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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Carlo Cottarelli, una nuvola di probabilità

L'economista dà l'addio al Pd perché non si riconosce nella linea dell’attuale leader, Elly Schlein. Ma non considera che...

Confesso di non avere mai capito cosa pensa davvero Carlo Cottarelli, quando stai per convincerti di esserci arrivato, lui è già su un altro sentiero.

Mi ricorda vagamente il comportamento delle particelle secondo la Fisica dei quanti, che non capisci mai bene dove sono in un dato momento. Puoi tentare di localizzarle usando la metafora della nuvola di probabilità.

L’osservazione precipita lo stato, dicono i fisici quando vogliono fare i difficili, cioè sempre, intendendo che una cosa è dappertutto fino a quando non la osservi.

È lui, Cottarelli, il famoso gatto di Erwin Schrodinger, non puoi stabilire se è vivo o morto fino a quando non apri la scatola che lo ospita e ci guardi dentro. Se provi a indovinare prendi solo delle cantonate.

Ecco, questo mi viene in mente dell’uomo, che perlomeno, questo va riconosciuto, dimostra di essere di altra pasta rispetto ai poveri transfughi che abbiamo descritto in questa stessa pagina. Rimane la miseria di un impegno preso in modo collettivo ma revocato in maniera unilaterale con una città come Milano.

Tutto questo “perché il Pd si è spostato troppo a sinistra”, senza contare la grave minaccia dell’utero in affitto, cui notoriamente fanno ricorso miliardi di italiani tutti gli anni. Mi pare di capire che si fosse stufato di fare il senatore, ma non si può dire, è troppo banale, sebbene sembri essere un’abitudine in questo viandante gentile.

A me, che mantengo il punto anche oltre le 24 ore, sembrava ragionevole che un partito, mezzo comunista e mezzo democristiano, oscillasse verso i due poli, non è che si possa sempre dare il volante alla stessa parte, capita che dopo una botta elettorale, dalla quale è scaturito un governo genuinamente fascista, vi sia una reazione, capita pure che qualcuno si metta a desiderare un liberismo temperato.

Già, ma Cottarelli non assiste ai colloqui nel mio studio, quindi non può vedere come sono conciate le persone, la cui vita, travolta da questo gioco a incremento continuo, sia perennemente al limite, non può sapere cosa significa accelerare la propria esistenza ogni giorno di più, fino a perdere il gusto di vivere. Lui guarda il modello, quello che c’è sotto vada pure in officina, ci sono i tecnici a ripararlo.

Alcuni anni fa Peter Whybrow, psichiatra che insegna Università California, aveva detto in una bella intervista.  “Siamo il paese più ricco del mondo; eppure, il numero di persone ansiose e depresse è raddoppiato negli ultimi vent’anni. Nel 2004 abbiamo speso complessivamente 36 miliardi di dollari in prodotti o servizi per rilassarci. Inoltre, il 70 per cento della popolazione maschile è in sovrappeso”.

Mi permetto di aggiungere che dal 1975 al 2005, i minori curati con psicofarmaci negli Stati Uniti sono passati da 150 mila a circa 11 milioni. Si sono moltiplicati per 73 volte. Non penso si tratti di un raffreddore, più facile che c’entri il modo disumano in cui si vive

Di fronte a tutto questo degrado umano ed esistenziale, Cottarelli, si mette a parlare di come arrivano i figli, mentre sarebbe meglio farsi venire qualche idea per proteggere le loro famiglie dall’onda di piena. Si mette a parlare di merito, dimenticando che vi sono asimmetrie sociali che truccano vistosamente la partita.

Infine, quando si gioca non bisognerebbe fare i furbi, io mi sono sorbito Matteo Renzi a lui è toccata Elly Schlein, a me il conte Dracula a lui Maria Montessori, se c’è uno che può lamentarsi direi che non è Cottarelli, il quale ci informa di non escludere la possibilità di “tornare in politica” (e chi l’aveva mai escluso!) ma che adesso è in missione per conto della Cattolica. Mi chiedo perché per lasciare la moglie bisogna sempre avere un’amante. O funziona, e rimango, oppure non funziona, e me ne vado. Non mi pare così difficile.

*scrittore e psicoterapeuta

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