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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Opinioni

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A cura di Domenico Barrilà

Preti e abusi sessuali, la trappola del celibato sul futuro della chiesa cattolica

La dolorosa vicenda che tocca il seminario diocesano di Messina, è l'ennesima prova di una chiesa popolata da problematicità che la annienteranno e che continua con regole aliene rispetto a quelle del mondo. Ritengo che pagare il desiderio di servire il proprio Dio, a prezzo di mutilazioni enormi, come quella di rinunciare a una famiglia o a mettere tra parentesi la propria affettività, si una questione da Corte europea dei diritti

Sono sincero, avrei preferito non intervenire sulla dolorosa vicenda che tocca il seminario diocesano di Messina, a proposito di presunti abusi subiti da un candidato. Lo avrei preferito perché si tratta dell’ennesima riflessione sullo stesso tema e perché nelle modalità denunciate dalla giovane presunta vittima riconosco quella sottocultura che mi fa pensare, fino a prendere decisioni personali drastiche, che la Chiesa sia diventata un circuito minore, popolato da problematicità che la annienteranno. Se temono tu possa rompere il patto, ti isolano crudelmente e poi ti allontanano. Non saprei se nel caso specifico sia andata esattamente così, ma in genere i modi solo quelli. Se eccepisci, se possiedi un pensiero indipendente, entri nel mirino, e alla fine quello sbagliato sei tu. Il risultato finale è che si perdono voci critiche che potrebbero fare lievitare il famoso impasto.

“Ho svelato abusi sessuali, mi hanno mandato via dal seminario”

Se penso alla posizione drastica dei vescovi americani, a proposito della comunione al Presidente Usa, cattolico non contrario alle leggi sull’aborto, ma silenti sull’altra strage degli innocenti, quella dei bambini vittime dei pedofili, e se aggiungo i loro colleghi francesi e di tanti altri paesi, da padre inorridisco.

Il metodo della polvere sotto il tappeto è la norma, sarebbe continuato per l’eternità se la coscienza civile e il diritto di cronaca di tanti bravi giornalisti non avessero scoperchiato il vaso di pandora, portando alla luce situazioni pesantissime in tutto il Pianeta.

La mia valutazione esclude le infrazioni che i consacrati commettono con altri adulti, laici e non solo, perché da sempre ritengo il celibato una finzione, una cattiva finzione dalla quale scaturiscono moltissimi dei mali della religione cattolica, principalmente perché tale vincolo la costringe a scegliere il proprio personale in una pozzanghera dove si pesca quello che si trova. Il superamento del celibato permetterebbe ai rettori di selezionare i candidati su un campione enormemente più ampio, puntando l’attenzione su delle prime scelte. Questo non significa che tutti i problemi sarebbero superati, ma di sicuro si porrebbero le basi per aprire la Chiesa alla “normalità”, quella di individui davvero incarnati, perché alle prese con gli stessi problemi dei loro simili, disinnescando molte delle criticità, compreso il velenoso narcisismo che si annida anche vicino a papa Francesco.

Ritengo che pagare il desiderio di servire il proprio Dio, a prezzo di mutilazioni enormi, come quella di rinunciare a una famiglia o a mettere tra parentesi la propria affettività (il vero motore dell’essere umano), sia una questione da Corte europea dei diritti.

Ma la colpa, la più grave, è dei laici impegnati, collusi perché destinatari di vantaggi che nella platea più ampia, quella universale, si sognerebbero, mentre nel “circuito minore” diventano alla loro portata, così diventano i primi difensori della segregazione, delirando di essere nel giusto.

Un contrappasso orrendo per una religione nata per andare incontro al mondo, quindi immaginata su un presupposto di universalità, ridottasi dentro un fortino all’interno del quale vigono regole aliene rispetto a quelle del mondo.

I beneficiati stanno zitti, non voglio danneggiare la mucca che mungono. Tempo fa, dopo l’arresto di un sacerdote, cui sono stati contestati innumerevoli casi di pedofilia, molti dei quali caduti in prescrizione, un mio amico aveva chiesto a una persona, antica sodale del pedofilo, come avesse fatto a non accorgersi in tutti quegli anni, sentendosi rispondere “l’amicizia mi faceva schermo”.

Lo “schermo” era rappresentato dal fatto che il potentissimo sacerdote aveva sistemato lui e tanti altri in una lucrosissima azienda parastatale, dove gli impiegati guadagnato molte volte quello che guadagna un impiegato comune. Nessuno, dopo la condanna, sebbene fossero coinvolti anche i loro figli, si è scomodato, prendendo posizione pubblica.

Questo connubio tra preti problematici e laici opportunisti sta minando le stesse basi della Chiesa, scambiata per un bancomat, economico e carrieristico, in cui una mano lava l’altra.

Tanti bambini sono da ritenersi vittime anche di queste persone, di questi complici per interesse, non solo dei carnefici che violano le loro vita, perché se vi fossero stati testimoni onesti, quelli non avrebbero potuto operare impunemente.

Salviamo le eccezioni, anzi proteggiamole, per quanto lontano, ma rispettoso, dalla Chiesa, conservo preziose amicizie al suo interno, persone che insieme a diverse loro consorelle e diversi confratelli di buona volontà, la aiutano a resistere, a non portare, metaforicamente e non solo, i libri in tribunale. Anche di recente credo di averne conosciuti un paio, un vescovo e un laico, che provano a crederci, con la forza, la semplicità e il sorriso di chi pensa davvero che Dio esista.

Se si vuole davvero contrastare il fenomeno della pedofilia, bisogna mettere in mora il celibato, rendendolo facoltativo. Non ci sono altre strade per riempire i seminari di persone di valore, capaci di ridare al Vangelo la centralità che merita ma anche di scoraggiare il clericalismo dei laici più immaturi dalla loro dipendenza furba e malsana, che in definitiva blocca anche il percorso di crescita degli stessi sacerdoti e vescovi.

* psicoterapeuta, analista adleriano

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