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Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Il caso De Angelis e i fascisti a titolo personale

Definire “sparate” le parole del responsabile della comunicazione istituzionale della regione Lazio, Marcello De Angelis, a proposito della strage di Bologna, non è certo un atto di intelligenza.

Il discorso è profondo, molto più profondo, e riguarda il radicamento della cultura fascista in Italia, un cancro che viaggiava sotto il pelo dell’acqua e che ora, sdoganato e legittimato dalle evoluzioni politiche in Italia, sente la libertà di potersi sfuggire di mano un giorno si e l’altro pure.

Proprio in questi giorni convenivamo con degli amici che se non fossimo membri della comunità europea e se non ci fosse un’opposizione civile e politica più forte di quella presente negli anni Venti, la situazione diventerebbe tragica nel volgere di pochi mesi.

Oggi ci salva l’enorme ambizione personale di Giorgia Meloni, che sopra ogni cosa pensa al suo riscatto personale e alla carriera, dunque, dopo avere sfruttato tutte le suggestioni e la cultura fascista disciolta nel Paese, ora è costretta spegnere incendi, ma presto le servirà l’intera protezione civile, perché i mostri che ha svegliato non si riaddormenteranno con la solita fiaba serale.

Marcello De Angelis: le frasi sulla strage di Bologna imbarazzano la destra

Questa persona è arrivata dove è arrivata proprio perché, con la furbizia tipica del nostro personale politico, si è fatta interprete delle pulsioni più oscure e violente della nostra società, ma anche del conservatorismo malato che alligna nelle persone che stanno meglio,  di cui questo governo è paladino, e della parti più arcaiche del mondo religioso, rappresentate spesso da personaggi inquietanti ma capaci di muoversi con maestria tra le paure e le fragilità della persona e delle famiglie, stuprandone le coscienze.

Tuttavia, siamo ansiosi di vedere quanto durerà il gioco. Le ultime elezioni in Spagna, alla cui campagna elettorale aveva partecipato anche la presidente del consiglio italiana, sono state un fallimento per l’ultradestra, sponsorizzata proprio dalla signora Giorgia Meloni, oramai ospite fissa delle adunate del partito del suo amico Santiago Abascal. Il celebre discorso di Marbella lo scorso anno, e il comizio in occasione delle ultime elezioni spagnole, poche settimane fa, piaciuti molto ai suoi seguaci italiani, devono avere fatto riflettere parecchio la società civile iberica capace di punire duramente il partito neofascista spagnolo e la sua amica italiana.

Tra le ragioni di quella sconfitta ci sono anche le suggestioni lanciate proprio Giorgia Meloni, che evocano una società profondamente regressiva e totalitaria, dove è lo stato a decidere come dev’essere e comportarsi la persona, una mostruosa visione dell’uomo che può allignare solo in culture popolate da animi irrisolti.

Il nostro paese pagherà un pegno terribile a questo incidente storico, ne usciremo peggiorati e pieni di risentimento, soprattutto cittadini di una società più ingiusta e sbilanciata a favore dei soggetti più forti, verso i quali le persone in cerca di riscatto provano una formidabile e servile attrazione. Gli stessi soggetti forti e rappresentanti dei medesimi, che poi ci raccontano del rispetto che gode all’estero la nostra presidente del consiglio, una versione femminile di Zelig che non va certo a replicare le banalità spagnole ai suoi interlocutori istituzionali.

Ogni giorno c’è un passaggio incredibile, ieri abbiamo letto del presidente della regione Lazio che cercava di rompere l’assedio sostenendo le parole di Marcello De Angelis erano state pronunciate a titolo personale, come se nella psiche umana non vi fosse continuità, come se si potesse essere dama della carità nel pubblico e strozzino nel privato.

Forse siamo noi a essere ignoranti e a non capire queste nuove strategie di comunicazione, ma la tentazione di pensare che siamo finiti in mani sbagliate, inadeguate, pessime, oramai è stata soppiantata dalle certezze.

Il caso De Angelis e i fascisti a titolo personale

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