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A cura di Domenico Barrilà

No all’accoglienza degli afghani, Mattarella tuona contro l'Ue: una lezione di pedagogia istituzionale

Alle parole del presidente della Repubblica che si dice sconcertato si contrappone un mondo infinitamente lontano popolato da fenomeni social che rovinano la politica. Ecco perchè

Se dovessimo badare ai toni che usa Sergio Mattarella, non faremmo neppure caso a quello che dice. Il presidente sembra uno di quei monaci che leggono col tono retto in refettorio, mentre i confratelli mangiano in assoluto silenzio. Niente di più lontano dalle coreografie tutta forma e niente sostanza cui siamo abituati, il riferimento a scatole politicamente vuote, come i famigerati due Matteo e la loro nutrita band, è voluto.

Ma se dai toni passiamo ai contenuti, esattamente quelli che latitano perché sono difficili da produrre, la pedagogia istituzionale di Sergio Mattarella rende ridicolo ogni possibile accostamento coi predetti attori della politica italiana. L’inquilino del Quirinale non sarà mai annoverato tra i grandi comunicatori pure avendo molto da dire, perché quell’abilità viene riconosciuta agli stessi di prima, dotati di chiacchiera e capacità di fascinazione, almeno sul loro pubblico, elettori in cerca di effetti speciali.

L’esempio di domenica 29 agosto non poteva essere più limpido. Mattarella, senza usare mezzi termini, e senza concedere nulla alla teatralità, aveva definito “Sconcertante il no all’accoglienza degli afghani, questo non è all’altezza del valori UE”. Il pubblico era costituito da un folto gruppo di ragazzi, durante il quarantesimo seminario per la formazione federalista europea, in occasione dell’80esimo anniversario del Manifesto di Ventotene.

I due politici di cui sopra, bravissimi a presidiare i social network, dove danno il meglio di sé, dovrebbero riflettere sul senso di quelle parole e sulla sobrietà che le accompagnano. Se lo facessero, capirebbero che la loro complicità, innaturale e scandalosa, è uno schiaffo proprio agli afghani, a cui non sembrano davvero interessati, poiché il loro convergente interesse in questo periodo è annientare il Movimento 5 Stelle, attaccando il reddito di cittadinanza attraverso concetti così simili da sembrare confezionati nella stessa officina della banalità, cui sovente fanno ricorso. Il reddito di cittadinanza, secondo i due stakanovisti della chiacchiera, demotiverebbe, addirittura l’ex sindaco di Firenze sostiene che le persone devono soffrire. Probabilmente non sa di cosa parla, lui, come del resto il suo innaturale socio, non passeranno alla storia come lavoratori esemplari, essendo stati presto, purtroppo per noi, rapiti dalla politica. Difficile immaginarli in un qualche frangente della vita, annientati dal lavoro, semmai sono giunti belli freschi alla meta, sfruttando la diserzione generale dalla politica. Se l’impegno politico diventasse un’abitudine estesa e vi fosse un minimo di concorrenza, uno farebbe l’intrattenitore, l’altro proprio non saprei.   

Dietro alle parole del presidente della Repubblica c’è un mondo infinitamente lontano dai disegni da fenomeni social di costoro. Uno scrive “dolore, dolore, dolore”, parlando delle mamme afghane che in aeroporto consegnavano i loro figli a degli sconosciuti, mosse dall’ansia di salvarli. Recita social, perché se fosse quello che pensa davvero non andrebbe a braccetto con chi i profughi li vede come il fumo negli occhi e posta messaggi che appaiono inospitali e disumani anche a diversi leghisti, essendo egli decisamente lontano da quei valori della UE richiamati dal Presidente.  

Nello stesso segmento di tempo il Pianeta sperimenta ere geologiche diverse. In alcune aree è quasi un privilegio vivere quanto si viveva in Grecia ai tempi di Pericle, in altre si supera il secolo, una progressione inarrestabile, pandemie permettendo.

Diversi paesi vivono condizioni di prosperità crescente e vedono i propri cittadini investire risorse ingenti per contenere gli effetti della sovralimentazione, moltissimi altri assistono a una carneficina per ragioni opposte.

Il primo mondo è geloso dei suoi privilegi e coltiva scientificamente la cultura dell’individualismo, chiamandolo però con altri nomi, preoccupato di conferirgli legittimità culturale e politica. In realtà si tratta di modi per indicare con nomi diversi quel morbo, in cui vede una forma estrema di difesa del proprio stile di vita, lo stesso morbo che annienterà l’intero Occidente, vuoto di motivazioni e dunque privo di ideali.

Le parole di Sergio Mattarella ci aiutano a sperare che potremo mantenere un briciolo della nostra dignità, i comportamenti degli altri ci fanno temere che sarà sempre peggio, soprattutto perché lui è prossimo alla fine del mandato mentre gli altri due sembrano all’inizio della loro azione demolitrice, magari con la complicità di chi sembra divertirsi a fare il fenomeno in cambio di applauso, come Michele Emiliano, che proprio ieri, nel corso di un dibattito nella sua terra, si è lanciato in questa narrazione piuttosto immaginifica: “Salvini sta facendo un grande sforzo per delineare una visione di Paese, ed è uno sforzo che ha dei costi politici. Salvini è un politico che ha una sua onestà intellettuale”.

Probabilmente fino a dieci minuti prima il governatore era stato impegnato in una vorticosa taranta e forse non aveva nemmeno potuto vedere la puntata di lunedì di Report, quella che raccontava non proprio l’onesta intellettuale ma l’arte manipolatoria con cui il leader della Lega usa la comunicazione, cambiando idea ogni cinque minuti secondo i sondaggi istantanei e vellicando la violenza attraverso i social. Certo che Matteo Salvini possiede una “visione”, pure bella chiara, e viene elaborata negli intestini, dove come dicono, i neurologi abbiamo un secondo cervello, naturalmente mischiato ad altro.

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