Riguardare con cura

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Corse clandestine di cavalli, il “rito” della vergogna e il grande sonno della legalità

I video girati domenica scorsa riaccendono i riflettori sulle gare che da decenni tengono in ostaggio il quartiere. Con questi rischi

 

Una corsa di cavalli nel viale Giostra. Una delle tante che si consuma da decenni in città, sul viale Giostra, ma anche su Torrente Trapani.
Una corsa clandestina che si mostra in tutta la sua violenza grazie al video pubblicato da Letteraemme. Chi ha partecipato ha ripreso la gara coi telefonini. Si sfreccia intorno ai cavalli con auto e motorini a folle velocità, tanti senza casco e anche in quattro su una moto. Clacson che suonano all’impazzata e si vede, a un certo punto, un fantino che finisce a terra con l’animale, terrorizzato, che si è schianta contro un guard rail. Da quando il video è stato pubblicato, tanti lettori indignati lo hanno girato nella posta di MessinaToday con una domanda secca: “Le istituzioni dove sono”?  (ndr)

Video: Letteraemme

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Se c’è una categoria di persone che è faticoso considerare stimabili, sono quelle che fanno i forti coi deboli o, come si dice dalle nostre parti, “i scattri chi babbi”.

A Messina non sono mai mancati, anzi è una delle fabbriche principali del Pianeta, per cui nessuna meraviglia se quando cavalli e fantini, a scadenze regolari, in posti notissimi, violando almeno un migliaio di regole e di diritti, soprattutto quelli dei poveri animali, partono per la loro corsa clandestina che non si può più chiamare clandestina, perché lo sanno persino nei monasteri di clausura.

Ma nessuno parla, proprio nessuno, una rappresentazione collettiva di omertà, dalle autorità fino a chi degli animali dovrebbe essere il primo tutore, ossia i veterinari, nemmeno i masturbatori digitali, quelli che sanno sempre cosa bisognerebbe fare, anzi cosa dovrebbero fare gli altri, sono gli stessi che 4 mesi fa crocifissero i famigerati sciatori. Ci basterebbe che oggi manifestassero solo un centesimo di quella indignazione, di fronte a quell’animale e a quel fantino che potevano morire, a quella specie di rito pagano, a quell’esplosione di illegalità a cielo aperto. Tutto mi ricorda la mia infanzia e i relativi sessant’anni trascorsi vanamente, perché non c’è mai stata una classe politica capace di assumere atteggiamenti di impopolarità, ma quasi sempre comparse incline a lisciare il pelo ai prepotenti di turno, piccoli e grandi purché votanti, salvo poi, nelle versioni recenti, più raffinate, più attoriali, averne per tutti, a favore di telecamere e di taccuini.

Verrebbe da chiedersi dove stiamo andando, ma la risposta è quella di sempre: da nessuna parte. Perlomeno quei cavalli e quei fantini un itinerario l’avevano, un punto d’origine e una meta, illegali certo, ma in quella corsa che calpestava tutte le regole possibili e immaginabili loro sono stati gli unici a fare il proprio mestiere, ossia coloro che violano la legge. Quelli che dovevano farla rispettare non c’erano, non solo i politici, di solito spuntano fuori quando in giro ci sono dei “babbi”, quelli facili da attaccare, quelli che sono isolati ed esposti.

Nessuno è innocente a Messina, proprio nessuno, tutti vogliono dormire, a intermittenze controllate però, calpestare i propri doveri, facendo lo slalom tra le cose comode e quelle scomode. Si, da noi è facile, la tecnica e il mezzo sono sempre gli stessi, collaudati programmi di distrazione di massa, quell’abilità tutta levantina di parlare d’altro, tanto il livello di informazione e di coscienza civile è quasi inesistente. Quella raffinata capacità di fare finta di volere cambiare tutto per il bene comune, facendo tanto rumore, in realtà lasciando ogni cosa al suo posto, come accade per le corse finto clandestine dei cavalli. C’erano e continueranno a esserci.

Mi chiedo cosa succederà quando un ragazzino andrà senza casco in motorino o una famiglia di Minissale non pagherà la tassa sui rifiuti. Chissà se basterà esibire al sindaco il video della corsa ippica incriminata, solo per ricordargli che quando si decide di fare Superman non bisogna mai portare il mantello in lavanderia, perché occorre rimanere in servizio sempre, altrimenti si perde ogni credibilità. La stessa regola vale per le altre autorità, anche per quelle che non sono iscritte alla famiglia dei supereroi ma prendono comunque lo stipendio.

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