rotate-mobile
Riguardare con cura

Opinioni

Riguardare con cura

A cura di Domenico Barrilà

Elezioni in Sicilia tra autolesionismo e il silenzio degli incoscienti

Domenica si vota in Italia, in Sicilia si vota due volte, e mi chiedo dove sono finiti gli scrittori siciliani, dal momento che è grave il rischio di una svolta culturale regressiva, questa volta dagli esiti davvero incerti, considerato che i campioni neri non vedono l’ora di riportare il gioco a un secolo fa, e non parlo solo del plateale saluto fascista dell’assessore La Russa nei giorni scorsi a Milano, durante i funerali di un camerata.

Chissà cosa contiene il paesaggio interiore di uno che ancora oggi si mette a giocare con la mitologia rovinosa del fascismo, cui appartiene di diritto, che piaccia o meno, anche Giorgia Meloni. Stessa famiglia, stesso pavimento di disvalori, uguale furbizia nel nascondersi fino alla vittoria, salvo ammiccamenti alla vita prima di nascere, a cui non credono solo i polli. La vita è una, anche dopo che mette le scarpe e comincia a camminare o quando monta su un barcone per riscattarsi.

Mi domando, ad esempio, se tanti narratori e saggisti isolani pensano di rimanere in silenzio oppure stanno solo scaldando i motori, già che ci sono vorrei sapere se anche i librai che li invitano pensano che sia indifferente l’atteggiamento che terranno in queste ore. Io mi auguro che se lo ricordino dopo, perché c’è da giurare che al primo scivolone del governo fascio-leghista-stordito, loro alzeranno la penna, magari con uno degli stucchevoli appelli collettivi in cui ci si perde nella pancia del gruppo. Bisogna parlare prima, signore e signori scrittori, esporsi personalmente a uno a uno, altrimenti si taccia per sempre.

Comprendo che esporsi possa fare perdere copie oppure inviti nonché ospitate, talvolta compromettere il rapporto con un editore, ma scrivere non è come confezionare calzini, è un’attività che necessita doti civiche non comuni o comunque atteggiamenti che mettano il bene comune prima dei propri traffici, altrimenti si è un peso inutile per la collettività.

Tempo fa ne avevo interpellata una, siciliana, per un’intervista sul mio blog, un sacco di storie, alla fine risposta sbrigativa e da puzza sotto il naso, ridicolaggini in cui noi meridionali siamo specialisti.

Per lo stesso blog si era sopposto a una bella intervista Aidan Chambers, con pazienza, disponibilità, con tanto di scuse per un lieve ritardo nelle risposte alle domande, che gli avevo invitato per iscritto. Ben altro livello. Avevo interpellato anche Fabiola Gianotti, ricevendo una mail cordialissima, che poteva anche evitarsi, visto la qualità e la quantità dei suoi impegni. Non avevamo potuto combinare a causa di suoi documentati impegni stringenti, ma mi rimane il dolce sapore della persona adulta.

Al netto del fascismo, poi, non diciamo nulla della destra che presenta Renato Schifani, non diciamo nulla del fatto che nei sondaggi Caterina Chinnici è terza, che nemmeno un siciliano su tre è disposto a votarla, ma qui è solo questione di ignoranza, strafottenza, convenienza e, non di rado, connivenza. Credo dipenda anche dalla diretta interessata, che non sembra avere preso con la giusta passione il compito assegnatole; tuttavia, preferire l’ex presidente del Senato è semplicemente terribile, autolesionistico.

Può darsi che sistemi le cose il terzo incomodo, Cateno De Luca che, al netto dei metodi originali (ma nella politica siciliana è difficile farsi largo diversamente), sembra qualche secolo avanti rispetto allo schieramento che esprime il candidato Renato Schifani. In verità non è difficile, perché la destra siciliana raduna una selezione di culture e di personaggi responsabili dello stato di fatto nella nostra terra, gente a cui nessuno si è mai sognato di chiedere conto. Un’adunata di incedibili figure da film dell’orrore, molti dei quali detengono, come vergognosa dote personale, voti e dignità di decine di migliaia di siciliani, tenendoli in vita con la promessa di una restituzione truffaldina, perché quello che promettono non appartiene a loro ma alla collettività. Il lavoro è un bene comune, invece da noi si vende e si compra, usando le istituzioni come mercato, come borsa valori.

Se qualche scrittore siciliano, gentilmente, volesse ricordare quanto sopra al suo pubblico, gli saremmo sinceramente grati. In ogni caso, ci sentiamo dopo. Quando tutto sarò compiuto, i danni personali limitati e si potrà tornare a giocare con carta e penna. Buonanotte.

Si parla di

Elezioni in Sicilia tra autolesionismo e il silenzio degli incoscienti

MessinaToday è in caricamento