Riguardare con cura

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Crisi di governo, Matteo Renzi e la politica come azzardo infinito

“Chiedere ostinatamente qualcosa che può ridurre a brandelli il partito di maggioranza nella coalizione, un partito bambino, incollato con lo sputo, significa esattamente giocare d’azzardo sulla pelle di tutti noi”

Matteo Renzi

In questi giorni mi sono dedicato alla conta degli articoli in cui parlo di Matteo Renzi, da quando è apparso all’orizzonte. Sono diverse decine.

Non sono dichiarazioni d’amore, è evidente, ma il segno di un’ostilità aperta e nient’affatto repressa, mai nascosta. Legittima, perché lui pretende di occuparsi di cose a me care, e io esercito il diritto di eccepire.

Non c’è nulla di istintivo nel mio rifiuto, che è netto, ispirato dalla reazione d’allarme che come cittadino e, ammetto, come professionista, questa persona, innesca in me.

Lui chiama “diversivi” tutti gli argomenti che riguardano la sua persona a ignorano gli argomenti politici. Uno dei tanti giochi di prestigio, finge di ignorare che le premesse autobiografiche e le manifestazioni del comportamento possono essere predittivi del grado di lesività del politico. Osservare è importante, quando qualcuno vuole occuparsi di noi.  

Mai mi ero imbattuto in un individuo così rappresentativo del fenomeno cosmico noto come buco nero, una ex stella vinta dalla propria attrazione gravitazionale che ora collassa su stessa, risucchiando qualsiasi oggetto si avventuri nelle vicinanze. Tutto scivola su una sorta di piano inclinato e finisce per essere “spaghettizzato”, reso filiforme e digerito dall’immensa forza del buco nero, che ne frattempo sta consumando anche se stesso. Un distruttore che deforma aree sconfinate dello spazio, rendendole per sempre inospitali.

Fuori dal perimetro del fenomeno non può esserci vita, nulla esiste, ciò che non viene digerito fisicamente viene annientato mentalmente, svuotato di spirito critico a capacità di distanziamento. Basta guadare ai compagni di viaggio, abbassati costantemente al ruolo di accoliti, intimiditi dalla sua potente attrazione, che ora si fa dolcezza, quando ti sente in pugno, ora severità, quando le tue foglie proiettano un filo di ombra sulla sua superfice.

Sotto il suo regno non sbocciano fiori che abbiano un qualche tratto, anche vago, di autonomia, solo seconde linee, povere lampadine fioche, assetate di una luce impossibile da suscitare dai propri filamenti. La scena del ritiro delle ministre, mute e inespressive, mentre il capo dispensava la propria autorità, è una delle cose più umilianti che mi sia capitato di osservare.

L’intervista del coordinatore nazionale di Italia Viva, triestino ed ex funzionario di banca, che difende il capo dalle giuste e gravi accuse a proposito del pasticcio arabico, fa venire in mente una scena memorabile raccontata da un altro triestino, Italo Svevo, a proposito di un impiegato di banca, vedi il caso, che accelerava il passo in corridoio e sorpassava il direttore per stimolarne il plauso.

Ma l'attuale coordinatore di Italia Viva non è il solo in quella compagine, senza distinzione di genere, a mostrare tale atteggiamento zelante, che potremmo definire fantozziano se solo fossimo in film comico, cosa che purtroppo non è, perché ci sono di mezzo tante cose che toccano le nostre vite, che vorremmo affidare a parterre più geloso della propria libertà interiore.

Quest’uomo è strutturalmente inadatto a fare politica, o meglio a fare quella politica ideale che molti cittadini desiderano, descritta da un sostantivo oramai in disuso ma che non possiamo smettere di cercare. Servizio. La predominanza del sé è talmente prepotente da rendere vano ogni tentativo di interazione che non abbia il finale già scritto e sbilanciato tutto a suo favore.

Incredibili la sua mancanza di parola, le bugie, l’atteggiamento manipolatorio, la spregiudicatezza sulla pelle altrui. La sua esperienza politica è un campionario di comportamenti che la gente adulta come mio padre avrebbe etichettato senza appello.

Mi domando se avrebbe esposto la sua famiglia al pericolo cui espone le nostre, aprendo scenari che potevano, e possono ancora, diventare incontrollabili. Comprese quelle elezioni che consegnerebbero il paese a una destra pericolosa, populista, razzista. Credo di conoscere la risposta.

Per capire un tale modo di porsi bisogna tornare indietro, molto indietro, forse troveremmo un bambino antipatico e pieno di complessi, dei quali desumiamo l’intensità proprio dalla risolutezza con cui coltiva i propri disegni di potenza. Quanto più profondo fu il senso di inadeguatezza tanto più potente sarà la volontà di potenza, quanto più si sperimenta il basso tanto più si cercano le vertigini, ma certe voragini non si chiudono mai, giacche non appartengono al regno tridimensionale, vivono nella dimensione inafferrabile dell’esistenziale, dunque rimangono infinite, impossibili da colmare. Come il buco nero di prima, sono insaziabili.

In questi giorni penso a quella incredibile corte dei miracoli che lo accompagnava durante la grande scalata, oggi quasi dissoltasi oppure in sonno, forse pronta a schizzare fuori al primo accenno di rioccupazione del potere.

Ricordo diversi di quei volti. Imprenditori, politici, scrittori, psicoanalisti e via elencando, abbagliati, incartati, eccitati dalla prospettiva di contare, molti di costoro oggi rimuoverebbero volentieri quei cedimenti, macchia imperitura. Svolterebbero alla chetichella la cantonata, cercando di farsi dimenticare, dileguandosi nella notte, come le vittime della burla dei due monelli durante l’esibizione di Herr Slossenn Boschen, raccontata in modo magistrale da J.K. Jerome in “Tre uomini in barca”.

Ma certe tracce sono incancellabili, rimangono nella memoria delle persone che proprio in virtù della garanzia offerta dai testimonial, avevano trovato ragione per credere alla nuova divinità.  

A noi cittadini resta dell’altro, le conseguenze sulla carne viva di quell’azzardo così disinvolto, che in questi giorni segna l’ennesimo rintocco. Può darsi che, in modo del tutto casuale, qualche volta possa andare bene, la roulette russa non sempre finisce tragicamente ma rimane un esercizio dal rischio elevatissimo, per chi tiene in pugno la rivoltella, che non è mai l’architetto bensì la comunità. Chiedere, per dirne una, ostinatamente qualcosa che può ridurre a brandelli il partito di maggioranza nella coalizione, un partito bambino, incollato con lo sputo, significa esattamente giocare d’azzardo sulla pelle di tutti noi.

Speriamo finisca presto, ma non ci giureremmo, forse siamo solo all’inizio.  L’uomo è giovane e risoluto, con molto da compensare.

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Siamo abbagliati dalle mongolfiere e ci perdiamo la meraviglia di un insetto che cerca di tirare sera, la tenacia di un filo d’erba, gli affanni e i sorrisi dei nostri simili. Guardare con maggiore attenzione è una necessità, perché solo occhi più attenti e compassionevoli possono rendere più umano il nostro tempo

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