Giovedì, 23 Settembre 2021
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Coronavirus, risolviamo i problemi ma con discrezione

La situazione che stiamo vivendo impone continue correzioni di rotta in corsa, perché la logica dei contagi rimane quella di una creatura invisibile. Sta anche ai sindaci comporre quelle falle. Ma tocca avere nervi saldi

Il 20 febbraio di quest’anno, quando i contagi si contavano ancora a decine, non a migliaia al giorno, e le prospettive non erano ancora drastiche, avevo ricevuto un invito a Skytg24. In genere non sono molto propenso ad accettare inviti televisivi, ma stavolta si trattava di una situazione di servizio, c’era da usare parole caute per tranquillizzare, senza tuttavia sminuire la minaccia. In quelle giornate le nostre speranze si sostituivano spesso alla realtà, quasi a volerla esorcizzare, anche il sottoscritto sperava che stessimo esagerando tutti e che presto sarebbe stato un brutto ricordo. Certo, speravamo, ma le cose non sono andate così.

Mi era chiaro che in certi momenti devono cadere le barriere ideologiche e ciascuno deve convertirsi a modalità di interazione centrate sull’interesse collettivo, così quando mi è arrivata una domanda scomoda su Attilio Fontana, rispetto alla cui visione della vita mi colloco all’opposto, mi sono sforzato di difenderlo. Mi si chiedeva se il suo mostrarsi con la mascherina in televisione non poteva impressionare i cittadini. La mia risposta, in sintesi è stata questa. “Siamo di fronte a un evento nuovo e forse imprevedibile, è una fase di apprendimento per tutti, anche per il presidente della Regione, dunque sospenderei ogni giudizio, tanto più che bisognerebbe essere al suo posto per capire”.

Per lo stesso motivo faccio fatica a commentare il comportamento del sindaco di Messina e taluni atteggiamenti francamente eccessivi, da parte sua e di alcuni sindaci meridionali, le cui sceneggiate via social, con tanto di papi e di madonne alle spalle, finiscono sulle prime pagine dei giornali on line americani, perpetuando stereotipi fastidiosi.

Vero che diversi candidati all’attraversamento dello Stretto non erano in regola, ma lo erano quando sono partiti, le regole sono state cambiate a partita in corso, non possono pagare loro. D’altro canto, il governo continua, per necessità a fare evolvere le restrizioni perché lo impone la realtà, unico parametro a cui dovremmo essere tutti fedeli, e la realtà richiede comportamenti plastici. Se il sindaco non si fosse fatto trascinare dagli istinti, che pure mostra di sapere agitare con abilità, si sarebbe reso conto che toccava propria a lui comporre quelle falle temporali, conciliando i diritti di chi ne aveva e le necessità del governo, che in questo momento è chiamato a continue correzioni di rotta in corsa, perché la logica dei contagi, che pure comincia a mostrare qualche segno di razionalità, rimane quella di una creatura invisibile. Partita impari, perché lui ci vede e noi no.

In Lombardia, che sta combattendo una partita mortale, nel vero senso della parola, ma lo spavento dei cittadini è mitigato dalla consolazione che vi sono tanti sindaci e amministratori che svolgono il loro lavoro in silenzio (adoro questo lato dei lombardi), che dormono due ore per notte e qualche volta si ammalano di coronavirus. Difficilmente li vediamo in televisione. Parametro importante per capire se stanno giocando per loro oppure per la comunità.

Per Cateno De Luca, vale il principio di cautela utilizzato per Attilio Fontana, ma devo riconoscere al governatore e al suo assessore alla sanità, Giulio Gallera, senso della misura, nonché delle istituzioni, in questi giorni più che necessario.

Non credo di avere alcunché da dire al sindaco, tuttavia mi piacerebbe ricordasse che rappresenta tutti i messinesi, anche coloro che in passato furono costretti a lasciare la città per ragioni molto pratiche, non certo perché non amassero il luogo in cui sono nati, che portano in giro per l’Italia, e non solo, con fierezza. 

Credo che a fare i vigili debbano essere i vigli stessi, se non è così, allora è giusto prendere provvedimenti con chi non esegue i propri compiti, ma usando i regolamenti, non gli insulti e le minacce, perché i dipendenti del comune non sono parenti degli amministratori, ai quali la legge mette a disposizione strumenti precisi per svolgere la propria funzione. Lo stesso vale per i cittadini che trasgrediscono. Il resto è di troppo.

Sono figlio di un uomo, mancato troppo presto, che non alzava mai la voce per farsi obbedire, la sua autorevolezza bastava e avanzava.

Io sto con la città, ci sto con tutto il mio cuore. Da chi la governa mi aspetto risposte ai suoi problemi di ogni giorno, perché quando la pandemia sarà passata, e passerà, quelli ci saranno ancora.  Adesso che sono arrivate le denunce, che forse qualcuno aspettava per mostrare quanto è sfacciato, mi auguro che la si finisca immediatamente e che ciascuno ritrovi la necessaria saldezza di nervi, quella dote che distingue un leader vero da una semplice simulazione.

La politica non è un fatto personale.

Infine, le persone che tentato di tornare a casa, contravvenendo alle norme, sbagliano, ma non dobbiamo dimenticare che sono siciliani, spesso travolti dall’angoscia e dal disorientamento, uomini e donne che dopo essere stati cacciati dalla propria terra perché il lavoro in Sicilia è solo nella disponibilità degli amici dei politici, ora non possono neppure rivedere la propria casa e qualcuno ci monta pure sopra spettacoli di basso profilo istituzionale.

A Milano è stato requisito un albergo per mettere in quarantena le persone che non sono in grado di passarla in casa propria, forse a Messina era meglio mettersi a cercare un luogo dove dare il benvenuto alla nostra gente, bambini inclusi, senza violare gli obblighi sanitari. Le comparsate televisive non soddisfano i bisogni dei cittadini, ma non premiano nemmeno i politici che si illudono di accrescere la loro popolarità. Quando si diventa un prodotto si acquisisce anche una data di scadenza, quasi sempre prossima.

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