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Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Educarci e educare davvero al 25 Aprile, come con le castagne di Donnas

Per arrivare alle castagne di Donnas, in Valle d’Aosta, dobbiamo prima domandarci come mai a molti, si proprio a molti, la festa del 25 Aprile possa suscitare fastidio.

Potremmo rispondere che in quella ricorrenza vi sono dei significati, palesi o nascosti, che toccano qualcosa di profondo, qualcosa che crea scompiglio dentro di loro, ma è un faldone che deve essere sistemato prima o poi, perché il nostro mondo interiore si disfa se non lo facciamo, ma soprattutto si contamina quello dei nostri figli, a cui dobbiamo insegnare che ci sono memorie comuni senza le quali non si può costruire nulla di ragionevole né si può provare o ricevere compassione.

Mi viene in mente il fratello di una mia ex paziente, che conosco attraverso le parole della sorella. “Quando ero piccola, mio fratello maggiore, che andava alle medie, abusava di me. Più tardi, ogni volta che mi vedeva, veniva colto da attacchi di rabbia, scoppiava a piangere e mi picchiava. Dentro di me capivo le ragioni di quell’aggressività, sapevo che vedermi gli ricordava delle cose gravi a cui non poteva più porre rimedio e che questo lo faceva disperare”.

La sapienza di questa donna ci aiuta a comprendere per similitudine le ragioni per le quali la Festa della Liberazione suscita negazione, stizza, aggressività nelle persone che al tempo delle lotte partigiane sarebbero state dall’altra parte e che, ancora oggi, in qualche modo, sentono maggiore affinità con i “cattivi”. Non possono dirlo esplicitamente, perché questo farebbe perdere loro la faccia e una serie di vantaggi, ma non si sentono neppure di affermare esplicitamente la propria adesione alla comunità di valori nata dalla Costituzione. Sarebbe un matrimonio di convenienza che, giustamente (dal loro punto di vista) rifiutano.

Potreste chiedermi cosa c’entrano le castagne di Donnas in questa storia. C’entrano eccome. Negli ultimi mesi mi sono mosso tanto, dalla Puglia all’Abruzzo, dalla Lombardia alla Campania, ma la prima conferenza primaverile l’ho tenuta a Donnas, in Valle d’Aosta. Non ero mai stato in quella regione, il cui numero di abitanti è davvero esiguo, 110 mila persone.

Era l’unica che mancava nella mappa dei luoghi in cui mi sono recato per parlare coi cittadini, di ogni età. La sera, prima dell’incontro pubblico, sono stato a cena in una casa privata, insieme agli animatori dell’associazione che aveva organizzato l’evento. La cena prevedeva una serie di sfiziose tortine di formaggio e verdure, avevo comunicato di essere vegetariano, poi sono arrivate delle castagne, sbucciate e bollite, da mangiare insieme a dei formaggi freschi.

In genere non amo le pietanze dolciastre, come i ravioli di zucca, ma quella sera non mi sono nemmeno accorto che le castagne avessero quel sapore, anzi mi sono pure piaciute. Ciò che mi aveva fatto dimenticare le mie fisime era stata la compagnia, quella vicinanza ad altre persone con le quali sentivo di condividere i valori che tengono insieme una comunità, quelli di base però, come l’impegno civile e educativo, l’altruismo, la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto dei diritti altrui, quelli contenuti nella Costituzione della nostra repubblica.

Non importava come votassero i commensali, contava solo come ciascuno pensava ci dovessimo comportare col prossimo. Sono certo che se avessimo spostato indietro di ottant’anni il calendario, saremmo stati tutti dalla stessa parte. Così come sono certo che nessuno avrebbe avuto difficoltà a definirsi, senza imbarazzo, antifascista, perché non puoi educare un figlio secondo i principi del sentimento sociale, la premessa che rende “normale” ogni persona, se non riesci a capire da che parte stare quando uno dei contendenti è un prepotente sanguinario.

I miei amici di quella sera credo sappiano da sempre come e con chi bisogna stare, due secoli fa, in quattro gatti, avevano bloccato Napoleone, che veniva a saccheggiare l’Italia, un intero mese, al forte di Bard, poche centinaia di metri dal luogo in cui stavo imparando ad amare le castagne bollite.

Se non ti è chiaro tutto questo, caschi sempre dalla parte sbagliata, senza dubbio.

Saperlo, certo, mette in imbarazzo, comprensibile, ma è inutile, meglio lavorarci sopra, invece di giocare a nascondino o arrabbiarsi perché qualcuno te lo ricorda, dal momento che in realtà gli altri non c’entrano nulla, è qualcosa che devi risolvere con te stesso, come è accaduto per il fratello della mia paziente.

Forse una bella scorpacciata di quelle castagne, insieme alle stesse persone, aiuterebbe.

* Analista adleriano e scrittore

Ps. A proposito, dopo avere chiuso questo articolo, mi è arrivata una mail dai miei amici di Donnas. Diceva che “in bassa Valle d'Aosta, in tempo di guerra, tutti, compresi i partigiani, sono sopravvissuti grazie a quelle castagne”.

Basterebbe così poco per mettersi alle spalle i propri lati oscuri.

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