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Martedì, 24 Maggio 2022
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A cura di Francesco Miuccio

La scelta di Irene, l'attrice che tornò da Mosca

A tu per tu con l'artista messinese premiata in Russia e New York che torna in tv con la fiction di Mediaset “Viola come il mare”. Storia di una passione nata tra i banchi del liceo Maurolico ed esplosa all'estero. Con queste soddisfazioni e progetti da realizzare

Recitare prima di tutto, e farlo dove e come si può, in piccole particine o trovando momenti di piena e compiuta soddisfazione personale. Irene Muscarà, attrice messinese, classe 1984, non ha smesso di vivere i suoi giorni dentro i panni dei propri personaggi, offerti al pubblico su un palcoscenico o davanti alla macchina da presa.

Il suo percorso personale e attoriale acquista, grazie all’attuale crisi internazionale un’ulteriore e preziosa sfumatura, che proveremo a restituire attingendo a ricordi lasciati lungo più di dieci anni, dal 2007 al 2018 in terra russa.

I primi passi ai "Naviganti"

Raggiungiamo Irene a Napoli, dove sta partecipando alle prove di uno spettacolo, e le chiediamo di ripercorrere per noi la sua particolarissima storia di giovane che lasciò Messina per studiare lingue a Milano ma custodendo il sogno di una meta più agognata e lontana, la Mosca culla del “Metodo” Stanislavskij.

La passione per la recitazione di questa minuta e combattiva messinese, nasce sui banchi del liceo Maurolico, quando partecipa a un corso tenuto da Maria Pia Rizzo e Domenico Cucinotta, per poi continuare sul palco del Teatro dei Naviganti, la compagnia fondata nel 1996 dai due attori peloritani. Complice la suggestione innescata dai racconti di Cucinotta, già studente di recitazione in Russia, e lasciata la città per la facoltà di Lingue a Milano, dopo la laurea triennale Irene si lancia in un’avventura per la quale si prepara con scrupolo ma senza smarrire la necessaria dose di spavalda incoscienza.

Irene Muscarà, le immagini di una carriera tra palcoscenico e tv

“Non è che non mi aspettassi difficoltà - ricorda - perché il mio russo quando nel 2007 sostenni il provino per entrare nella massima istituzione accademica di recitazione di Mosca, il prestigioso GITIS (l’Università Russa di Arti Teatrali, l’istituzione più importante e antica, nata nel 1878 nda) non era certo quello che negli anni è diventata una seconda lingua madre”. “La voglia di inseguire quel sogno però – continua – era forte, e scelsi di presentare un  monologo del personaggio dell’istitutrice di origine straniera, Sarlotta (o Charlotta) Ivanovna da “Il giardino dei ciliegi”. Passai il provino grazie ad un personaggio che resta dentro il mio cuore sino ad oggi”.

Dopo quattro anni di studio e il diploma al GITIS nel 2011, Irene capisce che Mosca è ancora il posto dove vuole continuare a vivere e lavorare. Ci resterà sino al 2018.

Uno sguardo su questi giorni

Prima di parlare di questi undici anni moscoviti vissuti dalla piccola “italiana”, intenta a destreggiarsi tra l’accento russo e il vissuto quotidiano di una grande capitale dell’Est, è inevitabile chiederle un commento su quest’ultimo mese in cui le nostre vite sono cambiate, per le scelte partite dalla Piazza Rossa.

“Quello che sta succedendo è complesso - esordisce chiarendo subito che non si imbarcherà in polemiche e potenti strali, perché in Russia ha tanti amici che non vuole anche indirettamente coinvolgere in spiacevoli effetti boomerang (mentre ce ne dice, pensiamo che anche un like messo ad un suo post può mettere in difficoltà un ex compagno di corso, poi però ci ricordiamo che i social in Russia sono già stati oscurati da giorni nda.) - ma ciò non impedisce a chiunque di lanciarsi in commenti da esperti di geopolitica. Io punterei piuttosto sull’aspetto culturale e su ciò che il conflitto in Ucraina non deve farci dimenticare. Non è facile neanche per un russo - concorda - accettare che sia scoppiata una guerra, ma il governo e la sua leadership al Cremlino mantengono un robusto sostegno, per nulla incomprensibile visto che ne trova persino in Italia”.

Spostiamo così il discorso su un terreno più fecondo, sollecitandola sulle vere e presunte manifestazioni di ostracismo registrate in occidente verso la cultura e l’identità russe.

“Sono cose che si sono sempre accompagnate ai conflitti - commenta Irene - sono reazioni scomposte, che bisogna isolare e condannare, ma non credo assolutamente ci sia una campagna così forte e aggressiva contro la Russia e contro il suo patrimonio artistico e culturale né contro le persone, perché la netta distinzione tra questi aspetti e la politica non si presta ad equivoci.

Io stessa tornerò presto a recitare a Milano il mio spettacolo 'Le cinque sorelle', e sono contenta di dire che l’attenzione verso il valore dei grandi testi russi non manca mai”.

In scena con una fantasia teatrale

Mentre conferma il ritorno sul palco di questa “fantasia” di monologhi che lei stessa ha scelto tra i personaggi femminili della produzione di Anton Čechov - a cominciare proprio dalla Sarlotta del Giardino dei ciliegi, grazie alla quale entrò in Accademia a Mosca e poi ancora con immortali caratteri tratti da Il gabbiano, da Zio Vanja, sino alla Olga de Le tre sorelle - e che già ha recitato a Torino, a Roma e in una data nel gennaio del 2020, appena prima che la pandemia si prendesse la nostra ansia e la nostra libertà, ai Magazzini del Sale della sua prima insegnante Maria Pia Rizzo che ne accolse con orgoglio il rientro sul palco dei suoi primi passi d’attrice, Irene Muscarà aggiunge solo un altro prudente commento sull’attualità: “La propaganda anti-russa - precisa - può aver fatto capolino, come nel caso della vicenda del Professor Nori (l’accademico che si è visto bloccare il corso su Dostoevskij all’università milanese della Bicocca nda) per il quale ho firmato la petizione, ma non esiste una decisa e ampia mobilitazione contro i libri o l’arte russa come, di contro, la propaganda di questi giorni a Mosca vuol sostenere, parlando addirittura di roghi nazisti”.

Torniamo all’attrice e ai suoi anni moscoviti: “Il mio diploma del GITIS, una vera e propria laurea -precisa - dice ‘Attrice di teatro e cinema’, perché i russi, mostrando un pragmatismo che in questo caso non è fuori posto, non fanno distinzione tra le due dimensioni recitative, ma si concentrano sul talento e la predisposizione a questo mestiere. Tutt’altra ottica rispetto al nostro paese dove può capitarti di sentirti rinfacciare la tua formazione teatrale nel momento in cui il pregiudizio ti dipinge come qualcuno che recita a voce troppo alta, impostata, con una gestualità più ricca o al contrario sottolineare la tendenza a sussurrare le battute per la confidenza con i set televisivi”.

Le soddisfazioni in terra di Russia non sono mancate: “Dopo il diploma decisi di restare a Mosca perché avevo un progetto professionale insieme ai miei compagni di studio con i quali già dal quarto ed ultimo anno si mettevano in scena spettacoli per il pubblico dell’Accademia. A parte i classici della tradizione, una delle cose che mi diede più soddisfazione fu un lavoro basato sul secondo romanzo di Jonathan Safran Foer, “Molto forte, incredibilmente vicino”, dedicato all’undici settembre. Lo portammo persino in California, nell’ambito di uno scambio tra università. Ogni possibilità di riproporlo ad altre platee terminò quando vennero comprati i diritti del film con Tom Hanks protagonista”.

Un corto documentario e un monologo premiato

In Russia Irene lavora per la televisione, per esempio nella serie televisiva storico-drammatica The Heritage del 2014 ma molto più importante, un anno prima, è un progetto di cui è protagonista assoluta, incentrato sulla sua esperienza di italiana a Mosca: il cortometraggio documentario “Look at me” della regista Anna Kolchina. Il “corto”, che abbiamo avuto modo di vedere, fa apprezzare la naturalezza con cui Irene si offre allo sguardo della macchina da presa in un ritratto che mescola realismo, elementi biografici e momenti di istrionismo (“c’era già un inserto dove mi si vedeva provare lo spettacolo Cinque sorelle che era ancora abbozzato nella mia mente” ci ricorda) a dialoghi rivelatori di fragilità e spaesamento che Irene, al di là dell’enfasi di attrice, rende in modo sinceramente commovente. In concorso al Festival di San Pietroburgo, “Look at me” vince il primo premio, poi viene selezionato in concorso al Russian Documentary Film Festival al Tribeca di New York dove si assicura il premio della giuria.

A New York Irene torna tre anni dopo, nel 2016 con quello che considera, parole sue, “il lavoro più importante”, il monologo “Gate A33” che scrive e interpreta in russo. Lo spettacolo incentrato su un’anziana emigrata che aspetta il proprio volo all’aeroporto della Grande Mela, le fa vincere il premio come migliore attrice allo United Solo Festival.

Un kolossal fantasy girato in Islanda

Al cinema, Irene Muscarà ci arriva nel 2014, entrando nel cast di un kolossal di fantascienza russa, distribuito dalla Sony, che va a girare addirittura in Islanda. The Calculator, regia di Dmitry Grachev, è invero un copione piuttosto convenzionale che racconta di dieci detenuti, esiliati su un pianeta brullo e inospitale da un regime “distopico” di fredda e futuristica efficienza. Gli effetti speciali sono non trascendentali, la fotografia sfrutta la bellezza dei set naturali dell’isola e il cast si segnala per una coppia di popolari attori russi e di un ex calciatore gallese, Vinnie Jones, che dopo una carriera da cattivo in campo, se n’è costruita una al cinema. Irene, inguainata nella tuta da detenuta del futuro è Maria, una dei detenuti, destinata a soccombere nella lotta per la vita tra i prigionieri alle prese per giunta con misteriose e letali presenze. Da Čechov a questo The Calculator, poi redistribuito, invero mancando il bersaglio commerciale con il titolo Titanium (lo si trova a pagamento sulla piattaforma Amazon Prime) il piacere della recitazione non cambia sostanza e natura, e nel ricordo di Irene ci sono solo sorrisi:

“Fu un’esperienza fantastica. Girai un mese in Islanda, approfittando anche delle pause di lavorazione per girarla come turista. La mia formazione accademica e il rigore con cui mi mettevo al servizio della storia mi servirono per accreditarmi ulteriormente in una produzione che poteva sembrare lontana dalle mie corde, e invece, come dicevo, in Russia non ci sono steccati tra gli attori e far parte di quel cast fu un momento speciale”.

La grande occasione della miniserie internazionale

Nel 2019, la grande occasione internazionale arriva con “I know this much is true”, una di quelle che oggi si chiamano mini-serie, film autoconclusivi a puntate solitamente tratti da opere letterarie e per questo diversi dai prodotti che si articolano in più stagioni. In Italia è uscita su Sky Atlantic col titolo “Un volto, due destini”. E’ una produzione HBO tratta da un apprezzato romanzo di Wally Lamb pubblicato nel 1998. La regia è di Derek Cianfrance, che in quel  momento ha già diretto una manciata di stimate pellicole, tra cui Blue Valentines con Ryan Gosling e quella Michelle Williams che si è guadagnata una nomination all’Oscar e al centro del progetto c’è soprattutto Mark Ruffalo, uno dei migliori attori della sua generazione che si divide tra cinema d’autore e la sua popolare personificazione dell’Hulk degli Avengers. Ruffalo è produttore e protagonista in una doppia parte, quella di due fratelli gemelli, uno affetto da ritardo psichico, che alla fine gli porterà l’Emmy, l’oscar televisivo, consegnatogli via internet in tempi di pandemia.

La messinese Irene recita nel ruolo di Prosperina Tucci, un’emigrata italiana che vive nei distretti conciari del primo novecento nello stato di New York, che viene “ceduta” dai fratelli ad un viscido connazionale al seguito della giovane sorella andata in sposa, Ignazia, che la volitiva Prosperina cercherà di proteggere arrivando a lanciare tremendi anatemi. Sul set americano, nei due dei sei episodi in cui si narrano le vicende dei nonni dei gemelli, Irene recita, nel cruciale segmento retrospettivo della vicenda, accanto al reggino Marcello Fonte, lanciato dal premio a Cannes per “Dogman” nella parte del subdolo, spietato Domenico Onofrio Tempesta, e ad altri due giovani attori italiani, Simone Coppo e l’acese Roberta Rigano, che recita nella parte di Ignazia.

“Ho certamente affrontato la prova più impegnativa della mia carriera – spiega Irene - arrivai alla parte di Prosperina Tucci dopo tre o quattro provini. Mi riconosco con orgoglio e senza ipocrisie di aver fatto un buon lavoro, per cui mi sono impegnata davvero tanto. Grazie al regista Cianfrance dal quale è stato un vero e proprio privilegio professionale e umano, essere diretta, sono riuscita a scavare nel personaggio di questa donna, per il quale ho fatto molta ricerca storica sulle comunità immigrate italiane di allora. Il regista mi aveva chiesto di non aver paura di sbagliare, perché solo dai primi imperfetti tentativi sarebbe potuto venire fuori un carattere diverso e più complesso della strega che lancia anatemi in siciliano, un personaggio a tutto tondo, non una macchietta. Credo che il risultato parli da solo”.

Sul set, dove per un mese e mezzo Irene è stata impegnata tra Kingston e le cascate Wappingers nello stato di New York, oltre che col cast italiano, ha potuto interagire con la troupe internazionale, compresi Mark Ruffalo con cui ricorda una chiacchierata in mensa a parlare di autori russi e il premio oscar Melissa Leo con cui ebbe l’occasione di confrontarsi. “Quando si fa l’attore - spiega con franchezza – si deve essere capaci di muoversi su un set, anche con chi ha carisma e tanta più carriera di te senza tradire paure che ti possono solo svantaggiare”.

Vita d'attrice, tra palco e fiction televisiva

Da quando alla fine del 2018 lasciò la Russia, senza certezze lavorative ma convinta che Mosca non fosse più il suo posto, Irene ha scritto, studiato, perfezionato il suo bagaglio, danza e musica compresa, e portato in giro il suo Le cinque sorelle, oltre ad apparire in rete con perfomance recitative che ne promuovono le doti e l’esperienza accumulata, come la lettura delle Lettere dei marinai russi che aiutarono la Messina terremotata nel 1908, quella di un canto della Commedia, un estratto dall’Eugenio Onegin di Puškin, un monologo in inglese dall’Enrico VIII di Shakespeare nel ruolo di Caterina D’Aragona.

Teatro a parte, Irene, oggi nella scuderia di casting romana Studio Emme, non disdegna di cimentarsi in qualche ruolo nel rutilante mondo della fiction televisiva, occasioni di crescita e soprattutto una vetrina da non snobbare.

“Dopo la mia particina in una puntata di Imma Tataranni (una popolare serie RAI tratta dai romanzi di Mariolina Venezia con protagonista una coriacea Sostituto Procuratore di Matera nda.) che mi ha molto divertito, uscirà ad aprile una fiction Mediaset, “Viola come il mare”, dal romanzo “Conosci l'estate”? di Simona Tanzini, che mi vede recitare un personaggio secondario in uno dei casi di sapore poliziesco, mentre ho partecipato anche alla mini-serie in due puntate dedicata alla vita della fotografa palermitana Letizia Battaglia, girata da Roberto Andò, prossimamente in onda su Rai 1.

Quella volta ai mondiali

Prima di salutare Irene, provando a richiamare l’attualità in una chiave diversa e leggera, ricordando una sua particolare esperienza, vissuta nel giugno di quattro anni fa, al tempo dei mondiali di calcio russi del 2018, attraverso un canale inedito rispetto a quelli che per un’attrice sono canonici.

Proprio a pochi giorni dalla delusione, sportiva ma cocente, dell’eliminazione della nazionale di Mancini, un pensiero va a un divertente progetto video che l’attrice messinese articolò in una web serie di trenta puntate da un minuto ciascuna. In una sorta di Candid Camera dedicata ai tanti gruppi di tifosi di ogni nazione partecipante, si fingeva una tifosa italiana giunta a Mosca fasciata dal tricolore per fare il tifo per gli azzurri di cui ignorava l’assenza causa eliminazione al torneo.

Le gag, gli equivoci costruiti per creare ad arte l’imbarazzo nei botta e risposta con gli ignari supporters messicani, argentini, francesi, furono girate con il telefonino e pubblicate su Instagram, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e dandole una popolarità tra i tifosi, che Irene si offriva scenicamente di accompagnare nei loro giri turistici per le attrazioni moscovite.

“Fu una piccola idea all’insegna dell’improvvisazione ma ne ho un ricordo bellissimo. Consiglio a tutti di provare l’esperienza di una città invasa dai tifosi che ballano e cantano in attesa di poter tifare per la propria nazionale impegnata ai mondiali”.

“In bocca al lupo per la carriera Irene, permettici di glissare su quest’ultimo argomento, per adesso è come parlare di corda a casa dell’impiccato”.

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