Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

“L’autismo non si cura, si comprende”, storie di vita oltre la sindrome della porta accanto

"Io vivo altrove", di Beppe Stoppa, è un viaggio dentro un mondo in cui emergono l'ansia per il futuro e gli sforzi infiniti delle famiglie. Un libro che ci commuove e ci conduce nel cuore di un disturbo che ci appartiene in modo struggente

Quando è arrivato il volume, curato da Giuseppe Stoppa, “Io vivo altrove”, dal sottotitolo molto significativo “L’autismo non si cura, si comprende” (Laurana Editore), l’avevo appoggiato sulla scrivania, ansioso di iniziare a sfogliarlo, invece sono passate due settimane senza che lo aprissi, non certo per cattiva volontà ma per l’accumularsi di impegni imprevisti.

Ma il momento è giunto lo stesso, complice il primo viaggio aereo dopo il lockdown, il resto l’ha fatto un consistente ritardo alla partenza a causa di un guasto tecnico. È iniziata così la mia immersione in un mondo che raramente mi è accaduto di incontrare professionalmente, se non di sfuggita, quello dell’autismo, trattandosi di un circuito che richiede una dedizione quasi esclusiva, al pari di una vocazione, e un percorso formativo specifico, che a me è mancato.

Dunque, una passeggiata, prima ancora che nella vita delle persone colpite, in quella dei loro familiari, che di questa sindrome sono nello stesso tempo i migliori testimoni e gli esperti più credibili perché, come fa intuire il sottotitolo, c’è poco da curare e molto da capire.

Il volume di Giuseppe Stoppa è una luminosa, incursione nell’umanità, nell’intera umanità perché l’autismo la incarna profondamente, sebbene in modo frammentato e con taluni eccessi all’apparenza stravaganti ma che, a pensarci bene, descrivono una ribellione che non abbiamo il coraggio di iniziare collettivamente, come quella contro i rumori e la confusione che ammorbano le nostre vite, consumandoci.

Contiene, quello stato singolare, tutte le sfaccettature, le ricchezze, le nostalgie e persino l’innocenza, non sempre presenti tutte assieme nelle persone che portano i segni direttamente, ma di sicuro reperibili all’ennesima potenza nei genitori, chiamati ad affrontare, per di più in solitudine, esami quotidiani di complessità estrema, che la società fatica a condividere.

Un fenomeno vastissimo, come ricorda il cantante Elio, nella breve ma chirurgica prefazione, che meriterebbe un libro al giorno, dell’intensità di quello scritto da Stoppa, che non ci sommerge di tecnicismi ma fa parlare gli attori protagonisti, gli unici a potere dire qualche parola competente sul fenomeno.   

Mi sono commosso, profondamente, identificandomi coi genitori, faticando a trattenere le mie emozioni, come se avessi visto per la prima volta un continente nuovo, dove tutto costa di più di quanto siamo abituati a pagare, importi davvero esagerati, ma dove ogni cosa assume significati inattesi, singolari, perché i comportamenti delle persone investite seguono una logica privata, comprensibile solo esasperando il verbo “stare”. A distanza è difficile.

Bisogna esserci per raccapezzarsi, le teorie servono, certo, ma qui sono sottomesse alle regole dell’esperienza diretta, all’osservazione sul campo, quella quotidiana però, solo qui la logica privata di cui si diceva possiede qualche probabilità di trovarne una condivisa, più riconoscibile.   

Infine, la scienza. Diciamoci la verità, di fronte all’autismo non può vantare grandi successi, anzi in passato si è macchiata di qualche intemperanza di troppo, come accade quando si tira a indovinare, provocando sofferenze che si sono aggiunte a stati d’animo già critici.

Mi permetto di consigliare caldamente la lettura di questo libro, soprattutto a coloro non si sono mai imbattuti in una persona autistica, troveranno un campionario di comportamenti davvero incredibili, spesso geniali, che non sono manifestazioni patologiche ma frammenti di noi, dimenticati o tenuti sotto controllo, che ci obbligano a domandarci cos’è veramente umano. Quando avranno finito di leggere, i loro dubbi saranno aumentati e, esattamente come la scienza, dovranno ammettere che da troppo tempo ci sfugge qualcosa. Che non sfugge però alle famiglie di queste persone, mamme e papà che accudiscono e tengono accese per noi, a prezzo di fatiche improbe, centinaia di migliaia di stelle, solo in Italia.

A loro il nostro grazie, ma soprattutto il nostro impegno perché siano meno soli.

*Analista adleriano       

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