianoLa bellezza muore mortificata dall’utile”.

L'architettura razionalista nella sua complessità

Questa architettura facile non distribuisce in modo perequato il bene casa ma abbatte solo la qualità espressiva di quegli edifici, persino di quelli destinati alle classi più abbienti, che un tempo non potevano non manifestare linguaggi di pregio.

Questa architettura ha trasformato una forma dal significante socialista in una operazione neoliberista.

Il fenomeno dell’architettura facile ha delineato inesorabilmente il volto inespressivo delle città del post boom economico del secolo scorso, consegnandoci oggi una babele edilizia ove raramente emergono cifre architettoniche di senso distinguibili per la chiarezza del loro carattere o per la purezza del loro stile.

Ormai siamo abituati ad un’architettura senza valore culturale ma solo tecnologico. Il cemento armato ha favorito tante speculazioni, distribuendo in maniera asimmetrica la ricchezza prodotta dall’economia del mattone. Questa architettura non ha svolto alcun effetto pedagogico, bensì ha fatto solo regredire la qualità e puerilizzato il mestiere dell’architetto.

La logica espressiva del razionalismo va vista come una metafora ammonitrice che con la sua chiarezza architettonica indica un valore morale universale, quello della semplicità come onestà assoluta.

Una cifra architettonica che esprime con la sua chiarezza una forma etica: l’etica dell’onestà che non lascia spazio all’arzigogolo che è il significante della speculazione.

Ci sovviene Cesare Beccaria che nel suo “Dei delitti e delle pene” ammonisce:

Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare. Fate che favoriscano meno le classi degli uomini che gli uomini stessi”.  Bene, possiamo dire che l’architettura razionalista e quella neo realista in particolare sono la forma dell’uguaglianza, le forma di quell’idea che aborrisce ogni forma di privilegio e di speculazione.

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