Giovedì, 16 Settembre 2021
MessinaToday

Opinioni

MessinaToday

Redazione MessinaToday

Il maestro dei “bimbisvegli” che digiuna per tutti noi, da Asti a Messina c'è bisogno di una scuola che valorizzi la diversità

Un grande progetto rischia di fallire a causa di una pigrizia culturale e pedagogica che vede nella scuola qualcosa di preciso, di definito per sempre, quasi fosse atemporale e non compagna di viaggio della storia, che di suo è mutevole

Un maestro elementare, digiuna. Succede alle porte di Asti.

Il suo metodo di insegnamento, gradito a bambini e a genitori, che si chiama Bimbe e Bimbisvegli, sembra non incontri il favore della nuova dirigente scolastica, così Giampiero Monaca si è messo a chiedere aiuto, con un gesto drastico.

La partecipazione non è obbligatoria, chi non condivide può spostare il bambino ma non pare l’abbiano fatto in molti, perché la proposta è di enorme valore, con molta scuola all’aperto, proprio nei boschi, interazione con migranti e tanto altro. Vita vera, che apre le porte e le menti, avvicinandosi ai bambini e anticipando loro i mondi che incontreranno, rendendoli più adatti all’interazione prevedibile e imprevedibile. Anche questo dovrebbe essere una scuola che educa, che non si limita a trasferire informazioni ma pretende, com’è giusto, di esplorare territori che confinano con il senso, che tocca l’esistenza situata, quella tridimensionale, allontanandosi dai simulacri che nascono come funghi in quella smaterializzata, colonizzata quasi unicamente dal digitale.

Un’idea di scuola, quella del maestro in parola, piegata sulle necessità del bambino, ancora prima che egli stesso le conosca, perché il suo destino è comunitario ed a quello deve prepararsi, a quel mondo complesso cui rimanda costantemente il centenario Edgar Morin.

Eppure, il progetto di Serravalle d’Asti rischia di morire, forse non per colpa di qualcuno in particolare ma a causa di una pigrizia culturale e pedagogica che vede nella scuola qualcosa di preciso, di definito per sempre, quasi fosse atemporale e non compagna di viaggio della storia, che di suo è mutevole.

Una scuola che parla il giusto e agisce “come se” fossimo immersi nella ricchezza della diversità. Una scuola che testimonia, che fa vedere come si fa, perché questo alla fine è ciò che passa del messaggio educativo, la credibilità del nesso tra detto e fatto.

Mentre scrivo sono in viaggio, Frecciarossa da Milano a Reggio Calabria, scenderò a Salerno, da qui mi recherò a Paestum, mi attende del lavoro rivolto a dei dirigenti scolastici proventi da varie parti del Paese. Nella carrozza tutti indossiamo la mascherina. Tutti meno due, un papà e un bambino di sei o sette anni. L’adulto continua a eludere furbescamente i controlli del personale, il piccolo fa lo stesso. Mi sembra compiaciuto, questo padre, che pure parla molto col figlio e ride di gusto mentre guardano un cartone sul Tablet. Finge di non sapere che in questo momento sta educando, perché educare è un’azione continua, ininterrotta, senza pausa pranzo, dunque sta decidendo il destino sociale del figlio, indotto a credere che egli rappresenti un’eccezione, esentato dai doveri cooperativi che toccano ai comuni mortali.

Esattamente questi sono gli autoinganni che la scuola intelligente del maestro di Asti cerca di correggere, con beneficio anche dei figli di chi la ostacola.

Si parla di

Il maestro dei “bimbisvegli” che digiuna per tutti noi, da Asti a Messina c'è bisogno di una scuola che valorizzi la diversità

MessinaToday è in caricamento