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Lunedì, 8 Agosto 2022
La forma delle idee

Opinioni

La forma delle idee

A cura di Carmelo Celona

La siccità? Un fallimento organizzato per gridare all’emergenza che toglierà i diritti

Il fanatico ecologismo transumano e il capitalismo finanziario che tende alla distruzione delle civiltà virtuose dai Khmer rossi ai Khmer verdi

Dopo il covid e la guerra in Ucraina, ci aspettano il ritorno del vaiolo e la siccità. Un succedersi senza fine di piaghe d’Egitto stavolta inflitte dal “dio denaro”. Dal capitalismo finanziario predatore che ha conquistato il potere esecutivo in molti paesi dell’occidente.

Come hanno chiamato pandemia un sistema sanitario prima ridotto al collasso e poi fatto fallire per favorire le multinazionali del farmaco, così in questi giorni chiamano siccità un sistema di regimentazione, captazione e distribuzione delle acque pubbliche fallimentare, mai progettato in modo strategico, mai manutenute le reti. Un fallimento organizzato per gridare all’emergenza e favorire le società private che presto in aiuto di un Stato volutamente disorganizzato privatizzeranno l’acqua nonostante il popolo si sia pronunciato contro.

L’obbiettivo è farci pagare persino la doccia. Ma sarà una modica e ragionevole cifra: un euro, che tutti accetteremo in nome del bene del pianeta. Così come è stato in passato quando sono riusciti a farci pagare  l’acqua potabile che usciva fresca, salubre e gratuita dai rubinetti delle case degli italiani. Tutto cominciò con il malgoverno degli acquedotti pubblici (ora quasi tutti esternalizzati) quindi sopraggiunse l’incapacità di gestire le reti con la conseguente abolizione delle fontane pubbliche e il razionamento ad orari dell’erogazione idrica che indusse i cittadini ad accumulare l’acqua nei serbatoi. Con quelle criticità’ l'acqua non era più potabile, perché si era costretti ad accumularla nei serbatoi, di eternit e dunque hanno cominciato a vendere acqua potabile prima nei pacchetti di alluminio e poi nelle bottiglie di plastica, mai degradabili, di PVC o PET, che se stoccate al sole (cosa che avviene puntualmente) diventano davvero nocive per la salute. In meno di mezzo secolo il loro affare acqua ha generato un pianeta di plastica che galleggia negli oceani e che nessuno si perita di rimuovere. Chissà perché?

Il business dell'acqua

Il paradosso è che oggi l’acqua fornita dagli acquedotti è più salubre di quella in bottiglia ma ormai ci hanno abituati a comprare quella in bottiglia, imboniti da un micidiale bombardamento pubblicitario.

Hanno dato in concessione tutte le fonti pubbliche a prezzi irrisori a società multinazionali che imbottigliano l’acqua che compriamo nei supermercati favorendo loro guadagni stratosferici. Concessioni pubbliche da enfiteusi rilasciate a privati per emungere acqua dalle sorgenti pubbliche. Perchè le acque, ovunque si trovano, a cielo aperto o carsiche, sono di pubblica proprietà. Guadagni privati incalcolabili mentre allo Stato arrivano microscopiche briciole solo attraverso i canoni delle concessioni. Si calcola che con un decimo del guadagno delle società concessionarie si potrebbe riparare tutta la rete idrica italiana e fornire acqua corrente potabile in tutte le case 24 ore al giorno.

Tutto questo scenario è avvantaggiato e applaudito da un humus sentire manipolato che accetta l’idea di restrizioni e costi in nome di un nuovo ecologismo che sacrifica i diritti primari dell’uomo sull’altare di un nuovo dio: il “dio verde”. Un dio che mette paura al punto da farci concepire l’idea che sia giusto essere autorizzati a respirare liberamente e a bere al di sotto delle nostre esigenze biologiche.

Per salvare il pianeta si deve rischiare la disidratazione, come per il covid, per salvarsi la vita non si vive più. Possibile che nessuno si accorge di questa plateale eterogenesi dei fini? Possibile che nessuno si chiede se non ci sia un’altra soluzione che metta, come è fondamento dell’ecologismo vero, in equilibrio le esigenze biologiche dell’uomo con la natura?

Invece siamo preda di un nuovo ecologismo “gretino” che feticizza tutto quel che è naturale attraverso la narrazione ormai manifestamente strumentale di quel catastrofismo che dall’emergenza lucrativa ci sta portando ad un totalitarismo planetario antiumano. Tutto veicolato attraverso una sofistica propaganda che manipola principalmente le giovani generazioni ormai prive di riferimenti culturali e quindi di reattività. Sono i più giovani che si stanno facendo sempre più fanatici paladini delle restrizioni delle libertà: una sorta di incubo orwelliano che tutti compiace,  inconsapevolmente o ipocritamente secondo i casi.

Emergenze e fanatismi

Il catastrofismo climatico è lo strumento che sostiene fortemente il fanatismo di questo nuovo regime transnazionale dalla faccia accettabile e lusingante ma si esprime con un ossimoro, il buonismo ecologico intollerante.

Siamo accerchiati da un falso ideale post ideologico denominato “pensiero verde”, quasi mistico, certamente infantile, che mette insieme tutti i residui delle tante variabili della New Age: dal pensiero debole al nichilismo. Buoni e vaghi propositi declinati con un fanatismo estremista che ci porta molto indietro, sino a talune manipolazioni di massa del secolo scorso che hanno indotto interi popoli ad identificarsi in feroci dittature senza compiuta consapevolezza ma solo per un ben orchestrato effetto trascinamento.

Stiamo passando dai Khmer Rossi al Khmer verdi.

Sorprende molto questa deriva ideologica ferrea in tempi di “paura liquida” per dirla con Bauman, fortemente appoggiata dal potere mondialista delle multinazionali, proprio quello che è stato la causa dei disastri ambientali degli ultimi 50 anni. E’ come farsi amici del nemico, come condividere un piano di evasione dalla galera con l’aguzzino.

Così si sta configurando un nuovo ecologismo intollerante e ascientifico, solo sloganistico e suggestivo, che nei fatti e nei progetti si rivela inconcludente e astratto. Sembra essere solo il comune denominatore di un nuovo conformismo globalizzato intransigente verso chi eccepisce, argomentando un qualsiasi altro punto di vista.

Un fanatismo verde, ecumenico nell’indicare i colpevoli dell’inarrestabile disastro ambientale che non fornisce strategie concrete e stranamente non avanza accuse dettagliate ne' indica precise responsabilità.

Più che essere risolutivo sembra preparaci ad una rassegnazione aporistica che prelude ad un’ulteriore sottrazione di diritti e libertà da tutti accettata per il raggiungimento di un luminoso scopo ambientalista dai profili vaghi e sospetti, dopo aver artatamente costruito un finto interesse comune, una causa giusta, una paura unanimemente riconosciuta concreta. Proprio come hanno fatto con il covid.

Attenti ai nuovi messia

Ma crediamo davvero che tutti i potenti vedono in una ragazzina il nuovo messia?

Presto constateremo che la nuova emergenza siccità non verrà affatto affrontata come si dovrebbe, in maniera sistemica e strutturale per una definitiva risoluzione, bensì si opererà in modo da aggravarla, limitando le forniture d’acqua - esattamente come hanno limitato i servizi sanitari proprio durante la crisi sanitaria del covid - non costruendo nuove dighe e nuovi sistemi di raccolta, non intervenendo con un programma di manutenzione delle reti di distribuzione, che azzeri la dispersione di acqua, oggi attestata all’inverosimile quota del 60%. Certamente non verranno emanate leggi che impongano la permeabilizzazione dei suoli nelle nuove aree antropizzate e la deimpermeabilizzazione dei suoli già cementificati, in modo da pascere le falde acquifere e ridurre il flusso impietoso dei fiumi per avere corsi d’acqua dallo scorrere costante e lento.

Vedremo invece solo privatizzazioni dei servizi idrici che saranno peggiori della crisi prospettata. Rimedi peggiori del male imposti dall’Europa accettati con ebete entusiasmo da tutta la classe politica compiacente e gregaria con il plauso dei giovani fanatici ecologisti, che a quel punto, per la sindrome di Stoccolma, continueranno a stare dalla parte del carnefice.

Ci saranno anche pseudo scienziati che avalleranno, senza ritegno, le perniciose soluzioni e ogni teoria, anche la più strampalata e nociva, finalizzata agli scopi inconfessabili delle multinazionali, pur di essere da queste prosaicamente appagati. Tornerà in auge quella scienza servile ai desiderata del nuovo ordine mondiale iper capitalista ormai unico canale che finanzia ogni cosa pubblica e quindi la detiene.

L’ecologismo transumano e l’ecologia funzionale

L’ecologismo transumano che non c’entra niente con l’ecologia è funzionale solo all’accettazione di un governo planetario che finge di avere a cuore la salvaguardia dell’umanità e del pianeta ma mira fattivamente a demolire la sovranità degli stati nazionali e l’autodeterminazione dei popoli e delle comunità.  Tutto questo sarà permesso in nome dell’Ecologia di Greta.

Il potere finanziario li compiace giurando loro di voler salvare il pianeta ma in realtà servendosi del loro vuoto fanatismo vuole distruggere tutte quelle civiltà secolari che hanno fondamenti culturali umanitari e non capitalisti. Nazioni democratiche ai quali imporranno il loro silente potere mondialista che fintamente si serve di un’ideologia come quest’ecologismo “gretino” divulgandolo con una manipolante propaganda che ha come grande megafono tutti i media totalmente allineati ed integrati.

Di questo nuovo ecologismo New Age sfugge la struttura di senso ma si percepisce con chiarezza la confusione manichea manipolata da coloro che hanno prodotto i guasti e che continuano ad inquinare il pianeta: le multinazionali globaliste e tecno-capitaliste.

Questa gente finge di voler proteggere il pianeta per avere il viatico per andar contro la protezione dei diritti dei popoli.

Lottare contro l’inquinamento ambientale significa favorire l’agricoltura locale, scommettere sull’energia pulita, viceversa questi riempiono il mondo di pesticidi (La Monsanto omologa le produzioni agricole in tutto il mondo) e hanno inventato la transizione ecologica solo per transitare nel futuro prossimo il nucleare e il metano invece del solare e dell’idrogeno.

Tutto ciò l’aveva da tempo intuito e denunciato Philippe Muray, lo scrittore francese definito “antimodermo”: “mai la libertà è stata più odiata. So benissimo che la vita in società pone vincoli. Ma le bugie di coloro che vogliono aumentarli ulteriormente con nuove leggi, e la loro capacità di manipolazione frenetica di tutto, numeri, statistiche, notizie, etc. diventano sconcertanti”.

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