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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Berlusconi e la forza perversa dell’oblio e del servilismo

L’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, con l’aggravante di essere stato presidente del Parlamento Europeo (oggi, è il caso di dirlo, cosa assai diversa dal povero David Sassoli), dunque una figura istituzionale di rilievo, è la prova che la politica italiana è sempre sul punto di perdere quel briciolo di dignità che ogni tanto, in un qualche sussulto di romanticismo, tendiamo ad attribuirle.

In buona sostanza, quest’uomo, incurante del pericolo e del ridicolo, afferma che la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale non è affatto uno scherzo, come se fossimo di fronte a un padre della patria. Non contento, passa alla specialità di tanti politici, la presa in giro. “Noi gli abbiamo chiesto di candidarsi e speriamo sciolga positivamente la riserva nel prossimo vertice di centrodestra”. Capito! “Noi gli abbiamo chiesto di candidarsi”.

Una frase che farebbe ridere persino un depresso cronico, dal momento che tutti sanno che Silvio Berlusconi sta brigando e sbavando per avere quella carica, e darebbe via quello che resta delle sue membra da combattimento per arrivarci. Pressioni e campagna acquisti, la volgarità elevata a metodo. Magari con l’ausilio delle sue celebri barzellette da bettola e dei suoi, sempre numerosi, servi.

Ma l’ex presidente del parlamento europeo, non un portaborse o un galoppino, sorvola. Del resto, ognuno è libero di mostrarsi come crede.

Il vero pericolo oggi è proprio questo, in giro ci sono troppi politici e individui di vario genere, che devono qualcosa a Silvio Berlusconi, qualcuno addirittura ogni cosa, perché senza di lui sarebbero rimasti nell’anonimato, e dunque sono disposti a tutto pur di saldare il debito.

Fedele Confalonieri dice di essere della squadra, “noi che dobbiamo tutto a lui faremo ogni cosa per portarlo a Quirinale”.

Voglio sperare che Tajani e Confalonieri non abbiano figlie femmine, perché soltanto questo potrebbe spiegare la totale mancanza di empatia per le prede. Solo un profondo disprezzo per la dignità delle donne o un evento neurologico che azzera totalmente la memoria, può partorire una tale spericolata mancanza di vergogna, il cui frutto questa volontà indecente di gettare nel fango la più alta carica dello Stato, solo perché loro si devono sdebitare.

I debiti, tuttavia, se uno crede di averli, e in questi casi mi pare siano evidenti, se li deve pagare attingendo dalle proprie tasche, non de quelle altrui, nella fattispecie non può rovinare un’intera comunità nazionale per sentirsi in pari col benefattore.  

Non deve permettersi di usare un bene supremo, un pilastro della convivenza, che appartiene a tutti e a cui tutti guardiamo con speranza, parliamo di una carica che, affidata a persone come Sergio Mattarella, unisce e riempie di orgoglio, mentre il solo pensiero che possa essere occupata dalla persona di cui parliamo, sconvolge e ispira pensieri antisociali.

Se dovesse accadere, il Paese diventerebbe un inferno dantesco.

Voglio sperare che questo pensiero da manicomio, sia solo il riflesso di un gioco delle parti. 

Immagino, e mi auguro con tutto il cuore, che centrodestra stia solo facendo i conti col timore di perdere Forza Italia, giocandosi una possibile maggioranza alle prossime elezioni, e dunque, nessuno si senta di fare la prima mossa. Se questo fosse vero, starebbero solo aspettando che il lavoro sporco lo facciano altro, così da potere invocare eventi esterni e alla loro volontà e dichiarare impraticabile la strada della vergogna, passando a un altro nome.

Sempre che la destra italiana disponga di uno straccio di nome presentabile.

Comunque andrà, questa resta una pagina nera, nerissima, apparecchiata dalla distrazione e dalla perdita della memoria, e ancora di più dall’opportunismo di servi e di politici, innumerevoli, che pure di mantenere stipendio e privilegi consegnerebbero all’orco mogli e figlie.

Berlusconi e la forza perversa dell’oblio e del servilismo

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