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Redazione

Parco Magnolia, un recupero-simbolo per salvare le nostre periferie

Colgo con vivo piacere, nella mia qualità di presidente del Comitato Civico “Messina la città dimenticata”, il fatto che si riprenda a parlare del Progetto “Parco Magnolia”, da realizzarsi nel cuore di uno dei quartieri più degradati della nostra città. Le recenti vicende che hanno riguardato un altro sobborgo tristemente noto – Caivano, nella periferia napoletana – riaccende i riflettori sulla necessità della riqualificazione urbana. Tema sempre scottante, in verità, ma che quasi mai riesce ad andare al di là dei facili proclami e delle promesse gettate al vento, magari in clima pre-elettorale quando se ne fa strumento per catalizzare consenso politico.

Giostra non è molto diverso da Caivano, vi si respira la stessa aria da frontiera rispetto al mondo cosiddetto “civile”, quello cioè che resta al di là delle sue baracche e dei suoi tetti in eternit, in un contesto povero di infrastrutture e servizi, un contesto per l’appunto dimenticato. Il lungo viale che passa sopra il torrente cantato da Andrea Genovese nella sua accorata e struggente trilogia “Falce marina” potrebbe diventare, se adeguatamente riqualificato, una delle arterie “nobili” della città. Si tratta di un centro nevralgico come pochi, autentico testimone della storia di Messina, insistendovi vestigia antichissime come il sito di S. Maria del Gesù Superiore ove, a detta di molti, potrebbe essere ubicata la tomba di Antonello. Più a monte, ove l’abitato digrada nell’abbraccio dei colli Peloritani, il sito di S. Maria della Valle, comunemente noto come “La Badiazza” costituisce un autentico gioiello d’arte e di spiritualità che il mondo, se ne fosse possibile la piena fruibilità, certamente c’invidierebbe.

Questa è la Messina che, ormai da generazioni, noi messinesi abbiamo rimosso dalla nostra memoria collettiva sempre più anestetizzata dall’imperante hinc et nunc odierno. Non a caso, costituendoci in Comitato nella primavera di due anni fa, ci siamo intestati come prima mission il definitivo recupero di Villa De Gregorio, i cui ruderi affogati nelle erbacce e nel pattume rendono oggi testimonianza, più che di antico, di trascuratezza e colpevole abbandono. Nel parco che circonda la Villa la quale, secondo tradizione, riscosse l’ammirazione di Goethe in persona al tempo della sua visita in Sicilia – nel 1787 – è il secolare “Ficus magnoloides” a rappresentarne il cuore vivo e pulsante.

Si riparli pure e dunque, di Parco Magnolia, ma lo si faccia con spirito costruttivo, proteso verso una vera riqualificazione che non si fermi alle parole – le quali spesso, dalle nostre parti, usano surrogare i fatti. Lo si faccia con la competenza e la passione dovute a un progetto che ha ormai superato i dieci anni dal suo affacciarsi sulla scena cittadina e che, fin dal 2015, sconta un lungo periodo di stagnazione tanto irritante quanto inspiegabile. Si chiariscano quali siano state le ragioni di questo impasse al fine di poter sbloccare una volta per tutte gli ostacoli che impediscono a tutt’oggi di realizzarlo in concreto. Solo dopo un accurato esame di coscienza che permetta di fugare ogni possibile ombra si potrà procedere – a vele spiegate – verso un obiettivo che è nel DNA della città di Messina. Quella vera, finalmente risorta dalle macerie dell’anima, ben più ingombranti di quelle che la ricoprirono all’alba del 29 dicembre 1908.    

* Presidente comitato civico “Messina la città dimenticata”

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