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Riguardare con cura

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A cura di Domenico Barrilà

Corsa al Quirinale, il 27 gennaio 2022 è (speriamo) morto il berlusconismo

La sera del 26 gennaio sono andato a letto convinto che Maria Elisabetta Casellati, frutto perfetto del più grave fenomeno di inquinamento della coscienza collettiva, il berlusconismo, fosse fuori gioco. Era quasi mezzanotte, a quell’ora di solito dormo, non quella sera. Presentimenti. All’improvviso mi sono ricordato che era in corso il vertice del centrodestra che avrebbe partorito un nome per l’indomani.

Così riapro il portatile e l’incubo si materializza. È lei il cavallo sul quale punteranno le destre. Proprio lei, non una delle innumerevoli cheerleader o degli altrettanti pupi del padrone, ma qualcosa di molto più sofisticato, una vera macchina da guerra, dal talento, purtroppo per lei, inversamente proporzionale alle ambizioni. Una persona che a furia di sopravvalutarsi dev’essere entrata in una sorta di delirio mistico in cui la madonna è lei medesima, la bocciatura potrebbe averla salvata. Come diceva un mio giovane paziente, quelli scarsi sono più inclini a commettere fallo nel gioco del calcio.

Il metodo migliore, quando non trabocchi di talento, è scegliere il cavallo giusto e montarlo, a qualunque costo, mostrando zelo costante e acritico. Tuttavia, quando si tratta della seconda carica dello Stato, che pretende di diventare la prima, in forza di non saprei quali meriti, quello è un brutto spettacolo. Gli spettacoli sono spettacoli, cioè si vedono e non a tutti piacciono, soprattutto tra i simili.

Certo, i simili. Forza Italia non è un partito, ma un semplice ramo d’azienda, sottoposto a un capo assoluto, che pretende di essere adorato, senza condizioni. Stare in quell’ambiente è come partecipare a un concorso a premi, maggiori sono gli atti devozionali più alti possono essere i premi. Parlamentari, ministri, cariche dello Stato, fanno tutti a gara per piacere al santone perché sanno che sarà lui a decidere per ciascuno. Compiacerlo è vitale, che abbia ragione oppure torto non conta nulla, anche a costo di raccontare storie inverosimili, senza provare neppure un fremito di vergogna, pur di arrivare alla meta, quasi sempre sproporzionata alle doti.

Nel nostro panorama politico Forza Italia è un fenomeno inquietante, lo sappiamo da trent’anni e continua a testimoniarlo proprio il pacco colossale, la signora devozione, che stavano per consegnare a tutti i cittadini italiani. Ma non è il solo, anche il Movimento Cinque Stelle è strutturato come una compagine che ruota intorno a una sorta di Sai Baba, nei momenti di fulgore ricordava più una psico setta che un partito, con la plancia di comando sulla tastiera.

Brodi psichiatrici in cui prendono corpo a getto continuo invidie, gelosie, ritorsioni, caini e abele paesani,  piccole congiure, come quella di cui è rimasta vittima la spregiudicata signora, turbolenze che si abbattono come meteoriti sugli interessi dell’intera comunità nazionale, lasciata talmente sullo sfondo perché non considerata in alcun modo la ragione della loro miserevole esistenza.

Forza Italia e Il M5S sono spaccati singolari, più simili a nuovi movimenti religiosi e che a dei partiti. Non è che la politica tradizionale fosse immune dalle derive psichiatriche, ma in questi spaccati siamo ben oltre la linea del fisiologico, del tollerabile, non a caso sono le compagini più lacerate, proprio perché insieme alla normale conflittualità legata alla spregiudicatezza e alla sete di potere -modello Matteo Renzi o Massimo D’Alema-, al loro interno si scatenano sentimenti ed emozioni massicci, distruttivi, tipici di situazioni borderline che conducono regolarmente alla propria implosione, inarrestabile quando scompare il Fondatore.

La democrazia in questi spaccati è un sogno, che quasi sempre scade in caricatura e ferisce la democrazia vera, quello sgabello sul quale cerchiamo di stare in equilibrio malgrado costoro, che si fanno pure venire il coccolone, con tanto di ricovero, quando, incuranti del senso del ridicolo, non vengono accontentati nell’estremo desiderio di portare il puttanaio nel colle più alto, mentre a corte, che sembra quella del Duca di Mantova, si comincia a banchettare sulle spoglie del vivente, con epigoni ed epigone che cercano di arraffare gli ultimi pezzi dagli scaffali, arrivando all’azzardo di pensare alla presidenza della repubblica, prima che le ballerine e, poveri loro, soprattutto i nani chiudano per cessata attività.

Adesso, per favore, dateci uno straccio di Presidente, che magari non sia proprio uno straccio, perché la barca non sarà un transatlantico, ma sopra ci sono i nostri figli.

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