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Giovedì, 19 Maggio 2022
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A cura di Francesco Miuccio

Piano Stalker, il cinema "corto" che cerca ancora la sala: risate e applausi per una commedia tutta messinese

La pellicola presentata nella sala dell’auditorium Fasola, è uno slancio coraggioso che mette in mostra talenti da coltivare e sostenere. La passione di chi si ostina a considerare il cinema un vero e proprio mestiere con un risultato che si apprezza come onesto e soprattutto professionale

Sognare il cinema, coltivarne la passione, affinarne la tecnica, in uno scenario che muta rapidamente, fiacca inesorabilmente ogni speranza di recuperare l’antico splendore di una pratica collettiva, con le sale svuotate e le piattaforme affollate di spettatori da divano, eppure rincorrere ancora la dimensione ampia e condivisa della sala cinematografica, il fascio luminoso della proiezione che restituisce il file digitale che fu la pellicola ma rispetta ancora a suo modo il “corpo” artistico, il destino antico di un film.

Farlo in una città di provincia, come succede agli autori del cortometraggio Piano Stalker, presentato nella sala dell’auditorium Fasola, è uno slancio coraggioso che scoraggia giudizi puntigliosi o severi sul merito di questa piccola commedia filmata, tutta messinese.

VIDEO | Il cortometraggio “Piano Stalker” arriva al cinema

Patrizio Celano e Nicola Restuccia l’hanno scritta insieme, il primo l’ha anche diretta e il secondo ne è attore protagonista. Sono giovani ed entusiasti, forse, come è successo nella presentazione alla città del loro “corto” peccano un po’ di vanità ripetendo troppe volte che quella di Piano Stalker è stata una gestazione (peraltro iniziata prima della pandemia e da questa resa fatalmente più avventurosa) davvero molto impegnativa, che li ha assorbiti in un certosino lavoro di creazione e produzione, di immaginazione e resa plastica di una storia, e soprattutto di scrittura e riscrittura, ma è un peccato veniale, perché in fondo vogliono soprattutto ribadire la loro ostinazione a considerare il cinema un vero e proprio mestiere, e  il risultato si apprezza come onesto e soprattutto professionale.

L'importanza di saper scrivere il cinema

Si diceva della scrittura di Piano Stalker, e dell’importanza di saper “scrivere il cinema”, di strutturarne il racconto sulla pagina prima di affidarlo all’occhio di una macchina da presa o, al giorno d’oggi, persino della telecamerina digitale di uno smartphone.

Su questo aspetto si è soffermato, raccontandone al pubblico prima e dopo la presentazione in sala, Vincenzo Tripodo, che ha supportato il progetto con la sua MarVin Bros, una società impegnata nella produzione di film, video e programmi televisivi, nata diversi anni fa ai tempi del suo soggiorno americano in una delle più importanti scuole di cinema di New York.

Sul set di Piano Stalker

Oggi Tripodo gestisce in città la scuola di recitazione Actorgym di Via Macello Vecchio, nei locali dell'Accademia di belle arti, oltre a recitare in giro per il paese, ultima sua prova teatrale Semper fidelis, produzione Teatro del Carro di Catanzaro, che lo ha visto debuttare a dicembre a Brescia accanto alla messinese Margherita Smedile e al romano Marco De Bella.

Patrizio Celano, di cui al Fasola è stato proiettato anche il precedente corto, “Phobus - Lo spaventapasseri”, una sorta di semplice ma sottile thriller psicanalitico, selezionato ad un festival di cinema “horror” internazionale e girato con bel mestiere specie nell’uso della profondità di campo fotografica, e l’amico di lunga data Restuccia, hanno scelto di consegnarsi professionalmente al più esperto compagno di viaggio e ne hanno seguito i consigli.

L'esperienza di Tripodo per un intrattenimento fresco e più che dignitoso

Certamente, grazie alle raccomandazioni che Tripodo (le cui prime esperienze in piccoli montaggi tra cinema e fumetto risalgono addirittura ai tempi preistorici in cui a Messina l’appoggio delle istituzioni culturali a progetti d’arte e comunicazione era affidato alla benevolenza del papillon di Luciano Ordile) ha fatto ai giovani autori sulla necessità di prestare la massima cura al lavoro di riscrittura e all’accuratezza degli aspetti formali, il risultato di Piano Stalker risulta un prodotto di intrattenimento fresco e più che dignitoso.

Impegnarsi in una commedia, senza sbracare nell’istrionismo di scrittura e recitazione, nell’effettistica comica spinta sino ad un grado difficile da padroneggiare, non era un obiettivo agevole, e infatti, ad essere onesti, non manca qualche scivolone della storia in un terreno di simpatica superficie, dove si perde un po’ il ritmo e soprattutto l’equilibrio.

E’ possibile però trarre un bilancio ampiamente positivo, superando magari le rigidità da spettatori smaliziati che di film costruiti su spunti simili ne hanno visti a migliaia, e concludere che il lavoro compiuto da Celano e Restuccia sullo schema classico che gli anglosassoni definiscono come “boy meets girl”, un incontro amoroso, avventurosamente contrastato dagli eventi, sviluppato nella storia del cinema in chiave drammatica o al contrario, come in questo caso, sul delicato terreno della commedia brillante, porti a casa l’obiettivo di divertire con semplicità e qualche convincente momento di arguzia della sceneggiatura.

A differenza di quello che succede nella stragrande maggioranza delle produzioni indipendenti messe in piedi da chi spesso cerca di fare cinema con pochi soldi, altrettante idee ed intenzioni espressive tanto velleitarie da portare al disastro, in questa commedia si riesce a cogliere, al riparo da ingenue forzature, un connubio efficace tra gag, citazioni cinefile, ribaltamenti di sceneggiatura e quella che è la resa tecnica dell’operina, dalla pulizia dei movimenti di ripresa ad un’ordinata direzione degli attori (spesso il peggiore e frequente degli inciampi a questi livelli) dalla qualità fotografica, davvero eccellente, al ritmo e alla gestione dei raccordi del montaggio, aspetti tecnici curati dallo stesso regista.

L'uso del drone.. ma senza strafare

Persino la presenza del drone, di cui il cinema che si muove tra l’artigianato semi-dilettantistico e l’aspirazione a raggiungere platee più vaste, fa uso ed abuso, quasi sempre indulgendo nel creare sequenze cartolinesche, che nel caso di recenti produzioni messinesi sfruttano  il panorama unico dello stretto, in Piano stalker trova una dimensione più digeribile, armonizzata nella vicenda.

Ciò avviene con la trovata di affidare la regia di queste particolari riprese aree ad un personaggio che dentro la stessa vicenda si serve del drone per assecondare i pasticci del corteggiamento del suo ineffabile protagonista, Nico - un Nicola Restuccia ben calato in un ruolo programmaticamente fuori dalle righe - fulminato ai giardinetti da una gran bella ragazza, Desireè Sorrenti, scelta in un casting cittadino tra altre candidate, alla quale non può non riconoscersi fotogenicità e una naturale spontaneità nel muoversi di fronte all’obiettivo, difettando comprensibilmente solo in qualche inciampo di dizione.

Questa infatuazione inespressa eppure buffamente ossessiva, fa da motore per una serie di gag che giocano con poca timidezza con una materia, come le relazioni complicate tra i due sessi, a rischio di deriva giudiziaria, che nell’odierno dibattito pubblico non manca di creare polemiche ad ogni minima declinazione dialettica.

Ma niente pesantezze all’orizzonte: naturalmente lo stalking di cui viene accusato il timido e confuso protagonista è soltanto un equivoco e una scusa per mettere in campo un repertorio di citazioni che vanno dall’imbranato auto commiserante della comicità di scuola ebraica alla Woody Allen degli esordi, a sua volta debitore per la parte mimica dal genio Buster Keaton, a citazioni gustose come quella del Super Mario protagonista del più iconico dei proto-videogames o ad una divertente scena acrobatica girata nel parcheggio sotterraneo del Centro Commerciale Tremestieri, che ricorda certe eroine abili nelle arti marziali dei manga giapponesi.

Nel cast, oltre al produttore Vincenzo Tripodo, nella parte di un commissario di polizia dai modi spicci, ci sono Giovanni Belardi nei panni del migliore amico di Nico e strambo pianificatore del suo corteggiamento per la bella sconosciuta, Tonino Donato e Fabio Manganaro, che era stato il pittore protagonista del citato Phobus, il corto diretto da Celano del 2017 (per la cronaca reso disponibile su Youtube) per la sua Tranquillonia Film Production.

Tutti fanno del loro meglio per assecondare il gioco ironico e il registro di totale leggerezza del corto, mentre le canzoni di Francesco Papalia cercano di aderire al progetto con un occhio ai Tinturia di Lello Analfino e un altro alle metriche in dialetto di certi improbabili rappers di quartiere che hanno fatto la comparsa anche in città.

Talento e buona volontà

Il set cittadino, scelto soprattutto tra scorci di Ganzirri e di Mortelle, è funzionale e, come detto, non diventa ingombrante nè viene svilito sino a diventare una sorta di scenografia posticcia.

Lo sforzo finanziario è palese, i soldi dentro questa produzione si vedono, anche grazie ad una nutrita pattuglia di sponsor collaterali che sono cruciali per esperienze di cinema indipendente.

E, infine, la cultura e la formazione di questi ragazzi è come detto, la nota più positiva, ed è possibile rinvenirla anche nella webserie The Covid situation di cui al Fasola sono stati proiettati ben quattro episodi (rintracciabili anche questi gratuitamente sulla rete) che vede all’opera tutta la “factory”, la associazione amichevole di autori ed interpreti.

Quelle di The Covid Situation sono parodie molto ben fatte, rispettivamente dedicate a rivisitazioni di scene di Pulp Fiction, di Matrix, de L’esorcista e di Io sono leggenda (con atmosfere di qualche altro film post apocalittico) forse l’unica dove l’intento umoristico cede il passo ad una riflessione più impegnata e che sfrutta stavolta il drone in alcune sequenze suggestive della città svuotata dalla paura immaginandola come un mondo desertificato, tutte destinate a narrare i disagi della lunga stagione pandemica alla ricerca di una leggerezza che una sala popolata di spettatori in mascherina ha faticato ad abbracciare senza una dose di persistente malinconia.

Buon futuro al gruppo di Piano Stalker, la stoffa c’è, lo spazio progettuale occorrerà scovarlo con tigna e pazienza.

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