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Sabato, 22 Giugno 2024
Riguardare con cura

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

A Bari è nata una leader e forse ne è sparito un altro

Lo scontro innescato dall’improvviso ritiro dei 5 Stelle dalle primarie col Pd probabilmente finisce un’epoca con Conte che entra nella schiera, numerosa e banale, degli inaffidabili in politica. Ecco perchè

“Mi sembrava non arrivasse mai al punto, sinceramente non ricordo nulla di quanto mi disse. Non fui particolarmente colpito se non per la sua prolissità”.

Sono parole di Carlo Cottarelli, appena riportate da Antonio Polito sul Corriere della Sera, il prolisso è Antonio Conte che, a nome dei Cinque Stelle, gli aveva offerto il ministero dell’Economia, senza ottenere soddisfazione. Neppure a Carlo Cottarelli, una sorta di eterno incompiuto della politica italiana, poteva sfuggire l’evidenza.

Di fronte a lui si agitava l’immagine sfocata dell’altro grande parolaio nonché campione di furbizia, Matteo Renzi, l’uno e l’altro provenienti dalla famiglia più numerosa d’Italia, quella degli avvocati, sovrabbondanti più degli psicologi.

Per fortuna, almeno per gli avvocati uno sfogo c’è, la politica, la loro grande comunità terapeutica ma anche la strada maestra per la gloria sognata, impossibile raggiungere nelle aule dei tribunali, vista anche la numerosa concorrenza.

Oggi, il primo sogna di moltiplicare il suo due per cento, reiterato, segno che alla fine la gente ci arriva, nel frattempo coltiva rinascimenti sauditi e riempie il portafoglio.

La politica apre tante porte.

L’altro si addormenta tardi, attende, inquieto, uno scatto, una luce, qualcosa che gli renda chiara la ragione per la quale non è più presidente del consiglio, il superattico che aveva occupato senza prendere l’ascensore e senza usare le scale, un mistero senza tappe intermedie. Salire troppo in fretta può dare alla testa.

Antonio Conte non lo sa ancora, ma poche ore fa il suo viaggio politico potrebbe essere giunto al termine, essendo entrato nella schiera, numerosa e banale, degli inaffidabili, una schiera infinita in politica.

Nello stesso istante, Elly Schlein si è incardinata nel ruolo di leader vera, uscendo dallo stato di soggezione cui era si autocostretta solo per senso di responsabile, sopportando le piroette di un uomo inventato da un partito che ricorda certi pazienti affetti da sindrome bipolare, ma ancora privi di copertura farmacologica. Tra i due, l’adulta sembra proprio lei, senza ombra di dubbio, mentre si conferma la percezione delle origini, che il Movimento sia attraversato da qualcosa di oscuro, di irrimediabile, che lo lascerà per sempre in un limbo, sospeso tra il sogno e la realtà, in uno stato di perenne adolescenza, dove l’intenzione non diventa mai progetto e i comportamenti assumono traiettorie sconclusionate.

Troppo rischioso per un paese di sessanta milioni di persone.

Con lo schiaffo di Bari, probabilmente finisce un’epoca, perché stavolta l’evidenza è talmente sfacciata da scoraggiare anche i più ottimisti. Occorre rinnovare la politica, certo, e sarà pure vero che il Pd sul territorio deve fare i conti con figure non sempre esemplari, tuttavia quello che c’è si vede, brutto, sporco e cattivo che sia, e ciò che si vede si può combattere. Difficile si possano combattere, invece, manifestazioni che sembrano appartenere a discipline assai diverse dalla politica e che si annidano dove lo sguardo degli elettori non sarà mai in grado di arrivare. Non si può fondare alcunché sulla propensione al vaffanculo, neppure quando i suoi attori sono forbiti.

A Bari è nata una leader e forse ne è sparito un altro

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