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Elezioni, ogni tanto la realtà fa irruzione: vince il senso di responsabilità

Ogni tanto la realtà fa irruzione nella testa degli elettori. Non accade spesso ma quando succede le cose trovano una trama più ragionevole. A patto che non ci si metta la politica stessa a rovinare tutto e, a giudicare da quello che rischia di accadere all’interno del M5S, ci possiamo aspettare novità.

Del resto, il Movimento è, per così dire, la parte psicoanalitica o forse psichiatrica della politica italiana, dunque rimaniamo in attesa trepidante.

Era logico aspettarsi che ritornassero a farsi sentire gli esclusi, perché le dinamiche da gruppo famigliare presenti all’interno della creatura di Casaleggio e Grillo, sono un peccato originale dal quale difficilmente ci sarà redenzione.

Il difetto è esattamente nel Dna, alle normali gelosie tra politici si sommano quelle tra fratelli, quindi scorrerà il sangue. Speriamo non inzozzi il governo, sarebbe un grave peccato regalare una possibilità ai picchiatori della destra italiana, che tali rimangono, anche qui è una questione di Dna, si tratti del bauscia con rosario al collo oppure di quella che definisco la signora del manganello accanto.

L’esito delle elezioni racconta che l’equilibrio del terrore su cui si regge la nostra democrazia, stavolta si è spostato un poco verso la normalità, per questo è emersa una figura pacata, capace di stare sul pezzo sempre con educazione e tenacia, parlo di Nicola Zingaretti. Forse non possieda il carisma di altri leader ma in questo momento è uno dei pochi leader dai quali vale la pena comprare una macchina usata, senza il timore di essere raggirati. Ricorda molto Pierluigi Bersani, le salamelle, la bonarietà, l’intelligenza della saggezza.

Quest’uomo sembra essere un ritorno al passato, ma anche un antidoto al presente caciarone di una politica popolata di disoccupati e disoccupate in certa di riscatto, che scelgono la carriera pubblica per risolvere problemi che dovrebbero invece affrontare con maggiore sistematicità, partendo da ciò che li tormenta. Loro preferiscono socializzare quel tormento sfasciando le istituzioni e facendoci vivere ogni elezione col terrore di giocarci la quota di democrazia rimasta appiccicata alla cabina elettorale.

Ogni volta che si vota siamo sopraffatti da stati d’animo angosciosi, alimentati dal pericolo di passare da Conte e Zingaretti, che non saranno condottieri ma sanno di supermercato, di pizza con gli amici, ossia di quotidiano, a Salvini e Meloni, un’antropologia diversa, intollerabile, avvilente, antiumana, crudele, retrograda, arcaica, in barba a coloro che minimizzano, raccontandoci che sono tutti uguali.

Non voglio finire in miei giorni in un paese fascista, nessuno, ne sono sicuro, lo vuole veramente, nemmeno quei cretini che picchiano alla cieca perché il fascismo non è un gioco ma la riduzione dell’esistenza a semplici atti respiratori. Il cui numero è deciso da qualcuno.

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Lo imparino soprattutto quegli elettori che confondo l’urna con il secchiello della Differenziata o con lo sfogatoio delle loro insoddisfazioni private.

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Siamo abbagliati dalle mongolfiere e ci perdiamo la meraviglia di un insetto che cerca di tirare sera, la tenacia di un filo d’erba, gli affanni e i sorrisi dei nostri simili. Guardare con maggiore attenzione è una necessità, perché solo occhi più attenti e compassionevoli possono rendere più umano il nostro tempo

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